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Contro il trauma della chemio, le protesi per capelli di Onco Hair

SPECIALE DONNE E SALUTE

Pubblicato:21-03-2022 11:02
Ultimo aggiornamento:21-03-2022 11:57

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ROMA – Il tumore della mammella è una malattia dovuta alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria, che si trasformano in maligne. In Italia rappresenta il 41% dei tumori delle under 50. Una diagnosi precoce è importante per trattare la malattia nella sua fase iniziale visto che le possibilità di guarigione sono più elevate. Tra i trattamenti a disposizione c’è la chemioterapia che può comportare l’alopecia che è forse lo stigma sociale più riconoscibile del tumore. Per questo un anno fa è partito ‘Onco Hair’, il progetto che dona i capelli alle donne in trattamento e promosso dall’Associazione per il Policlinico Onlus, Fondazione Cariplo e CRLAB. Per approfondire il tema l’agenzia di stampa Dire ha raggiunto telefonicamente Donatella Gambini, oncologa del Policlinico di Milano che ha seguito il progetto.

Carcinoma mammario, quali sono i numeri della malattia in Italia? C’è un’età d’insorgenza precisa o il cancro non fa differenze? Ci possono essere donne maggiormente esposte alla malattia e perché?
“C’è una fonte autorevole che è l’Airtum-Aiom che ogni anno pubblica il volume ‘I numeri del cancro in Italia’. Secondo l’ultima edizione del 2021 le nuove diagnosi di tumore mammario nella donna, relative al 2020, sono circa 55mila mentre per il 2021 sono stati stimati 12500 decessi con un a prevalenza di donne viventi dopo una diagnosi di tumore della mammella di circa 834mila. Si evince come questo sia un problema rilevante. Si registra un picco di diagnosi intorno ai 65 anni, anche se l’incidenza maggiore è globalmente dopo i 55 anni. Nelle donne sotto i 50 anni rappresenta il 41% di tutti i tumori. Un identikit tipo di paziente non esiste ma possiamo dire che il tumore, in circa il 10% dei casi, può essere ereditario dunque persone che hanno parenti consanguinei con diagnosi di tumore possono essere più a rischio. In questi casi è indicata una consulenza genetica oncologica. Tra gli altri fattori di rischio vanno menzionati: avere avuto il primo ciclo mestruale precocemente, una menopausa tardiva, il non aver avuto figli, il non aver allattato, l’obesità e chi ha subito pregressi trattamenti con radioterapia per altre patologie tumorali. Tutti questi elementi vanno considerati quando si vuole effettuare un’analisi del rischio”.

Tra i trattamenti a disposizione c’è la chemioterapia che per le donne può essere l’aspetto più traumatico dell’intero percorso cura per l’alopecia che spesso ne consegue. Parte da questa consapevolezza il progetto Onco Hair che avete attivato insieme a Fondazione Cariplo e Crlab. In cosa consiste e quanto è importante che le istituzioni regionali si impegnino per fare proseguire l’iniziativa?
“Il progetto nasce dalla convergenza della volontà delle associazioni di identificare un bisogno delle pazienti e poterlo colmare. Questa iniziativa benefica vede insieme in campo diversi attori: la Fondazione Cariplo, la Crlab e l’Associazione Onlus per il Policlinico e noi siamo stati coinvolti per parte medico-oncologica. Un progetto che ha reso possibile la donazione, in un anno, a 25 donne con fragilità economica e con un percorso di chemioterapia programmato prima o dopo l’intervento di una protesi di capelli veri eseguita su misura. Si tratta di un prodotto diverso dalla parrucca tradizionale che viene può anche essere fatto aderire con un collante particolare alla cute conferendo alla paziente naturalezza e sicurezza. Tutto questo contribuisce al miglioramento dello stato psicologico della paziente. Il clinico sperimenta sul campo questi progetti e innovazioni, raccogliendo e riferendo i dati e i riscontri dai pazienti. Tutti questi elementi saranno poi valutati dalle Istituzioni per le considerazioni politico-sanitarie del caso fare delle considerazioni di ordine di politica sanitaria”.

Vogliamo ricordare in poche e semplici parole quanto è importante la prevenzione? E quali azioni mettere in campo?
“La prevenzione parte innanzitutto da una diagnosi precoce e questo significa agire quando il tumore è meno pericoloso. In Italia abbiamo dei buoni protocolli di screening ma va migliorata l’adesione delle pazienti. E’ bene seguire dei corretti stili di vita. Ricordiamo per esempio che l’alcol e il fumo di sigaretta sono fattori di rischio per il tumore della mammella. Sì all’attività fisica e a seguire una dieta equilibrata ed evitare di consumare troppa carne rossa. La dieta mediterranea sembra essere la più equilibrata perché prevede un abbondante consumo di frutta, verdura e uso dell’olio extravergine d’oliva. Da non sottovalutare poi la prassi dell’autopalpazione per conoscere il proprio corpo e riferire allo specialista eventuali variazioni. Se c’è familiarità di tumore alla mammella in famiglia è consigliato chiedere al medico se esiste l’indicazione per una visita genetico-oncologica. Esistono inoltre dei protocolli di sorveglianza specifici o delle pratiche di chirurgia per ridurre il rischio”. PER INFORMAZIONI https://crlab.com/it_it/campagna/onco-hair/ 

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