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Donne nei cda, l’Italia è sesta per gender diversity

Fuori dai cda la leadership femminile è ancora lontana. "È grazie alla legge Golfo Mosca se oggi in Italia abbiamo migliorato la rappresentanza femminile nei Consigli di Amministrazione, ma la strada da percorrere è lunga"
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ROMA – L’Italia si posiziona nella parte alta della classifica dei paesi analizzati registrando un indice Gender Diversity di 0,60 – leggermente superiore alla media europea – e classificandosi in 6a posizione , davanti a Olanda, Belgio e Irlanda. I dati raccolti indicano infatti che l’Italia ha una buona presenza di donne nei Consigli di Amministrazione anche a seguito di un impianto legislativo favorevole.

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Il paese ha la seconda percentuale più alta di donne a capo di Consigli di Amministratori/Consigli di Sorveglianza (22%) e registra la percentuale più alta di donne nei comitati di gestione e di controllo (45%). È emerso questo dal report sul Gender Diversity Index 2020, presentato questa mattina Associazione European Women on Boards (EWoB)di cui fa parte Valore D, la prima associazione di imprese in Italia che, nata nel 2009 da 12 aziende virtuose, da oltre 11 anni è impegnata a costruire un ‘mondo professionale senza discriminazioni’. Allo stesso tempo, nella nota di presentazione dei dati, si evidenzia che la leadership femminile al di fuori dei consigli di amministrazione è ancora lontana dall’essere bilanciata, infatti la percentuale di donne nei livelli esecutivi è solo del 17% contro il 33% della Norvegia e il 25% degli UK . In Italia solo il 4% delle donne sono CEO contro il 21% della Norvegia o il 15% dell’Irlanda.

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“È grazie alla legge Golfo Mosca- commenta Paola Mascaro, Presidente di Valore D- se oggi in Italia abbiamo migliorato la rappresentanza femminile nei Consigli di Amministrazione, ma la strada da percorrere è lunga. Ancora troppo esiguo il numero di donne ai vertici delle aziende nei livelli executive e CEO. Oggi più che mai- conclude- è indispensabile promuovere lo sviluppo della leadership inclusiva creando una pipeline di talenti femminili. È un tema centrale per la progressione della nostra società, una leva indispensabile per la ripartenza, che non è pensabile affrontare lasciando indietro una parte del paese”.

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