Università, crollano gli iscritti. Bandecchi: “Classe dirigente è responsabile”

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ROMA - Continuano a diminuire le iscrizioni
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ROMA – Continuano a diminuire le iscrizioni nelle università italiane, e a confermarlo è stata un’indagine condotta da AlmaLaurea secondo cui tra il 2003 e il 2015 gli atenei hanno perso il 20% degli iscritti, ben 70mila studenti in meno.

“Il pesce puzza dalla testa- ha affermato Stefano Bandecchi, presidente della Società delle Scienze umane, fondatrice dell’Università Niccolò Cusano, intervenuto a Radio Cusano Campus- Dopo 10-15 anni che sentiamo i nostri politici dire che fare l’università non serve a niente e che è ridicolo pensare di trovare un lavoro dopo essersi professionalizzati… Dopo che abbiamo sentito l’eresia per cui se ti laurei in Giurisprudenza devi per forza fare l’avvocato o il magistrato, se ti laurei in Economia devi fare per forza il commercialista, è arrivato il risultato. Si è radicato nella testa dei genitori e nella testa dei ragazzi che la laurea non serve a nulla. Noi- ha detto ancora- saremo un popolo che non sarà né carne né pesce. Mentre cinesi, indiani, arabi si professionalizzano, è strano che i Paesi occidentali stiano perdendo qualcosa. Il dato ancora più drammatico è che il 45% dei ragazzi abbandona gli studi”.

Bandecchi ha però affermato di aspettarsi un miglioramento nei prossimi anni e di credere nel popolo italiano, in grado di comprendere l’importanza dello studio e dell’approfondimento garantendo così una progressiva crescita delle iscrizioni ai corsi universitari. “La nostra classe dirigente però non fa niente per far diventare le università italiane competitive sul mercato europeo. Anche quest’anno ben 15mila italiani si sono iscritti in atenei europei, sono scappati a studiare all’estero, in un sistema universitario che a mio avviso ha molto da imparare da quello italiano, ma che viene venduto meglio”.

“Per me il popolo italiano è un popolo intelligente- ha concluso Bandecchi- alla fine i genitori e i ragazzi capiranno che devono rinvestire su se stessi, sceglieranno il corso di studio più adeguato a loro. Io non credo che questi 70mila in meno alla fine resteranno fuori dall’università, nei prossimi anni ci sarà un boom e ricominceranno a studiare. Chiaramente sceglieranno il corso di laurea giusto, che sarà un corso telematico, moderno, intelligente, che potranno completare andando a lavorare e continuando la loro vita. Faranno un telematico integrato come noi abbiamo, con delle lezioni anche in presenza, diventeranno uomini di valore e porteranno l’Italia a grandissimi risultati. Non c’è notte così buia che non venga giorno”.

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