Il Trattato vieta le armi nucleari, ma l’Italia non firma. Incomprensibile

gruppo hiroshima
L'accordo è il primo della storia. Entrerà in vigore domani, mentre gli studenti di Hiroshima registrano interviste agli ultimi sopravvissuti della Bomba
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ROMA – Nella prefettura di Hiroshima c’è un gruppo di liceali che si dà da fare. Hanno formato un club per i diritti umani e da qualche tempo, ha raccontato alla tv giapponese una di loro, Umayahara Rumi, registrano interviste e le traducono pure in inglese. Sedute al pc con le loro mascherine, ascoltano gli “hibakusha”, i sopravvissuti al fungo atomico, ultranovantenni, sempre di meno e sempre più preziosi. Di loro ha parlato in settimana Sebastian Kurz, il cancelliere di un Paese che sta dall’altra parte del mondo, l’Austria. Lo ha fatto in vista dell’entrata in vigore domani del Trattato per la proibizione delle armi nucleari, un accordo sottoscritto finora da 86 Paesi, il primo a vietare sviluppo, test, possesso e uso di armi nucleari. “È una svolta storica – ha detto Kurz – per la quale hanno lottato per oltre 70 anni anche gli ‘hibakusha’, le vittime delle bombe di Hiroshima e Nagasaki del 1945″. C’è però chi non vuole vincoli. E che non ha firmato il Trattato. Potenze nucleari come Cina, Russia e Stati Uniti. E perfino il Giappone, che nel nome dell'”alleanza di sicurezza” con gli americani ignora i messaggi di pace affidati ai suoi studenti. E l’Italia? Non ha firmato e resta incomprensibile. Acquista cacciabombardieri F35 e nelle basi di Ghedo e Aviano ospita ancora testate statunitensi nel quadro del programma di “nuclear sharing” della Nato. Eppure il 6 agosto, nel 75° di Hiroshima, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva parlato chiaro: “L’Italia sostiene con forza l’obiettivo di un mondo libero da armi nucleari”.

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