La violenza sulle donne ai tempi del coronavirus, la psicoterapueta: “Non abbiate paura di denunciare”

L'Agenzia Dire pubblica la lettera di 'R.V., avvocatessa, vittima due volte'
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ROMA – Denunciare la violenza ai tempi della pandemia Covid 19. Cosa voglia dire lo spiega questa lettera, che pubblichiamo integralmente, ricevuta da Francesca Malatacca, psicoterapeuta, che da sempre si occupa delle donne e le aiuta anche nei percorsi di uscita dalla violenza.

“Sto ricevendo lettere tutti i giorni- racconta alla Dire la psicoterapeuta– e sento di lanciare un appello a queste donne che subiscono violenza nelle mura domestiche: non abbiate paura di denunciare, non sentitevi sole in questo momento difficile”.

“Ho constato con l’esplosione dell’emergenza- spiega- che tante che mi scrivono per richieste di colloqui non possono uscire dalla loro disperazione, perche’ non possono denunciare per la paura diffusa del contagio, anche comprensibile, che c’e’ anche da parte di alcuni membri delle forze dell’ordine che pero’ non possono astenersi. Queste donne sono vittime due volte, come si definisce la signora della lettera di oggi. A loro dico: alzate il vostro grido, perche’ c’e’ chi si prende cura di voi. Sono queste le donne che sto aiutando come psicoterapeuta in questi giorni”.

Ed ecco la lettera ricevuta dalla psicoterapeuta, da parte di una donna vittima di violenza, che si firma come ‘Avvocatessa, vittima due volte’.

“Carissima, la presente comunicazione ed esortazione che Le invio e’ una richiesta d’aiuto in relazione agli eventi che da qualche giorno, purtroppo mi vedono coinvolta. In particolare il giorno 17 marzo scorso, dopo l’ennesima battaglia che porto avanti, dopo aver subito violenza fisica, psicologica da circa un anno per poter esercitare la mia genitorialita’, in quanto separata, in relazione soprattutto a mia figlia, dopo essere stata schiaffeggiata, presa a pugni e calci, riuscivo malgrado la grande sofferenza, come atto estremo, a chiedere l’intervento della volante del 113 per far accertare sul mio corpo le lesioni, il rossore ed edemi, ma l’agente di Polizia si rifiutava per la paura del contagio COVID-19, e mi invitava di recarmi al pronto soccorso”.

“A tale risposta insistevo che vige il divieto di recarci in ospedale e tanto meno di uscire in relazione, alla pandemia COVID- 19, per questo insistevo nel richiedere l’intervento, nel loro e mio interesse, perche’ non mi sentivo di rischiare un possibile contagio uscendo da casa”.

“Disperata, addolorata, impedita nella liberta’ di esercitare un diritto, come ultima azione, chiamavo il mio medico curante, il quale mi rassicurava sul potermi recare nel suo studio, perche’ libero dai pazienti e con l’invito di indossare la mascherina ed i guanti di lattice, e quindi assistermi sulle lesioni inflitte, dandomi successivamente una prognosi di 5 giorni”.

“Ma le ferite del mio cuore, le ferite di un cuore di madre trafitto dal sangue del tuo sangue, perche’ istigata, spinta, insufflata verso la figura della donna-madre, malgrado sia sempre stata dolce e rassicurante, possano mai un giorno essere guarite? Si fermera’ quel dolore che continua a esserci ingiustamente? Potro’ un giorno trovare pace e tranquillita’ nel vedere i miei figli crescere con serenita’, lontano dall’odio, dall’indifferenza, dalla superficialita’, dal possesso delle cose, dalla cattiveria e dalla violenza di ogni genere? Posso vedere ed essere sicura che un giorno i miei figli potranno crescere con il mio amore sicuri di affrontare il mondo e di avere le spalle coperte dalla giustizia?”.

“Dato il momento storico che ci vede tutti coinvolti, COVID-19, la mia preoccupazione di madre e’ di non riuscire ad avere giustizia e quindi non poter crescere e guidare i miei figli. Pertanto qualora dovessi essere colpita dal virus e morire, La imploro oggi di aiutarmi, e proseguire la mia battaglia legale, per poter rendere giustizia ai miei figli ed essere riferimento per loro, per il diritto alla vita, per i diritti dei fanciulli, per i diritti delle persone che sono impedite direttamente ad agire in giudizio. Mi appello a Lei che combatte in prima linea contro la violenza di genere; la quale agisce in modo subdolo e silenzioso, sottomettendo le vittime a situazioni e ricatti perversi“.

“Preciso in questa comunicazione e dichiarazione di volonta’, che sia fatta chiarezza e sia portata alla luce la mia situazione familiare. Confido nel Suo aiuto professionale e il suo credere sempre nella Rete. Vorrei avere la possibilita’ di modificare un sistema falso, superficiale, non chiaro e di non facile approccio da parte di tutte le donne che non riescono a difendersi“.

“Nella mia esperienza di legale e di madre, mi sono resa conto che non tutte le donne e gli uomini hanno competenza e capacita’ di reazione se non guidate da persone atte a svolgere tale ruolo, ma spesso anche incapaci perche’ soggiogati dalle situazioni. A tal proposito la nostra societa’ cosi attenta ai bisogni dovrebbe prevedere una figura specializzata di affiancamento alle famiglie, cosi’ da essere a sostegno della coppia genitoriale; nelle scuole dovrebbe esserci anche la figura dello psicoterapeuta, come solo in avanzati Istituti Scolastici troviamo, e che dovrebbero invece essere obbligatori; lo psicoterapeuta dovrebbe affiancare anche il Giudice Istruttore, per quanto riguarda le decisioni che riguardano il diritto di famiglia. Mi auguro che la Sua forza possa essere invincibile quanto il coraggio che mi ha trasmesso e che traspare dai suoi occhi”.

Vittima due volte, Avvocatessa, R.V.

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21 Marzo 2020
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