RECENSIONE NO SPOILER | “C’è chi dice no’, Polanski racconta il caso Dreyfus ne ‘L’ufficiale e la spia’

La pellicola alla Mostra del Cinema di Venezia è stata accolta calorosamente da critica e pubblico e si è aggiudicata il Gran premio della giuria
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ROMA – Il 21 novembre arriva finalmente al cinema  ‘L’Ufficiale e la spia (J’Accuse)’, l’ultimo film di Roman Polanski. La pellicola, presentata in anteprima nel corso della scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è stata accolta calorosamente da critica e pubblico aggiudicandosi il Gran premio della giuria.

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In ‘L’Ufficiale e la spia’, che si apre con un’affermazione perentoria (“Tutti i fatti narrati sono reali”), Polanski ricostruisce minuziosamente uno degli errori giudiziari piu’ gravi della storia: il famoso caso Dreyfus. La pellicola inizia nel 1895, quando il capitano dell’esercito francese, Alfred Dreyfus (Louis Garrel) viene accusato di essere un informatore dei nemici tedeschi e percio’ arrestato e mandato in esilio nell’isola del Diavolo. A dimostrare che essere di fede ebraica era ‘l’unica colpa’ del militare, fu George Picquart (Jean Dujardin), un ufficiale neo promosso a capo dell’unita’ del controspionaggio militare, che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Il caso divise l’opinione pubblica francese per ben 12 anni, costringendo anche personaggi celebri a prendere una posizione. Tra questi Émile Zola, autore del celebre editoriale di denuncia “J’Accuse” che da’ il titolo alla pellicola, e a causa del quale venne incarcerato. Zola fece nomi e cognomi di tutti gli ufficiali e i politici che avevano incastrato il capitano ebreo, portando a riaprire il caso. 

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“La storia di Dreyfus l’avevo studiata a scuola- ha raccontato il premio Oscar Jean Dujardin in conferenza stampa a Venezia- ma ignoravo per esempio chi fosse Picquart”, personaggio da lui interpretato nel film. Polanski invece sceglie saggiamente di raccontare la sua storia proprio dalla prospettiva del militare, disposto a perdere tutto e a rischiare la vita pur di fare giustizia, infondendo nello spettatore un senso di speranza. È come se volesse dire: “Guardate, c’e’ chi dice no”. Un messaggio che scalda il cuore, specie ai giorni d’oggi, ancor piu’ perche’, appunto, si tratta di fatti realmente accaduti. Attraverso questa scelta e all’ottima interpretazione di Dujardin, lo spettatore ha la possibilita’ non solo di osservare i soprusi di cui fui vittima Dreyfus, ma di lottare con lui.

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Grazie a una minuziosa messainscena, alla cura nell’uso della luce e alla sapiente scelta di un cast eccellente, Polanski ancora una volta fa centro, portando all’attenzione del pubblico una storia non conosciuta da tutti nel dettaglio, ma che merita di essere raccontata, emozionando.

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