Uganda, ecco Lacor: l’ospedale degli eroi moderni

Al St. Mary Hospital Lacor, ospedale del Nord Uganda, lunedì partirà la campagna di screening dell'associazione Afron
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GULU (UGANDA) – Oltre 2mila morti e piu’ di 3mila casi conclamati. E’ il bilancio spietato dell’ebola e delle sue vittime nella Repubblica Democratica del Congo. Un killer che continua a bussare alle porte dei paesi limitrofi con una morte sospetta in Tanzania a fine settembre e un altro caso a Kasese, a fine agosto, in Uganda. 

Quando si entra al St. Mary Hospital Lacor, ospedale del Nord Uganda, dove lunedi partira’ la campagna di screening dell’associazione Afron, si viene accolti dal ritratto, insieme ai coniugi e medici Lucille Teasdale e Piero Corti che lo fondarono, di Matthew Lukwiya, supervisore del Lacor, un medico ‘martire’ caduto sotto i colpi dell’ebola, nel 2000, quando il virus busso’ alle porte dell’Uganda. 

Dal 1983, anno del suo arrivo, quando era poco piu’ di un giovane, divenne in poco tempo, per bravura e voglia di fare, il braccio destro dei coniugi Corti. E’ lui che negli anni bui della guerra apre le porte dell’ospedale per offrire riparo alle persone che scappano. E’ lui che rifiuta un’offerta alla School of Tropical Medicine di Liverpool. Ed e’ sempre lui, negli anni duemila, che inizia a fare i conti con questa strana febbre emorragica che si diffonde rapidamente tra la popolazione locale Acholi che ha l’usanza di lavare il defunto prima della sepoltura. 

Quando i sospetti iniziano a diventare indizi il dottor Lukwiya, sfidando tempi e burocrazia, allerta il Commissario per la salute ugandese, fa fare le analisi sui campioni sospetti e arriva il verdetto. I pazienti continuano a morire come mosche, il Lacor perde infermieri, il personale sanitario ha paura di lavorare anche se Matthew li esorta, li incoraggia, li porta avanti, sempre lui in prima fila con turni di lavoro infiniti, fino a quella notte in cui, precipitandosi dai suoi pazienti, indossa tutte le precauzioni tranne gli occhiali. E’ cosi’ che probabilmente si contagia e muore il 5 dicembre del 2000

Studenti specializzandi che vengono qui da tutto il Paese, volontari, associazioni, medici di altre nazioni al Lacor trovano soprattutto questo esempio. Nel perimetro di questo ospedale, fatto di tanti blocchi di costruzioni che sembrano case, con ampi spazi verdi che interrompono le file di queste casette basse, uniformi, con il tetto tipico, c’e’ anche una Guest House, una cappella e un refettorio. 

Primo ospedale non profit dell-Uganda e secondo per importanza dopo il governativo di Mulago che si trova a Kampala, il Lacor e’, dati alla mano, un faro per tutta l’Uganda. Le donne chiamate a raccolta dall’associazione Afron, domani, alle prime luci del mattino varcheranno il cancello d’ingresso del Lacor, l’ospedale di Matthew Lukwiya e dei coniugi Corti: eroi moderni che la gente qui non ha mai dimenticato.

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20 Ottobre 2019
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