Mafie, Don Ciotti: “La rivoluzione è donna, in decine si ribellano”

"La mafia ha confiscato la vita di molte donne e di molti ragazzi, ed è nostro dovere dare una mano a tutti"
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ROMA – “La rivoluzione è donna”. Nella lotta alla mafia, infatti, “ora abbiamo queste due nuove luci importanti di cui anni fa non avremmo nemmeno parlato: i minori e le donne”. Esordisce così Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, a margine del convegno ‘Nuove sfide per l’infanzia e l’adolescenza a 30 anni dalla Convenzione Onu’, organizzato martedì 19 novembre dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza a Roma.

“La mafia ha confiscato la vita di molte donne e di molti ragazzi, ed è nostro dovere dare una mano a tutti”. Nei circuiti di collaborazione, infatti, sembra esserci un gap: “ci sono donne testimoni e collaboratrici di giustizia” ma ci sono anche donne che non rientrano in nessuna delle due figure giuridicamente tutelate, “e che comunque si stanno ribellando e hanno bisogno di protezione- spiega Don Ciotti- Sono decine e decine, ormai, quelle che si ribellano ai circuiti criminali mafiosi. Che dicono basta. Spesso lo fanno perchè non reggono più o per un amore viscerale verso i propri figli”.

Ma in ogni caso questa “è un’anomalia, una dissociazione dalla mafia e dalla famiglia mafiosa che è una vera rivoluzione”.

Libera, dunque, “ha stretto un accordo con gli organi competenti e sta nascondendo queste donne, accompagnandole, offrendogli la possibilità di avere una casa, di mandare i bambini a scuola usando dei codici grazie all’aiuto del ministero dell’Istruzione. Ma è tutto provvisorio”, puntualizza il fondatore.

“Questa è una battaglia politica” che in molti stanno portando avanti, “con noi la Direzione nazionale antimafia, la Conferenza Episcopale Italiana e alcuni Tribunali, con quello di Reggio Calabria in testa”.

Queste donne “non chiedono nè soldi nè lavoro, vogliono cercarlo da sole e guadagnarsi ‘la pagnotta’. Vogliono solo costruirsi una nuova vita insieme ai loro figli, senza essere messe a rischio. E noi vogliamo trovare una terza via affinchè questo sia possibile”. A partire dalla possibilità di “accedere a un cambiamento anagrafico”, conclude Don Ciotti.

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