FOTO | Violenza donne, a Roma in mostra l’omaggio a ‘Ni una menos’ di Levenson e Saurin

Fino al 17 novembre alla Casa Argentina: 94 piatti per rappresentare 'Il luogo più pericoloso'
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Piatti e torte, simboli di pace in tempi in cui la casa viene celebrata come luogo di protezione e sicurezza, diventano nella mostra ‘Ni Una Menos‘, inaugurata il 15 ottobre alla Casa Argentina di Roma, oggetti ed evocazioni artistiche di una guerra silenziosa: quella che ogni giorno si combatte “non nei campi di battaglia, con le tute mimetiche, ma nelle case” dove le donne subiscono violenza.
A spiegare all’Agenzia di stampa Dire il senso delle installazioni esposte nello spazio culturale di via Veneto 7 gestito dall’Ambasciata Argentina a Roma, è Silvia Levenson, artista, scultrice e attivista politica nata nel 1957 a Buenos Aires, in Italia dal 1980, che assieme alla figlia Natalia Saurin, visual artist esperta in video e fotografia, ha deciso di omaggiare il movimento femminista argentino nato nel 2015 con questa mostra che si chiuderà il 17 novembre, a ridosso della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. 

‘IL LUOGO PIÙ PERICOLOSO’: 94 PIATTI PER OGNI DONNA UCCISA NEL 2020 

 “L’installazione centrale è fatta di 94 piatti di ceramica su cui abbiamo inserito delle frasi che usano i mass media o la società per minimizzare o banalizzare la violenza sulle donne“, racconta Silvia Levenson. ‘Je t’aime trop’, si legge in francese, ‘Gli uomini non piangono’, ‘Era un bravo ragazzo’ e ‘Da sola non esci’ in italiano, ‘Es tu colpa si soy violento’ è scritto in spagnolo, ‘Blinded by jealousy’ in inglese, in una tavola multilingue dove vengono dati in pasto al pubblico gli stereotipi con cui si costruisce la narrazione tossica della violenza di genere. “Il numero 94 non è casuale- chiarisce l’artista- è legato al numero di donne uccise in Italia nel 2020”. Dato che Levenson confessa di aver trovato a fatica “facendo una ricerca su diversi siti e pagine femministe”, mentre in Argentina, anche grazie alla grande spinta propulsiva di Ni Una Menos, “c’è ogni anno un censimento su questi dati, sui quali poi si possono creare delle strategie per combattere il fenomeno”.

Titolo dell’installazione, esposta per la prima volta il 25 novembre del 2019 nel cortile di Michelozzo di Palazzo Vecchio a Firenze, è ‘Il luogo più pericoloso’, “perché secondo l’Onu la casa per le donne e’ il luogo piú pericoloso per la quantita’ di femminicidi che vi avvengono, in cui l’aggressore è quasi sempre qualcuno che conosceva la vittima”. Obiettivo dell’opera è, quindi, sorprendere col paradosso, mentre lo specchio sabbiato ‘Vivas nos queremos’ vuole lanciare il messaggio “che siamo tutti consapevoli, che se ammazzano una donna non c’è da solidarizzare”, ma da sentirsi coinvolte in prima persona perché “è qualcosa che ci tocca da vicino. La posizione delle artiste- precisa Levenson- è che non ci voltiamo dall’altra parte”. 

LA VIOLENZA DOMESTICA È UNA BOMBA A MANO TINTA DI ROSA 

 Sulle pareti della sala, poi, fotografie e collage di Natalia Saurin, classe 1976, ironizzano sullo stereotipo dell’amore romantico, spesso utilizzato come alibi o giustificazione dagli autori di violenza. “In una di queste cartoline- racconta Levenson- si vede l’uomo che abbraccia la donna. Natalia ha ricamato una specie di rete in cui la donna rimane intrappolata, in altri interventi ha utilizzato dei cerotti”. Completamente in vetro, materiale prediletto della scultrice, sono invece le formelle che disegnano il profilo stilizzato una maxi torta nuziale, sormontato non dalla classica statuina degli sposi ma da una bomba a mano. “Mi sono occupata sempre di tensioni domestiche e rapporti interpersonali- racconta- Nel 2005 una mia cara amica è stata picchiata dal suo compagno ed è finita in ospedale. Io l’ho accompagnata in tutto il percorso, dall’avvocata, al giudice, ai medici. Fino a quel momento pensavo che fosse un problema dell’America Latina- ricorda- e invece ho capito che il fenomeno ha la dimensioni di una guerra. Per questo ho cominciato a lavorare con l’idea della bomba a mano rosa, perché si pensa che in un rapporto di coppia e di amore sia inoffensiva. Il messaggio che voglio far passare, invece, è che la violenza contro le donne è inaccettabile in qualsiasi condizione”.

IL RUOLO DELL’ARTISTA? DARE VOCE, IN QUESTO CASO ALLE DONNE 

Levenson richiama al ruolo dell’artista, in questo caso “dare voce a tutte le donne che non ce l’hanno”, cogliendo l’opportunità di “non farle sentire sole” e di “parlare a uomini, ragazze e ragazzi per cambiare lo sguardo della società su questi temi”. Proprio com’é successo a lei. “Mia mamma è stata maltrattata dal suo compagno quando io avevo tra i 10 e i 14 anni- racconta- Da piccola mi sentivo la vittima della situazione, mi ci sono voluti un po’ di anni per capire che anche mia mamma lo era. Con Natalia siamo felicissime di poter esporre alla Casa Argentina, anche se, data la situazione, sarà meno vista. Per noi ha il senso di far sentire la nostra voce uguale a tante voci nel resto del mondo”, in un’Italia in cui “dai media viene fuori un’immagine che ha l’intenzione di far credere che le donne siano più forti di quello che in realtà sono. Per me é un modo per anestetizzarci- dice- Ogni tre giorni ne viene ammazzata una”.

ANA DE LA PAZ TITO: GRAZIE A NI UNA MENOS VIOLENZA NON PASSA INOSSERVATA

“L’arte ha anche il compito di rendere consapevoli le persone su un male sociale che ha subito un visibile incremento in tempi di pandemia e lockdown”, ha detto all’inaugurazione della mostra Ana de la Paz Tito, Console Generale della Repubblica Argentina a Roma. Nel Paese latinoamericano, infatti, “solo negli ultimi sei mesi, si sono verificati 127 femminicidi, vale a dire, uno ogni 34 ore, e il 71% di questi casi sono stati commessi all’interno dell’abitazione che quella donna condivideva con il proprio compagno o che aveva condiviso con il suo ex compagno”. Numeri agghiaccianti che fanno il paio con il dato italiano che racconta come nel 2018 oltre l’80% delle 133 donne uccise fosse stata vittima di una persona conosciuta.

“Ciò che é appunto argentino e che ci riempie d’orgoglio- ha aggiunto Ana de la Paz Tito- é la nascita di un movimento di protesta di donne che nel 2015 ha alzato per la prima volta la sua voce contro la violenza sulla donna e contro la sua conseguenza più grave e palese, il femminicidio. Le loro prime rivendicazioni- ha ricordato- sono state quelle di chiedere uno stanziamento per l’attuazione di una legge che avesse lo scopo di sradicare la violenza contro le donne, la pubblicazione di statistiche ufficiali sui femminicidi e la creazione di case rifugio. Quel movimento, dal quale la mostra prende il nome in segno di omaggio, e che ha ispirato femministe di altri Paesi, ha oltrepassato le frontiere nazionali per espandersi prima in America Latina e arrivare poi fino in Europa”. È proprio grazie a Ni Una Menos che, secondo la Console, “questo tipo di violenza ormai non passa più inosservata. È diventata una problematica di pubblico dominio, come cerca di evidenziare questa mostra. A noi donne argentine- ha concluso- riempie d’orgoglio l’aver dato vita a questo movimento pacifico di protesta e pressione, che non solo tenta di modificare una realtà triste e dolorosa ma di mettere anche in primo piano la sorellanza e l’empatia fra di noi, e lo fa in modo pacifico, come l’hanno fatto prima altre donne argentine riconosciute a livello internazionale per la loro leadership e la loro resilienza, le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo”.

IL 25 NOVEMBRE FLASH MOB A MILANO

‘Ni Una Menos’, che il 25 novembre 2020 avrebbe dovuto essere ospitata al Palazzo Reale di Milano, a causa del riacutizzarsi dell’emergenza Covid si trasformerà nel capoluogo lombardo in un flash mob. “Siamo in contatto con alcuni gruppi femministi a Milano per fare un’azione sul tema dei piatti de ‘Il luogo più pericoloso’- fa sapere Levenson- probabilmente la mostra– conclude- resterà a Roma”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

20 Ottobre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»