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Continua il presidio no green pass a Trieste, ormai è “turismo della protesta”

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In piazza meno di duemila persone impegnate in girotondi, tamburi e cori. Pochissimi i triestini presenti
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TRIESTE – Tamburi con i bottiglioni di plastica, girotondi mano nella mano, “libertà, libertà” e l’immancabile “la gente come noi non molla mai”. La protesta a Trieste non recede, sebbene in mattinata i presenti siano meno di duemila, per lo più le persone arrivate da fuori città e fuori regione nei due giorni precedenti, seguendo il tam-tam sui social.

Pochi i triestini tra i manifestanti, anche se le vie delle città sono piene, oramai tornate alla normalità. Ancora di meno, rarissime, le tute fluo dei portuali locali che hanno dato vita alla protesta, venerdì scorso, contro il green pass. I bivacchi che ieri conquistavano il centro dei piazza Unità si sono spostati più a lato, lungo il muro del palazzo della Regione, con persino una specie di ‘supermercato’ in miniatura. Sparito il palco elettrificato che ieri dal nulla era sorto al centro della piazza, senza alcuna autorizzazione, e da cui numerosi gruppi di varia ispirazione e persone per lo più da fuori città arringavano la folla. Anche la presenza delle forze dell’ordine si è ridotta, sebbene la Prefettura sia ancora fortemente presidiata dalla polizia.

Oggi gli arrivi dei manifestanti a Trieste sembrano essersi fermati. Nei tre giorni scorsi di fatto si era verificato un fenomeno di ‘turismo della protesta’. Soprattutto ieri. Con una manciata di autobus e numerose automobili private arrivati in Porto Vecchio, da cui poi gruppi di persone, zaini in spalla, si erano riversate verso piazza Unità, distante circa un chilometro.

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