L’arte di saper essere braccio destro, e saper anche dire “no” al politico

"Il metodo Machiavelli" di Funiciello indaga la figura del consigliere
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MILANO – “E la prima coniettura che si fa del cervello d’uno signore è vedere li uomini che lui ha d’intorno”. Questa citazione di Niccolò Machiavelli pare ben incarnare il libro di Antonio Funiciello presentato, o meglio ripresentato, su invito di Agol (Associazione giovani opinion leader) ieri all’Hotel Baglioni Carlton di Milano. Si intitola appunto ‘Il metodo Machiavelli’, conduce il lettore in un viaggio nei palazzi del potere, tra i corridoi, le anticamere e i salotti abitati, fino a far ‘conoscere’ non solo i leader e i capi di stato, ma anche coloro incaricati di gestire i flussi in entrata e in uscita dagli studi dei potenti in cui si prendono le decisioni politiche. E’ proprio dalla sua personale esperienza di ‘Chief of staff‘ (è stato capo di gabinetto dell’ex premier Paolo Gentiloni) che l’autore propone un’analisi del ruolo dei collaboratori, del consigliere e del braccio destro.

FABIANO: “NEL LIBRO DI FUNICIELLO LA PARTE POLITICA SI RIPERCUOTE SUL LATO AZIENDALE”

“Tutto quello che lui racconta nel libro sulla parte politica si ripercuote anche sul lato aziendale”, commenta il presidente Agol, Pierangelo Fabiano, nel fare onori di casa e spiegare come l’attività di Agol stessa ben si intrecci con il tema trattato da Funiciello, motivandone l’invito per dare una seconda presentazione al libro “con taglio manageriale”. Non a caso, altri ospiti dell’incontro sono il capo di gabinetto del Comune di Milano Mario Vanni, l’ad di A2A Valerio Camerano, il capo degli affari istituzionali di Enel Italia, Massimo Bruno e il direttore della comunicazione di Assicurazioni Generali, Simone Bemporad. Al centro, il lavoro dell’autore nelle sue mille sfaccettature, un lavoro che “ci fa capire quali sono le figure che vanno a ricoprire questi ruoli intorno ai leader politici e non” spiega Fabiano, perché quello del collaboratore “non è un lavoro grigio e cupo” ma ha “competenze e principi etici”.

VANNI: “TRA LEADER E COLLABORATORE DEVE ESSERCI MASSIMA FIDUCIA”

“Questo libro- dice Vanni- mi ha fatto sentire meno solo perché effettivamente leggendo mi ritrovavo situazioni che vivo quotidianamente e su cui sostanzialmente non ho nessuno su cui confrontarmi”. E a proposito di confronti, quello tra l’assistente e il capo invece è la base di questo lavoro del consigliere, un confronto che possibilmente ma anche un po’ paradossalmente deve essere alla pari: “Ci deve essere tra leader e collaboratore massima fiducia- afferma Bruno- e il consigliere deve avere il coraggio di dire qualche volta no”.

Non solo, ma quello che non può mancare è la professionalità e la dignità nel proprio ruolo e nelle proprie mansioni, anche perché “Antonio- interviene Bemporad, riferendosi all’autore- pone l’accento sul fatto che il leader deve delegare”, dunque “deve avere fiducia del fatto che se ha deciso che delle persone lo devono aiutare e sono organizzate in quel modo- chiude il capo comunicazione di Generali- poi deve rispettare il lavoro delle persone”.

COME DEVE ESSERE UN PERFETTO CONSIGLIERE

Un’analisi politica ma anche psicologica quella di Funiciello che assume i connotati di un ritratto di diversi leader (da Roosevelt a Trump, da Blair a Macron) e di coloro che, pur nell”anonimato’ di chi dietro le quinte, ne hanno facilitato l’ascesa e l’opera; e, al tempo stesso, emerge un vademecum che individua e fissa nel tempo i tratti e le caratteristiche del perfetto consigliere. Perché, come sottolinea Camerano, “si insegna molto soprattutto negli Stati Uniti a gestire i collaboratori ma si insegna e si impara a gestire poco se stessi, ed è difficile ‘complementare’ il tuo staff se non conosci te stesso”.

FUNICIELLO: “QUANTO DI MACHIAVELLI C’È NELLA POLITICA ATTUALE? ZERO”

“Quanto c’è di Machiavelli nella politica attuale? Assolutamente zero”. È un Antonio Funiciello schietto quello incontrato a Milano, a margine della presentazione del suo libro, ‘Il metodo Machiavelli’, che con spruzzate autobiografiche immerge il lettore nel mondo un po’ misterioso degli staff dei leader politici. “Machiavelli era un grande stratega, anche quando si inventava delle soluzioni tattiche erano degli espedienti sempre scritti in una logica generale di visione della Repubblica fiorentina, in un’idea di Italia e di Europa molto precisa- prosegue Funiciello- mentre oggi la dimensione strategica della politica contemporanea è piuttosto scarsa”.

Un libro, quello del capo di gabinetto dell’ex premier Paolo Gentiloni, che vuole mostrare come forse della politica, nonostante tutto, ci si possa ancora innamorare: “La politica è quella che c’è ma è anche quella che vorremmo ci fosse- dice- come noi che siamo quello che siamo e siamo quello che vorremmo essere, per la politica vale lo stesso ragionamento”. Infine una riflessione sul potere, che a leggere il suo libro pare quasi avere parvenze di bontà. “Il potere è buono quando è utile per una politica che produce risultati per il bene collettivo” sottolinea l’autore, ma in realtà “è uno strumento ambiguo neutro e pericoloso: sta poi alla politica gestire per i migliori scopi della società”.

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