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In Emilia-Romagna continua il calo dei negozi, l’appello alla Regione: “Apra un tavolo”

L'associazione lancia anche l'sos sui tributi locali: "Boom sui rifiuti"
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BOLOGNA –  “Crisi dei consumi, pressione fiscale e costi di gestione e del lavoro sempre crescenti, stanno ridimensionando la rete commerciale di molti centri urbani, creando un problema economico per le imprese che chiudono e i posti di lavoro che si perdono ma, anche, per il volto delle città che cambiano e perdono identità”. Per questo motivo Confesercenti Emilia-Romagna chiede alla Regione “l’apertura di un tavolo che affronti in modo approfondito i temi della crisi del settore e delle politiche più efficaci per il suo rilancio”. Lo chiede Dario Domenichini, presidente di Confesercenti Emilia-Romagna, in occasione della presentazione dell’assemblea annuale dell’associazione di scena a Bologna.

Se dunque la pressione fiscale, che in regione non molla la presa alle aziende soprattutto per via dell’imposizione comunale che incide sui rifiuti, rischia di comprimere ancora i negozi, una svolta possibile sarebbe quella dell’innovazione ma non è scontata. Se ne parla in conferenza nella sede di Nomisma, che lancia uno studio congiunturale in vista dell’assemblea Confesercenti.

Lucio Poma, responsabile scientifico industria-servizi innovazione della società di consulenza, suggerisce ad esempio di provare a conquistare col mare romagnolo i turisti cinesi, che la tradizione vuole restii all’abbronzatura, e di aprire gli stabilimenti balneari anche tutto l’anno, come già si discute qua e là, o comunque di ‘cambiare’. L’importante è capire che nel mondo dei flussi di oggi anche i ‘piccoli’ devono trasformarsi, insiste Nomisma.

“Offrire il mare dell’Emilia-Romagna al turista cinese significa cambiare sistema. In particolare, offrire la spiaggia di sera rappresenta un tema bello ma spinoso, non scordiamo ad esempio i problemi di ordine pubblico”, precisa, senza chiudere ma invitando tutti ad approfondire, il direttore regionale Confesercenti Marco Pasi.

Come si ragiona insieme con Nomisma, nel decennio 2009-2019 in Emilia-Romagna il commercio al dettaglio segna -3.980 imprese di cui 3.172 ditte individuali. Rispetto al novembre 2018 si registra già una diminuzione di ben 1.194 negozi. La crisi, dunque, si nota soprattutto negli esercizi di vicinato e il dato è confermato anche dall’andamento delle vendite: nel secondo trimestre 2019, l’ultimo dato disponibile, c’è un meno 1,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

“La difficoltà degli esercizi di vicinato appare ormai strutturale, per questo chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto”, rimarca Domenichini evidenziando: “I negozi di vicinato hanno bisogno di politiche attive, su misura, che ne riconoscano il ruolo sociale, oltre che economico, favorendone la modernizzazione”. In assemblea oggi si discute anche dell’abusivismo, che “pervade ormai tutte le tipologie di attività”, e delle preoccupazioni per una manovra che, nota il presidente Confesercenti, “a livello nazionale si muove nella logica della criminalizzazione di alcune categorie economiche, tacciate di evasione, introducendo ulteriori adempimenti che si trasformeranno in costi aggiuntivi e si aggiungeranno ad altri già previsti e particolarmente strampalati: basti pensare alla cervellotica lotteria degli scontrini e all’impatto che potrà avere su alcune attività“.

Per tutto questo, suggerisce di nuovo Domenichini sul fronte ‘Airbnb e affini’, sarebbe “molto più logico e redditizio far pagare le tasse a chi produce enormi profitti senza versare un centesimo nella casse del nostro Stato, come ad esempio i giganti del web. È su questo che la politica deve impegnarsi per trovare le misure più adeguate”.

SOS TRIBUTI LOCALI

La tassazione regionale non aumenta in Emilia-Romagna, ma occhio alle gabelle locali, dei Comuni in primis. “Chiediamo venga mantenuto il blocco regionale dell’imposizione, dall’Irap al bollo auto. Sui tributi locali serve invece ragionare di più: la tariffa puntuale nei rifiuti sta generando in alberghi e ristoranti cifre sproporzionate, rispetto al reale servizio. Gli alberghi smaltiscono e riciclano attraverso ditte specializzati, fuori dalla raccolta urbana, quindi il balzello risulta intollerabile. Bisogna entrare nel merito di queste tassazioni”.

La richiesta di Marco Pasi, direttore della Confesercenti regionale, arriva all’illustrazione dello studio “Tasse, incertezza di ieri, di oggi. Cosa aspettarci dal domani?” che Nomisma ha curato per l’associazione e che è stato presentato all’asssemblea annuale dell’associazione a Bologna. Come spiega Massimiliano Bondi di Nomisma, all’anticipazione di scena nella sede della società di consulenza in strada Maggiore, spostando l’obiettivo sul fronte regionale (con un confronto tra le stesse regioni europee), l’Emilia-Romagna si piazza al 13esimo posto per Pil generato, guadagnando una posizione rispetto alla precedente rilevazione Eurostat. L’Emilia-Romagna corre su dunque su “livelli massimi, con una crescita del 10% rispetto alla rilevazione Eurostat del 2008, in linea con Lombardia e Veneto“, ma con una performance zavorrata dall’effetto Paese, sempre frenato da una crescita bassa e una tassazione pesante. 

Sul fronte delle entrate territoriali, emerge dalla ricerca Nomisma per Confesercenti, l’Emilia-Romagna si colloca ancora in una posizione di relativo favore. Nel 2016, l’anno più recente utile al confronto, i tributi territoriali rappresentano l’8,3% del pil, quando in Italia pesano per il 9,1%. Due anni dopo sono stati riscossi 12,8 miliardi di euro con un aumento di gettito di 112 milioni, pari ad un +0,9%: e l’incremento, appunto, è determinato soprattutto dagli enti locali (+6,4%) a fronte di una riduzione dei tributi regionali (-0,7%). Allargando lo sguardo ad altri contesti regionali, l’Emilia-Romagna mostra un trend decisamente migliore rispetto a Lombardia (+17,6%), Puglia, Toscana e Veneto. Approfondendo, spicca un ampio divario tra la prima (Ferrara al 2,9%) e l’ultima della classifica (Ravenna all’1,8%). La provincia di Ferrara, con Rimini, presenta una riduzione del carico fiscale che invece risulta stabile in quella di Reggio Emilia mentre aumenta in tutte le altre: in particolare a Parma e a Bologna (oltre il 12%). Ma se si guarda ai Comuni capoluogo, dunque, sempre nel periodo 2016-2018, il trend ‘rialzista’ è trainato da Forlì, Piacenza, Ravenna e Rimini, e si osserva che nelle zone di Parma e soprattutto Bologna sono i Comuni minori ad aumentare più facilmente le entrate. Come mostra il caso rifiuti, quindi, gli oneri più pesanti riguardano Imu, Tari, Irap e Tosap. Non è un caso, dice Nomisma, se “i primi 10 tributi pesano per ben il 13,1% del margine operativo lordo delle imprese e per il 2,4% del fatturato: la Tari pesa per l’1,1% del fatturato per hotel e ristoranti (7,2% e 5% del Mol) mentre l’Imu ha un peso fino all’1,7% del fatturato per Hotel e 0,8% per i ristoranti (10,6% e 3,7% del Mol)”.

CORSINI: “SI PUÒ FARE DI PIÙ PER LE PICCOLE IMPRESE”

“C’è una sofferenza nelle piccole imprese, che riguarda tutto il Paese e non solo l’Emilia-Romagna. Su questo dobbiamo concentrarci, di più di quanto abbiamo fatto fino ad oggi, di più anche in questa regione”. Lo segnala l’assessore a Turismo e Commercio dell’Emilia-Romagna, Andrea Corsini, intervenendo all’assemblea annuale della Confesercenti regionale a Bologna. Assente il presidente della Regione Stefano Bonaccini, per via dell’emergenza maltempo, è Corsini a raccogliere l’appello dell’associazione che continua a denunciare un calo di negozi, oltre ad un certo peso della tassazione comunale, nonostante l’Emilia-Romagna venga definita in questi anni la locomotiva d’Italia. Comincia in sala il prof Lucio Poma, responsabile scientifico industria-servizi innovazione di Nomisma, che intrattiene l’assemblea leggendo tra le righe delle classifiche: “Si trattano i dati, ma bisogna anche conoscere le imprese. Le medie, come insegna il pollo di Trilussa, vanno lette. L’Italia ha crescita zero, ma questa è data da una parte di Paese che non solo sta a galla ma va benissimo, con margini operativi oltre il 15%, e da una parte che invece fa molta fatica. La somma ci dà zero. Dire che l’Emilia-Romagna cresce del 3%- evidenzia il prof- non significa dire che tutte le imprese crescono così. Vent’anni fa sì, più o meno era vero, ma oggi no. E non si tratta per forza della differenza tra grandi imprese e piccole imprese: chi ha capito il ‘nuovo’, chi ha capito quello che sta accadendo nel commercio o nell’industria, sta andando molto bene. Chi fa fatica a comprendere si trova circondato e, complice una grande incertezza, fa sì che le imprese davvero non sappiano dove andare”.  Quindi, tira le somme Poma, “alla politica bisogna chiedere non una distribuzione dei redditi, visto il contesto globale, ma come riuscire a collegare questa parte debole alla crescita di quella più forte: in tutto questo le tasse non solo sono negative, perché aumentano i balzelli, ma, se non sono certe producono incertezza, colpendo le piccole imprese due volte”. Ragiona allora Corsini, intervenendo in sala prima delle conclusioni della presidente nazionale Confesercenti Patrizia De Luise: “I dati economici anche di Nomisma- continua l’assessore regionale- certificano che l’Emilia-Romagna è una regione che in questi anni è cresciuta, dal pil all’export passando per i numeri del turismo che ha dato un contributo determinante. Certo, si parla di una media: la crescita riguarda le imprese grandi o medio-grandi, quelle che esportano e che vanno nel mondo”. Corsini riconosce dunque che si può fare di più, ripartendo “dalle cose che abbiamo proposto in questi anni: il bando sulla digitalizzazione da due milioni di euro, che non riguarda solo il commercio online, e il nuovo e innovativo bando, che uscirà tra qualche giorno, che consentirà di assegnare ai commercianti altre importanti risorse, oltre il meccanismo tradizionale d’intesa con le associazioni di categoria e i Comuni, pari a quattro milioni”, sono gli esempi citati dall’assessore.

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