Brasile, misteriosi sversamenti di petrolio. Volontari in azione

2.200 km di coste contaminate, cittadini: tocca a noi ripulire
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Sulle coste dello Stato di Bahia, in Brasile, i volontari raschiano via le chiazze di catrame che si sono depositate sugli scogli. Un reportage di ‘France 24’ torna cosi’ a parlare delle conseguenze della misteriosa fuoriuscita di petrolio iniziata a settembre e che ha contaminato 2.200 chilometri di coste, nel nord-est del Paese.

Quest’oggi la marina militare ha scagionato uno dei cinque sospettati: qualche giorno fa l’Universita’ federae di Alagoas ha indicato una petroliera partita dall’Asia e diretta in Africa come la responsabile del disastro ecologico, ma secondo la Marina – che si e’ avvalsa di una squadra di esperti – quella nave cargo non c’entra.

Mentre il lavoro degli inquirenti prosegue, lo sversamento dal mare raggiunge le coste mettendo a rischio gli ecosistemi marini e terrestri,. Per questo vari studiosi, ambientalisti e residenti hanno deciso di rimboccarsi le maniche e ripulire manualmente le spiagge: armati di guanti, maschere antigas, spatole e secchi, trascorrono diverse ore a raschiare via il catrame, che una volta raccolto smaltiranno altrove.
Arthur Sehbe, un ingegnere ambientale che partecipa all’iniziativa, punta il dito contro il governo di Brasilia: “Ci sono state reazioni pressoche’ nulle su questo problema, che si tratti delle autorita’ federali, statali o locali”.

Tra i volontari c’e’ anche Juvenal Lacerda, insegnante di Ju Jitsu, che all’emittente francese ha spiegato: “Usiamo le maschere antigas per proteggerci dai vapori sprigionati dal catrame”, causa di varie patologie tra cui l’asma.

Ma c’e’ chi si preoccupa anche del pesce che poi sara’ pescato e dell’impatto che avra’ sulla salute umana: “Come possono incoraggiarci a mangiare pesce quando tutte le coste sono inquinate a questi livelli?” si chiede un altro volontario.

Qualche settimana fa, il presidente Jair Bolsonaro e’ persino comparso in un video accanto a un funzionario di governo per rassicurare la popolazione della genuinita’ del pescato: “I pesci sono creature piccole e intelligenti. Quando vedono le chiazze di petrolio si allontanano impauriti”, ha detto il responsabile.

Tuttavia, come denuncia l’oceaonografa Carine Santana Silva, le analisi di laboratorio hanno dimostrato che pesci e crostacei pescati in quelle zone contengono tracce di greggio, dato che “piccole quantita’ sono in grado di sciogliersi nell’acqua”.

Quindi gli esseri viventi, ha aggiunto la studiosa, “le assorbono attraverso la pelle, oppure le ingeriscono mangiando”.

Il capo del governo, gia’ bersagliato da critiche per non essere intervenuto prontamente per spegnere i recenti roghi in Amazzonia, ha promesso di inviare 5 mila militari a bonificare le coste, ma per le popolazioni locali si tratta di misure tardive e inefficaci, come riporta il ‘Guardian’ in un articolo di fine ottobre. Preoccupati soprattutti i lavoratori del settore turistico, dal momento che gli Stati colpiti sono famosi per ospitare alcune tra i lidi piu’ belli al mondo.

Presente invece la squadra di calcio del Bahia, che ha affrontato i suoi rivali della Cearß in spiaggia. La sfida: raccogliere piu’ catrame possibile.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»