Tanzania, studentesse incinte espulse da scuola: le Ong denunciano il governo

La legge consente "l'espulsione delle ragazze incinte" ma anche "il divieto a far rientro a scuola dopo aver partorito"
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Di Brando Ricci

ROMA – Abrogare una legge che permette l’espulsione da scuola delle studentesse in gravidanza per “offesa contro la morale”, che in Tanzania si stima impedisca di frequantare le lezioni a circa 8.000 ragazze all’anno: e’ questo l’obiettivo della rete internazionale di associazioni per la tutela delle donne Equality Now, che ha denunciato il governo del presidente John Magufuli presso la Africa Court on Human and People’s Rights.

Il tribunale ha giurisdizione su tutto il continente e ha sede nella citta’ tanzaniana di Arusha. Sul sito dell’ong, che ha presentato la causa insieme ad associazioni partner locali ieri, alla vigilia della Giornata internazionale dell’infanzia che si celebra ogni anno il 20 novembre, si legge che il provvedimento tanzaniano risale al 2002 ma e’ sempre piu’ impiegato grazie “all’approvazione espressa da alti funzionari pubblici”.

La legge consente “l’espulsione delle ragazze incinte” ma anche “il divieto a far rientro a scuola dopo aver partorito”. Equality Now, che e’ impegnata da circa un decennio in una campagna per l’abrogazione del provvedimento che consente questa politica, evidenzia che negare l’accesso all’istruzione alle giovani “mantiene molte di queste ragazze in una condizione di poverta’, esponendole a ulteriore violazioni dei diritti umani, come il matrimonio forzato e le mutilazioni genitali“.

Una campagna di Equality now e ong locali porto’ a marzo all’abrogazione di un provvedimento simile in Sierra Leone. Stando ai dati del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), in Tanzania una ragazza su quattro fino ai 19 anni o e’ in stato interessante o ha gia’ affrontato una gravidanza almeno una volta. Secondo l’ong Human Rights Watch (Hrw), ogni anno 8.000 ragazze che aspettano un figlio sono costrette ad abbandonare gli studi.

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20 Novembre 2020
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