Alla Camera il pianto dei bimbi portati via con la forza

La conferenza stampa 'Se solo mi ascoltaste. La voce dei minori all'interno dei tribunali' è stata promossa dalla deputata Veronica Giannone
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ROMA – Quando nella sala stampa di Montecitorio vengono proiettati i video dei loro bambini in lacrime, Giada e Daniele escono. Non ce la fanno a rivivere il dolore dei propri figli, strappati al loro affetto con la forza per essere collocati in casa famiglia. Giada Giunti il suo bambino non lo vede da mesi.

“È iniziato tutto con la separazione dal mio ex marito- racconta durante la conferenza stampa promossa dalla deputata Veronica GiannoneSe solo mi ascoltaste. La voce dei minori all’interno dei tribunali‘- Lui mi ha più volte minacciato di morte, ha detto che mi avrebbe tolto la casa, i soldi, il lavoro e mio figlio, il dolore più grande per una madre”. E ci è riuscito, perché oggi il piccolo di Giada vive con il padre. Un padre “che ha chiesto la casa famiglia per suo figlio, una cosa che si commenta da sola. E chi doveva decidere- continua Giada- invece di rigettare questa richiesta, l’ha accettata e ha emesso provvedimenti assurdi. È stato prelevato a scuola da dieci persone che, dopo tre ore di pianto, lo hanno preso di forza e trascinato via“. Sulla base di un’ordinanza che ne chiedeva l’allontanamento dalla madre “perché simbiotica”, e ne disponeva la collocazione in casa famiglia.

“È uscito da là grazie al mio avvocato che è riuscito a far inviare in quella struttura dei controlli. Il bambino ha riferito che piangeva sempre, non riusciva a dormire e stava male perché gli davano cibi col glutine, nonostante lui non potesse assumerne perché celiaco e- riferisce la madre- abbia infatti l’esenzione per questa patologia. Una volta uscito è stato collocato da mia madre- dice ancora Giada- pensavo che la questione si sarebbe risolta, ma non è stato così”. E nonostante il piccolo fosse arrivato a scrivere al papa perché voleva tornare dalla sua mamma, “dopo l’ultimo tentativo di conciliazione con il mio ex (in tutto 33), è stato allontanato da me una seconda volta e collocato col mio ex marito, al quale è stato riconosciuto un disturbo del pensiero e un conflitto con il femminile”.

Anche a Daniele Fontana il figlio è stato sottratto con la forza a soli 5 anni. Collocato in casa famiglia per 9 mesi, “nonostante i tantissimi appelli lanciati, dai disegni che mi lasciava negli incontri protetti a quelli che io chiamo i suoi ‘pizzini’- racconta il papà nella sala stampa della Camera- non c’è mai stata una persona che abbia voluto ascoltarlo”.

Una decisione, quella dell’allontanamento, “basata su relazioni del servizio sociale che io ho denunciato per il prelevamento in cui si diceva che mio figlio non avrebbe più dovuto avere contatti con me, nemmeno telefonici”. Dove va a finire “il superiore benessere dei minori“? Si chiedono questi genitori. “Ascoltate il vostro cuore, la vostra coscienza- chiede Giada- Dateci una mano a riportarli a casa”.

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20 Dicembre 2019
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