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Milite ignoto, un soldato che legge una lettera: ecco la moneta commemorativa

"E' un tributo a tutti i soldati italiani che nel corso del primo conflitto mondiale hanno perso la vita per l'Italia e la libertà", ha detto il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini
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ROMA – Una moneta in argento dal valore nominale di 5 euro, tirata e coniata in 5mila esemplari che raffigura sul dritto un milite in guerra mentre legge una lettera e sul rovescio il particolare dell’ Altare della Patria che accoglie il feretro dal 1921. E’ la moneta commemorativa del Milite Ignoto, ideata e realizzata dall’artista incisore della Zecca Silvia Petrassi, presentata oggi pomeriggio presso la sede storica della Zecca italiana alla presenza del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini; del ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco; di Antonio Palma, Presidente del Poligrafico e Zecca dello Stato e l’Amministratore delegato Paolo Aielli. L’evento è una delle tappe celebrative che porteranno al culmine della commemorazione il 4 novembre, in cui ricorrerà il centenario della traslazione del Milite Ignoto.

“E’ un tributo a tutti i soldati italiani che nel corso del primo conflitto mondiale hanno perso la vita per l’Italia e la libertà”. E’ un ringraziamento profondo quello con cui il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha commentato e descritto il valore simbolico della moneta commemorativa del Milite Ignoto. “Quel soldato rappresenta uno dei simboli più importanti e ancora moderni su cui poggia il concetto di unità nazionale. Quella traslazione nel 1921- ha detto ancora Guerini- rivedendo quelle immagini del convoglio che ha attraversato l’Italia e i tanti italiani che si levavano il cappello e si inginocchiavano, non può lasciare indifferenti. Celebrare il Milite Ignoto credo sia un atto di grande profondità, di riflessione interiore che voglio dedicare ai nostri caduti, soprattutto a quelli senza nome. La moneta presentata, come il francobollo di ieri a Bari, è un momento importante in questo percorso, ma non è solo un omaggio, è un simbolo anche per le future generazioni”.

Un pensiero speciale quindi ai giovani che nella prima guerra pagarono un grande tributo e l’immagine del soldato che legge una lettera, ha detto Guerini, “ci rimanda al senso patriottico di uomini che seppero agire con coraggio in un contesto drammatico”.

Il ministro dell’Economia e Finanze, Daniele Franco, ha parlato del Milite ignoto ripercorrendo anche ricordi di famiglia e della propria infanzia. “La mia infanzia- ha ricordato- l’ho passata nei luoghi del Veneto dove si è combattuto. Nei racconti dei miei nonni il ricordo della Prima guerra mondiale ricorreva. Chiunque cammini sulle Alpi la ritrova: cimiteri, trincee e camminamenti. Molte sono le tombe di ignoti, ai giovani potrà sembrare strano ma guardando ai cimiteri di guerra non lo è. Erano ragazzini e questa è l’occasione per ricordare uno dei 600mila soldati che non sono tornati a casa. Questa moneta è un’opera che dà un messaggio molto bello. Credo sia un’occasione che conferma l’importanza dell’Istituto Poligrafico dello Stato- ha dichiarato ancora il ministro dell’Economia e delle Finanze, ricordando anche la moneta dedicata a medici e infermieri- in questa moneta si vede l’anima artigianale e artistica e quella tecnologica e digitale”. Il ministro ha sottolineato inoltre come “la capacità di innovare abbia consentito di gestire al meglio la fase di pandemia e lockdown, quindi complimenti al Poligrafico dello Stato” ha detto Franco.

Guerini ha concluso con un riferimento e uno sguardo più ampio: “Celebrare il Milite Ignoto per le Forze Armate e per gli italiani è anche il modo per rinnovare la gratitudine del Paese per i nostri militari in Patria e all’estero“. E ha ricordato, il ministro, le missioni e l’impegno profuso dai militari anche in pandemia.

Un ringraziamento conclusivo quello di Antonio Palma, Presidente del Poligrafico e Zecca dello Stato che ha valorizzato “l’empatia” che la moneta restituisce a chi l’osserva con questo soldato ritratto in un momento di “domesticità”. Per fortuna, ha concluso, “stiamo rivivendo una rivalutazione dei simboli e dei valori identitari” per troppo tempo espunti come “nazionalismo”. E infine un appello: “Bisogna celebrare il nostro passato”.

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