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Soli e meno capaci di muoversi, a Bologna gli anziani ‘peggiorano’

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Una ricerca promossa dalla Cisl rivela che le condizioni degli anziani sono peggiorate dopo la pandemia: quasi uno su due ha più difficoltà
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BOLOGNA – Sempre più soli e con maggiori difficoltà a muoversi, in particolare a uscire di casa, dove spesso sono presenti barriere architettoniche. Difficoltà che in media per quasi uno su due sono peggiorate nell’ultimo anno, anche a causa della pandemia. Si conferma così la condizione di fragilità diffusa degli anziani a Bologna, secondo una nuova ricerca condotta dalla Fondazione Generazioni della Cisl, che ha distribuito una serie di questionari nei mesi scorsi, durante la seconda ondata della pandemia. “Questa ricerca è un utile biglietto da visita per la Cisl nei confronti del nuovo sindaco di Bologna e della sua Giunta, come contributo del sindacato per il lavoro dei prossimi cinque anni”, manda a dire il presidente della Fondazione, Sergio Palmieri.

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GLI ANZIANI ‘FRAGILI’ SONO 307

Su 382 risposte ottenute dalla Cisl, dunque, sono 307 gli anziani che hanno dichiarato di essere in condizione di fragilità: il 57% è donna, metà hanno tra gli 81 e 90 anni, uno su tre vive in città e due su cinque sono anziani soli, mentre tra chi ha un convivente, nel 77% dei casi si tratta del coniuge. Tre su 10 hanno anche un animale domestico. Il 51% degli intervistati ha un reddito tra i 15.000 e i 28.000 euro annui, ma c’è anche un 29% che rimane sotto la soglia dei 15.000 euro. Un terzo può contare sull’indennità di accompagnamento, mentre il 15% ha a disposizione il servizio di assistenza domiciliare. Il 48% ha però pagato di tasca propria (fino a 500 euro all’anno) per prestazioni extra, mentre il 40% è arrivato a spenderne fino a 2.500. Quasi nessuno però ha una mutua o una polizza sanitaria privata. Dal questionario della Cisl di Bologna emerge come lavarsi sia l’attività più problematica per gli anziani, per la quale il 48,5% di loro ha bisogno di assistenza. Segue vestirsi (37%) e utilizzare i servizi (35%). Un quinto degli intervistati ha però difficoltà anche a spostarsi dalla poltrona al letto e viceversa, e pure a controllare la continenza. L‘11% ha bisogno di assistenza per mangiare.

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IL 57% HA UNO SMARTPHONE, MA SOLO UNO SU TRE HA INTERNET A CASA

Nel complesso, quasi la metà degli intervistati (47%) ha visto peggiorare le proprie abilità sia motorie che cognitive nell’ultimo anno, mentre il 51% è riuscito a mantenerle. In particolare, il 55% percepisce di aver peggiorato la propria capacità di muoversi all’esterno della propria dell’abitazione.
Va meglio sul lato sociale, dove il 63% sostiene di essere riuscito a mantenere le proprie capacità. Ma il 43% percepisce di aver avuto effetti dal punto di vista comportamentale legati al persistere del Covid. Per quanto riguarda le relazioni, il 28% degli intervistati può contare su un familiare che vive nello stesso stabile, ma un quinto ha i parenti più vicini in un’altra città. Poco meno di un terzo degli intervistati (31%) dichiara di vivere in una condizione di totale o profonda solitudine. Una situazione che, negli ultimi 12 mesi, è addirittura peggiorata per il 37% degli anziani che hanno risposto al questionario. Sul fronte del digital divide, tra l’altro, il 57% possiede uno smartphone ma solo un terzo ha una connessione internet in casa. E per lo più (81%) la Rete viene usata per comunicare a distanza con amici e familiari. Sempre stando alla ricerca condotta dalla Fondazione Generazioni della Cisl di Bologna, il 34% degli anziani che ha risposto al questionario lamenta l’ostacolo causato dalle barriere architettoniche in casa, ad esempio la presenza di scale per il 58% di loro. Il 44% ha anche problemi con la vasca da bagno, considerata non accessibile (il 30% ha le stesse difficoltà con la doccia).

PARENTI, BADANTI, VICINI DI CASA: ECCO I CAREGIVER

All’esterno del nucleo, sono sempre i familiari che garantiscono per lo più un’assistenza continuativa (35%) ma il 32% degli intervistati non ha rapporti con i parenti. Un altro 35% si appoggia a figure terze per il lavoro di cura e in questo caso in più della metà dei casi si tratta di badanti. Due su cinque inoltre coltivano rapporti coi vicini di casa, ma per lo più per momenti di compagnia e fare un po’ di chiacchiere. Chi invece ha rapporti con le associazioni (uno su cinque) lo fa per lo più per esigenze sanitarie. Dal punto di vista dei familiari caregiver, quasi il 57% si fa carico da solo del lavoro di cura, che però è considerato molto (o anche troppo) pesante dal 42% di chi assiste il proprio caro anziano. A conferma di questo, il 57% dei caregiver ricorrerebbe a servizi di supporto psicologico o logistico.

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