Sanremo, 7mila firme per la petizione contro Junior Cally

Iniziativa lanciata da preside dell'Ic Donizzetti di Pollena Trocchia
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ROMA – Parte anche dalla scuola la battaglia contro il cantante Junior Cally. La petizione, lanciata dalla dirigente dell’istituto comprensivo ‘Donizzetti’ di Pollena Trocchia (Napoli), ha raccolto più di 7 mila firme. Una petizione che ha chiamato a raccolta presidi e docenti affinché prendano posizione nei confronti della presenza al festival di Sanremo del rapper. Nella petizione Angela Rosauro ha scritto: “I sottoscritti dirigenti scolastici, docenti di scuola dell’infanzia, di scuola primaria, di scuola di primo e secondo grado, assistenti amministrativi, collaboratori scolastici, genitori degli alunni di ogni ordine e grado delle scuole pubbliche d’Italia, a nome di tutti i bambini e le bambine e di tutti i ragazzi e le ragazze a cui ci rivolgiamo ogni giorno affinché costruiscano un armonico progetto di vita personale e sociale, ritengono che sia vergognoso nonché pericolosissimo, in termini educativi e formativi, che sia concessa la partecipazione al festival della canzone italiana di Sanremo, al rapper Junior Cally. I sottoscritti ritengono che la Rai in quanto servizio pubblico non debba consentire che questo tipo di messaggi possano raggiungere e nemmeno sfiorare il Festival della canzone italiana, pena un’accusa infamante di complicità e favoreggiamento della violenza sulle donne”.

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La dirigente sulla sua pagina Facebook ha spiegato: “Basta spulciare tra i trailers di Cally per comprendere quanto il messaggio a cui rimandano quei versi inneggia allo stupro e all’omicidio cioè a reati precisi previsti dall’art. 414 del nostro codice penale. Io sono convinta che il servizio pubblico radiotelevisivo non possa giustificare la presenza al Festival della canzone italiana, trasmesso in eurovisione, di un personaggio così discusso e rischiare di sdoganare il femminicidio; e la violenza quale ricerca e pratica del piacere per una manciata di ascolti in più”. 

“Credo anche che in questa circostanza- ha aggiunto la preside- alla scuola spetti il compito d’interrogarsi sui significati e significanti che una tale esposizione mediatica in Rai può determinare: che cosa lasciamo intendere ai nostri ragazzi, già così rigurgitanti di cannibalismo cibernetico, martellati da erotismo violento e coattivo, quasi incapaci di riconoscere nell’eros la forma più profonda di libera interazione con l’altro? Non può essere sufficiente approvare leggi né partecipare a liturgie con le scarpette rosse; non basta perché se davvero vogliamo lavorare per ridurre la violenza sulle donne, dobbiamo passare necessariamente dalla formazione e quindi anche da una questione come questa di Cally a Sanremo”.

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21 Gennaio 2020
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