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La psicoterapeuta: “I maschi non hanno principio d’inviolabilità del corpo femminile”

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ROMA – In occasione dell’8 marzo e nell’ambito del progetto “Soggettività e Psicologia del femminile” l'”Associazione di Psicologia Umanistica ed Analisi Fernomenologico Esistenziale” presenta il film “In Nome di donna” di Marco Tullio Giordana. Così in una nota stampa l’Associazione. La psicoterapeuta Maria Felice Pacitto, nel presentare questo appuntamento sottolinea alcune delle questioni che saranno decisive nella riflessione della tavola rotonda. “Perché- si domanda- gli uomini ritengono lecito accedere al corpo femminile? E’ evidente che non esiste nella cultura maschile il principio della inviolabilità del corpo femminile. Esiste nella nostra costituzione l’articolo che sancisce di non offendere l’altro. Ma non è la stessa cosa. La seconda considerazione, consequenziale, è che non esiste una teoria della libertà femminile, il che attiene ad una questione ontologica ed epistemologica. Rimanda infatti alla domanda ineludibile ‘Chi è la donna’, ‘Chi vogliamo essere?’, ‘Come vogliamo svilupparci?’, ‘Come vogliamo presentarci al mondo?’, e ‘Come vogliamo rappresentarci?'”.

Alla proiezione del film- continua il comunicato stampa- seguira’ il dibattito con Magda di Renzo, psicoanalista, responsabile del servizio di psicologia dell’età evolutiva dell’Istituto di ortofonologia di Roma, e con Maria Felice Pacitto, filosofa della mente, psicologa e psicoterapeuta, organizzatrice dell’evento. L’evento (che si terrà a Cassino, nella Sala Benedetto della Banca Popolare dalle 16 alle 19)- continua il comunicato- giunto ormai all’undicesima edizione, vuole essere un’opportunità di incontro, di riflessione, di crescita culturale ed umana.

Il film di Marco Tullio Giordana- continua la nota- tratta una specifica forma di violenza esercitata sulla donna, quella della molestia, una violenza talora subdola. “Sottolineo il termine specificità- spiega Maria Felice Pacitto- perché, per quanto si dica generalmente la violenza è una, è bene ed utile differenziare per il semplice fatto che diversi sono le misure di prevenzione e gli antidoti, diversi i livelli del danno, diverse in termini giuridici la riparazione e la pena. Dunque, oggetto del film è la molestia sul mondo del lavoro e, cosa riguardevole e molto ben rappresentata, tutto quello che ruota intorno a questo fattaccio: le collusioni con il mondo maschile, motivate da alleanze economico -affaristiche, la opposizione-ostracismo (ulteriore violenza) delle altre donne che lavorano nello stessa organizzazione in cui lavora la vittima, allarmate dalla possibile rottura di un instabile, doloroso, equilibrio tra sopraffazione subita ed ottenimento di un posto di lavoro, che la denuncia della vittima, unica coraggiosa, potrebbe procurare. Non mi soffermo sui dettagli per non togliere il gusto di vedere il film. Tutto molto ben rappresentato, con garbo, misura. Una trama asciutta che, in qualche sua parte, avrebbe meritato una qualche complessificazione. Ma quello che è quasi un film documento, nella sua essenzialità vuole centrare fondamentalmente il tema in oggetto. Un film necessario”. Continua Pacitto: “Quest’anno il tema delle molestie è stato sollevato dal gran clamore suscitato dal fenomeno Me-too che ha denunciato il sistema-molestie nell’ambito dell’industria cinematografica. Ma Metoo non mi convince. Dunque, alcune donne si sono alleate e hanno denunciato. Certo, non è facile attaccare un sistema, non è facile ma non è neanche difficile quando si è in una posizione di libertà quella, appunto, dal bisogno e quando si vive in un paese puritano, gli USA, dove un presidente è stato costretto a dimettersi per aver mentito su un tradimento coniugale. Si tratta di donne non comuni, di donne di successo e fuori dal bisogno economico. Un fenomeno che non ha avuto presa in Italia, paese più ipocrita o, semplicemente, moralmente più disinvolto. Sbaglierebbe- sottolinea- chi volesse vedere nel movimento Metoo un fenomeno di rivolta femminista. Quello del ’68 si sviluppò a seguito di un grande movimento di controcultura, iniziato negli USA, che arrivato in Europa e in Italia affrontò molti nodi relativi al mondo femminile: dalla rivendicazione di alcuni diritti fondamentali al tema della sessualità, della maternità e della soggettività femminile. Movimento che avrebbe dato i suoi frutti in ambito politico e in quello della riflessione filosofica. Rimase però fondamentalmente un fenomeno elitario, legato ai circuito delle città che toccò appena la provincia, Fondamentalmente non incise sulla massa delle donne né aumento la loro consapevolezza. Al contrario Il movimento Metoo, come molte altre manifestazione a favore del femminile, è single issue cioè concentrato su un unico problema e di qui il suo limite: non si capisce che il problema delle molestie è strettamente collegato a quello dell’autonomia delle donne, a quello della loro soggettività, dell’indipendenza economica, al tema del corpo delle donne e della maternità. Da Metoo ci saremmo aspettate qualcosa in più: almeno la denuncia della mercificazione del corpo femminile. Ma forse pretendiamo troppo. Su tale mercificazione si regge buona parte dell’industria cinematografica! Una cosa pero’ va riconosciuta a Metoo- conclude Pacitto- ovvero che le donne hanno fatto alleanza (cosa non sempre perseguita nel mondo femminile) e sono state efficaci, almeno negli USA. Intanto, abbiamo il coraggio di contrastare il potere esistente, dissentiamo, abbandonando il rifugio sonnolento e tranquillo dell’apatia e dell’omertà, rinunciamo ad attenzioni o presunte tali, osiamo di fronte a qualsiasi approccio che vada oltre la galanterie, a qualsiasi nota stonata nelle ordinarie interazioni uomo- donna, un gesto chiaro come quello del Bartleby di Melville ‘Preferirei di no'”.

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