“Santa Alleanza” dei sovranisti a Roma per Salvini e Meloni

L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Battere il Pd in Emilia-Romagna, far saltare l’accordo con il M5S e conquistare Palazzo Chigi nel giro di pochi mesi. Il leader della Lega, Matteo Salvini, gira dappertutto in Emilia-Romagna, i cellulari di tutti i giornalisti italiani sono pieni dei suoi videocomizi ora a Porretta, adesso Riccione… a casa del commerciante e del piccolo imprenditore tartassato. La Politica, nelle aule parlamentari, si è fermata. Fino a domenica quando alle 23 e un secondo si saprà chi ha vinto. Soprattutto se il Governo Conte 2 procederà nel suo cammino. Perché anche se tutti si affannano, con sospetto, a dire che anche se la Lega passerà il Governo non cadrà, nei faccia a faccia nessuno mostra di crederci.

Intanto Salvini, e la sua alleata Giorgia Meloni, continuano a tessere la tela, anche di relazioni internazionali. Per conquistare Palazzo Chigi servono collegamenti importanti. Per questo Salvini, la scorsa settimana, ha organizzato un mega convegno al Senato, presente l’ambasciatore, per dichiarare il suo amore per Israele, per giurare guerra a tutti quelli che oseranno attaccare lo Stato ebraico. Non solo, tra qualche giorno all’hotel Plaza di Roma si svolgerà un evento internazionale dei sovranisti, una vera e propria “Santa Alleanza”, anche critica rispetto all’attuale Pontefice, che vedrà proprio Salvini e Meloni come protagonisti. “Dio, onore, nazione: il presidente Ronald Reagan, Papa Giovanni Paolo II e la libertà delle nazioni” questo il titolo del convegno organizzato dal “National Conservatism” per il 3 e 4 febbraio.

Significativa la data scelta, il 4 febbraio è il giorno in cui è stata firmato, un anno fa, il documento sulla fratellanza umana da Papa Francesco e dall’imam dell’Università islamica di al-Azhar, lo sceicco Ahmad al-Tayyeb. Oltre ai due leader italiani ci sarà il premier ungherese Viktor Orban, Marion Le Pen, l’ambasciatrice polacca Anna Maria Anders che nel 2016 ha presieduto il Consiglio per la protezione della memoria di lotta e martirio, per diventare poi segretario di stato della cancelleria del primo ministro. Per finire il pezzo forte: Christopher De Muth, ex presidente dell’American Enterprise Institute, che per molti fu il vero pianificatore dell’invasione dell’Iraq.

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21 Gennaio 2020
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