domenica 15 Marzo 2026

Dazi Usa, cosa succede ora per le imprese e chi può chiedere un rimborso

I rimborsi possono essere chiesti solo dalle imprese che sono formalmente 'importatori'. Ma per il momento, avverte l'esperta, "le tariffe restano in vigore"

ROMA – E ora? Ora che la Corte suprema ha bocciato i dazi di Donald Trump si prospetta un enorme pasticcio per le imprese italiane – tantissime nei settori di consumo, alimentare, automotive e moda- che esportano negli Usa e che in molti casi avevano già presentato ricorsi alla Court of International Trade (Cit). Come spiega su La Stampa l’esperta di diritto della concorrenza e dell’Ue e Jeremy Maltby Irene Picciano (in passato consulente del presidente Barack Obama), ora “il primo passo per le aziende che hanno pagato i dazi, ovvero gli importatori di riferimento (Importers of Record, IoR), sarà richiedere il rimborso“.

LEGGI ANCHE: Usa, per la Corte Suprema i dazi imposti da Trump sono illegali. Deluso il presidente Usa: “I giudici non hanno avuto coraggio”. Ora tariffe globali al 10%

CHI PUÒ FARE RICORSO

Ma chi può fare ricorso? L’esperta spiega che “possono ricorrere gli importatori statunitensi o società non statunitensi registrate come importatori IoR non residenti che abbiano effettivamente pagato il dazio. Dopo l’importazione, l’operazione resta aperta presso l’ente di riferimento, la Customs and Border Protection (Cbp) per circa 314 giorni. Dopo la liquidazione, l’importatore ha 180 giorni per presentare un Protest alla Cbp e, in caso di rigetto, ulteriori 180 giorni per impugnare davanti alla Cit. Le aziende che avevano già presentato ricorsi cautelativi potrebbero trovarsi in posizione privilegiata”.
Possono presentare ricorso chi è formalmente ‘importatore’, ovvero le aziende “che abbiano importato tramite la propria controllata statunitense oppure come IoR non residente registrato”. Diversa la situazione degli esportatori europei che hanno venduto a importatori statunitensi: il ricorso, infatti, può essere presentato sempre e solo dall’importatore. Però, se esportatore e importatore hanno concordato di condividere i costi dei dazi, “l’esportatore potrebbe vantare un diritto contrattuale a recuperare parte del rimborso ottenuto”.

UNA PROCEDURA LUNGA E COMPLICATA

La procedura, al momento, si prospetta lunga e complicata. L’entità del rimborso “dipende dalla classificazione doganale dei beni e va quantificato tramite la documentazione doganale, oltre al calcolo degli interessi. L’importo complessivo dei rimborsi in effetti è stimato tra 130 e oltre 200 miliardi di dollari, una portata storicamente senza precedenti”.

I DAZI PER ORA RESTANO IN VIGORE

La cosa forse più incredibile è che, nonostante la decisione della Corte suprema, per il momento i dazi non saranno sospesi. Secondo l’esperta Picciano, per ora, “le tariffe rimangono in vigore. La Corte Suprema non ha affrontato la questione di quando e se la Customs and Border Protection (Cbp), l’autorità doganale, cesserà di riscuotere i dazi imposti e, secondo le regole procedurali, la decisione non diventa definitiva fino a un’eventuale istanza di revisione, qualora il governo scelga di presentarla. Sebbene questa procedura sia raramente utilizzata, le parti hanno 25 giorni per depositare istanza di revisione. Se non viene presentata alcuna richiesta, il caso tornerà ai tribunali di grado inferiore per le ulteriori fasi del procedimento e potrebbe essere vincolante. L’impressione è che l’amministrazione manterrà i dazi in vigore, almeno fino a quando non introdurrà i dazi sostitutivi previsti”.

Leggi anche