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Nigeria, Pepoli (Loving Gaze): “Caos elezioni, sabato riproviamo”

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ROMA – In Nigeria, “ogni volta che si va al voto ci sono momenti di tensione, prima durante la campagna, poi con le contestazioni dei risultati. Le violenze di questi giorni sono nella media”. Barbara Pepoli, 13 anni nel Paese africano, parla da Lagos con l’agenzia ‘Dire’, alla vigilia del voto presidenziale inizialmente previsto per il 16 febbraio e poi rimandato a sabato prossimo.

Da Lagos, Pepoli coordina come “general manager” le attività dell’ong Loving Gaze, che fornisce assistenza sanitaria e formazione con strutture e attività presenti in diverse regioni del Paese. 

“In città agguati e rapine sono all’ordine del giorno – racconta Pepoli – ma anche se la tensione è alta non arriva ai livelli di altre aree, come quella dello Stato di Taraba, dove l’organizzazione sostiene le attività di due scuole cattoliche che ospitano centinaia di bambini”.

“Qui a Lagos le scuole hanno ripreso lunedì le loro attività, ma i nostri istituti di Jalingo e Kona non hanno ancora riaperto” precisa la rappresentante di Loving Gaze. “In molte aree del nord la gente si è chiusa in casa con provviste per aspettare che passi questo momento di tensione elettorale e nei villaggi si fa a turno per fare la guardia alle case. Speriamo che almeno dopo le elezioni le violenze siano destinate a diminuire e non ad aumentare”.

Per quanto riguarda il posticipo del voto, annunciato a poche ore dalla prevista apertura dei seggi, sottolinea Pepoli, non è la prima volta che succede. Secondo la cooperante, “è stato un disastro, basti immaginare le difficoltà di ritirare il materiale elettorale che era stato già consegnato e poi ridistribuirlo entro sabato prossimo”.

Pepoli continua: “Non si sa quanti potranno votare. Nel giorno delle elezioni il traffico veicolare è proibito, quindi ci si sposta solo a piedi. Molti erano già tornati nelle loro località di residenza percorrendo centinaia di chilometri e non credo che tutti potranno permettersi un nuovo viaggio il prossimo sabato”.

La settimana scorsa, 130 persone principalmente appartenenti alla comunità fulani sono state uccise durante un’incursione che uomini armati hanno compiuto nello Stato di Kaduna, nel nord della Nigeria. Un altro agguato, con un bilancio di 16 morti, è avvenuto invece in questi giorni nel Benue, sempre nel nord del Paese. Secondo la stampa locale, a ogni modo, non ci sono indicazioni su un legame tra questi episodi e le elezioni.

Altri incidenti, più facilmente collegabili al voto, si sono verificati in diverse aree del Paese. Uno degli ultimi, riferiscono fonti concordanti, è avvenuto nell’area di Obot Akara, nello Stato meridionale di Akwa Ibom, 13 veicoli che dovevano trasportare materiale elettorale sono stati rubati e due persone uccise.

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