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Presentati a Roma i ‘papers’ frutto dell’archivio Inps

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Gli studiosi che hanno partecipato al programma, il più grande del suo genere in Europa, hanno potuto trascorrere un periodo di studi presso la Direzione centrale studi e ricerche dell'Inps e attingere al suo enorme archivio
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ROMA – Vincere le elezioni per diventare sindaco può non convenire dal punto di vista economico, visto che i guadagni di chi si aggiudica un posto da primo cittadino, a esempio, calano del 15 per cento nella prima fase del mandato e risentono degli effetti dell’attività politica per oltre dieci anni; l’aumento della durata dei processi per licenziamento senza giusta causa poi ha un impatto negativo sulle aziende, sia in termine di valore aggiunto che di turnover del personale. E ancora, se si analizzano le disuguaglianze che colpiscono il nostro Paese, emerge che queste sono più stringenti all’interno della popolazione di una singola provincia che fra quelle di province diverse, nonostante le strutturali differenze nord-sud che caratterizzano l’Italia. Conclusioni che non sembrano collegate ma che sono state accomunate dalla piattaforma che le ha rese possibili: il Programma VisitInps scholars, creato nel 2015 dall’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps).

L’esperienza è stata al centro di un incontro organizzato quest’oggi in una delle sedi romane dell’istituto, Palazzo Wedekind, affacciato sulla stessa piazza che ospita Palazzo Chigi.
Ad aprire il ‘Fourth Visitinps Workshop on labor market dynamics and public policies’, questo il nome dell’iniziativa, e a dare le coordinate del programma voluto dall’Inps sei anni fa, Maurizio Franzini, professore di Politica economica presso la facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma. La piattaforma, ha evidenziato il docente, ha visto la partecipazione di oltre 50 ricercatori, 175 progetti, quattro conferenze e la stesura di 45 working papers redatti nel corso dell’anno. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, ha ricordato Franzini, “mettere in contatto ricercatori italiani e internazionali e a dar vita a un macro data setting con i dati forniti dall’Inps”.

Gli studiosi che hanno partecipato al programma, il più grande del suo genere in Europa, hanno potuto trascorrere un periodo di studi presso la Direzione centrale studi e ricerche dell’Inps e attingere al suo enorme archivio. Dati, quelli contenuti nell’archivio, che sono stati impiegati da Cristina Tealdi, ricercatrice della Heriot-Watt University di Edinburgh, in Scozia, che ha preso in esame dati Inps relativi a oltre 110mila persone in un periodo compreso tra il 1995 e il 2018, per indagare il tema delle disuguaglianze adottando una prospettiva geografica. In questo senso l’esperta ha rivelato che “le differenze tra livello di redditi e stipendi nel nostro Paese si sviluppa di più all’interno delle singole province che tra le diverse province lungo il nostro territorio nazionale”.

Tra i lavori che sono stati presentati nel corso della conferenza, il paper di Bamieh Omari, ricercatore dell’Università di Vienna, poi esaminato e discusso da Salvatore Lattanzio di Banca d’Italia. A emergere dalla sua ricerca, ‘Effects of firing frictions on turnover’, il fatto che “l’aumento dei tempi dei processi per licenziamento senza giusta causa hanno un impatto sulle aziende, sia in termini di diminuzione del valore aggiunto (con una diminuzione di 1.265 euro annuali) che di turnover del personale (0,03, pari al 56% rispetto alla media della aziende oggetto della ricerca)”.

Delle conseguenze economiche dell’esperienza come amministratore locale ha detto Marco Bertoni, ricercatore del dipartimento di Economia e management dell’Università degli studi di Padova, che per realizzare il suo paper si è servito di dati Inps relativi a oltre 180mila tra amministratori e candidati al ruolo di amministratore in un periodo compreso tra il 1995 e il 2017. “Una carriera politica come sindaco o come amministratore locale può avere effetti negativi sul reddito della persona che la intraprende, soprattutto se è un lavoratore autonomo”, ha evidenziato l’esperto. “Nel caso di un primo cittadino- ha detto ancora Bertoni- si può assistere a un calo del 15% dei guadagni durante la fase iniziale del primo mandato. Una perdita che generalmente diminuisce con l’andare avanti del tempo ma che persiste più a lungo nel sud del Paese, dove gli effetti proseguono fino anche a 15 anni dall’inizio della carica”.

Non si è parlato solo di Italia però all’incontro di oggi. Uta Schonberg, docente di Economia alla University College of London, ha infatti approfonito il tema dell’impatto dell’introduzione del salario minimo in Germania, approvato nel 2015 con un’iniziale cifra di 8,5 euro l’ora, arrivati ora a 9,60 euro. Tra le dinamiche osservate in conseguenza della misura, secondo Schonberg si rilevano “aumento degli stipendi, soprattutto nella fascia dei lavoratori che percepivano i salari più bassi, nessun elemento che indichi una diminuzione dei tassi di occupazione e una maggiore mobilità verso aziende che presentano migliori condizioni salariali”. “Possiamo dire che ‘l’appetito vien mangiando’ e che ad ascoltare i contenuti di questi paper ci si chiede cosa sarebbe possibile comprendere se ancora più dati fossero disponibili”, ha suggerito Daniele Checchi, della direzione centrale Studi e ricerche dell’Inps a conclusione dei lavori.

“Potremmo osservare meglio il ruolo delle famiglie nella nostra società, tracciare il percorso che porta un lavoratore dipendente ad aprire la propria azienda. Forse un sogno, ma l’Inps ha già dimostrato di essere in grado di creare un sistema utile a mettere a disposizione dei ricercatori i suoi dati, proteggendone però la privacy”.
Dopo la conferenza è stata organizzata sempre a Palazzo Wedekind una tavola rotonda sul tema del ruolo della ricerca nel Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr), che ha visto anche la presenza del presidente Inps, Pasquale Tridico.

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