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I partiti e la riforma del lavoro: le proposte a confronto con LabLaw

Il direttore dell'Agenzia Dire Nico Perrone modera il dibattito con Marta Leonori (Pd), Paola Mancini (FdI) e l'avvocato Francesco Rotondi

Pubblicato:20-09-2022 19:04
Ultimo aggiornamento:20-09-2022 19:04
Canale: Lavoro
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ROMA – Il tema della riforma del lavoro sarà al centro della prossima legislatura e tanti saranno i nodi da sciogliere per i partiti: lavoro sommerso, reddito di cittadinanza, riduzione del cuneo fiscale, salario minimo. Se ne è parlato oggi al confronto in diretta su DireTv, moderato dal direttore dell’Agenzia Dire Nico Perrone, tra la consigliera regionale e candidata del partito democratico, Marta Leonori, con Paola Mancini, candidata per Fratelli d’Italia, e l’avvocato giuslavorista Francesco Rotondi, fondatore dello studio LabLaw.


LEONORI (PD): LOTTA A SOMMERSO E CONTRATTI PIRATA, MAI PIÙ STAGE GRATUITI

“I pilastri del programma del Partito Democratico sono lavoro, ambiente e diritti. Partiamo dalla lotta al lavoro nero, sommerso e ai contratti pirata, elementi che creano una concorrenza sleale anche per gli imprenditori che vogliono investire nel nostro Paese”. Così Marta Leonori, vicepresidente del Comitato per l’attuazione delle leggi del Consiglio regionale del Lazio, nel suo intervento di oggi nel corso del confronto in diretta con LabLaw- Studio Legale Rotondi&Partners, su DireTv.


“Abbiamo quindi anche l’impegno all’introduzione del salario minimo secondo le indicazioni europee e la riduzione del cuneo fiscale- ha proseguito Leonori- E siamo impegnati sulle maggiori fragilità del nostro Paese, che sono territoriali, di genere e di età. I dati sull’occupazione giovanile ci rendono il fanalino di corsa dell’Europa, che pure ha molto investito nei giovani con il Pnrr. Sono fiera del mio partito- ha aggiunto- che in Parlamento ha definito investimenti proprio su questi tre assi, tanto che al termine di questa legislatura abbiamo visto l’approvazione della legge sulla parità salariale, che può permettere di investire su pari opportunità e servizi”.


Anche sul tema dei giovani, ha detto Leonori, “abbiamo un impegno chiaro: mai più stage gratuiti. Non sono un lavoro, ma sfruttamento. l’impegno è rafforzare l’apprendistato, per fornire uno strumento lavorativo alle imprese e favorire la formazione”.


Poi il tema dei nuovi lavori, con “investimenti sul piano dello smartworking e del lavoro agile e il riconoscimento dei nuovi lavori in particolare sulle piattaforme digitali”. Ancora sui nuovi lavori, Leonori si è detta “convinta che non sempre dobbiamo intervenire con le leggi, ma non possiamo nasconderci che in alcuni casi il mercato del lavoro è molto cambiato e alcune leggi esistenti non si adattano alle trasformazioni che abbiamo vissuto negli ultimi 10 anni. Il nuovo modello e la nuova modalità di svolgimento richiedono anche interventi legislativi”.


Sul Reddito di cittadinanza “va fatto un tagliando”, ha detto Leonori. Il reddito, però, “ha fatto emergere un tema, che riguarda soprattutto le fasce più deboli: esistono offerte lavoro a condizioni inaccettabili, se vogliamo chiamarlo lavoro. Va fatto un tagliando ma non è una misura da cancellare. Le truffe ci sono e vanno contrastate ma sono una parte residuale. Va rafforzato l’aspetto dell’offerta di lavoro. Va trovato un equilibrio tra Rdc e rafforzamento del mondo del lavoro”, ha concluso.

MANCINI (FDI): RISCOPRIRE CONTRATTO PROSSIMITÀ, NO A RDC E SALARIO MINIMO


“Noi siamo per un mercato del lavoro libero, equo e partecipativo. Questo non vuol dire l’introduzione di un salario minimo, perché il gap contrattuale si può contrastare con gli strumenti già presenti. Va incoraggiata la contrattazione aziendale e territoriale ed è necessario riscoprire il contratto di prossimità”. A dirlo, nel corso del confronto, è stata Paola Mancini, candidata di Fratelli D’Italia.

“In Italia ci sono politiche attive pensate per interventi di emergenza che però sono inefficienti di fronte a un mercato del lavoro in continua evoluzione. È necessario che ci siano strumenti che sappiano accompagnare la persona. Il primo tassello è il lavoro sulla formazione: tirocini in scuole e università, alternanza scuola lavoro strutturata. Poi, serve formazione nel lavoro. È tempo di riconoscere una sorta di conto formazione. Un fondo per la persona da spendere per riqualificarsi, indipendentemente dal lavoro che si svolge”, ha dichiarato.

Sul Reddito di cittadinanza, “avrebbe dovuto avere un senso nel contrasto alla povertà con il lavoro- ha detto- ma non possiamo accettare una misura che demotiva i lavoratori, che diventano inattivi, e che alimenta il mercato del lavoro nero. Dobbiamo tornare a premiare chi lavora e chi crea lavoro. Questo- ha proseguito- anche con una politica sui costi del lavoro, con una diminuzione dei costi a carico dell’impresa: chi più assume meno paga. Il premio al lavoro– ha ribadito- deve essere alternativo a qualsiasi misura di sostegno al reddito che sia solo assistenzialismo. Oggi i salari sono inferiori rispetto ai Paesi europei. Va diminuito il cuneo fiscale”. Ancora sull’Rdc, “credo che la parte di truffa sia molto rilevante (5 miliardi). L’Rdc ha disincentivato il lavoro e incentivato il lavoro nero. Il giovane non intente attivarsi perché ha ricevuto l’Rdc: dobbiamo dargli una proposta diversa”.

Altro tema toccato è stato quello del lavoro agile: “La pandemia- ha dichiarato Mancini- ha portato un nuovo ordine nei processi aziendali. Questo nuovo assetto non deve essere ottusamente impedito perché è frutto della nuova organizzazione. Poi c’è il welfare aziendale, con l’impresa che diventa veicolo di welfare. La conciliazione fra vita e lavoro non può essere strutturata solo con strumenti retributivi e congedi ma anche con strumenti che soddisfino le esigenze di cura, quindi non salario ma beni e servizi”. E sulla previdenza: “Deve avere un nuovo presupposto”, ha detto Mancini. “Si dovrebbe impostare una riforma previdenziale che metta al centro i giovani perché stiamo crescendo una generazione senza garanzie future. Incentiviamo il welfare anche per dare risposta a un patto generazionale che con i nostri bassi livelli di natalità non regge più”, ha concluso.

ROTONDI (LABLAW): SERVE RIFORMA GLOBALE, NO LEGGI A PIOGGIA

“Non si può immaginare che la lotta al lavoro nero sia una innovazione. Il problema non è una dichiarazione in tal senso ma è attivare quei controlli. I programmi del centrodestra e del centrosinistra hanno tutti una valenza. Non ci sono tematiche che devono essere espunte in un ambito di riforma. Ma mi sembra che manchi la volontà di fare qualcosa di strutturale. Invece bisogna ripensare i principi generali. Se restano sempre gli stessi, tutti ciò che avviene con la legislazione nuova diventa straordinario”. Così l’avvocato Francesco Rotondi, fondatore e managing partner di LabLaw Studio Legale Rotondi & Partners.

Sul tema dei nuovi lavori, “non trovo il concetto di novità nel lavoro. Non esistono nuovi lavori, esistono da decenni, non necessitiamo di leggi ma di organizzazioni che possano accoglierli e rendere l’impresa sostenibile. Se non si ha un occhio di riguardo verso l’organizzazione nuova, non avremo nessuna riforma che possa ottenere quei risultati. Quando si parla di riforma del mercato del lavoro, noi dobbiamo anche mettere a terra il ‘come’, altrimenti rimangono delle enunciazioni”.

Per Rotondi, “l’idea della territorialità è fondamentale. Non è possibile ragionare con leggi a pioggia. Anche il salario minimo è pazzesco immaginarlo trasversale su tutto il territorio: 9 euro l’ora può andare bene per una determinata area territoriale e non garantire una vita dignitosa altrove”. E ancora: “Non capisco perché riconoscere la differenza debba essere uno stimolo alla disuguaglianza: è il contrario, è equità. Questo vale sia per la retribuzione sia per gli ammortizzatori sociali. Quando arrivano senza tener conto delle disuguaglianze, creano ulteriore disuguaglianza”.

Per Rotondi, “bisogna attuare una riforma globale che pensi anche ai lavoratori autonomi, perché c’è ormai una parificazione tra lavoratori subordinati e autonomi. Va ripensato concetto di differenza. Anche i giovani– ha aggiunto- non possiamo pensarli con il posto fisso, perché vogliono muoversi e imparare. Un intervento su questo va fatto e va considerato”.


Quali dovrebbero essere le priorità? “Visto il momento storico il primo segnale forte ci deve essere sulla riduzione del cuneo fiscale e la liberalizzazione del mercato. Liberalizzazione non vuol dire pirateria: vuol dire che ci sia mercato giusto e equo ma senza limiti che ne impediscano la realizzazione”.

E sulle parti sociali, “sia di imprenditori che di lavoratori devono fare un passaggio di livello perché negli ultimi decenni non hanno assistito bene ai cambiamenti e non hanno colto grandi opportunità”, ha detto. “È un fattore interno che deve essere aiutato non stigmatizzato. Comunque ricordiamo che tutti i buchi che le leggi hanno sono stati colmati o con la giurisprudenza o con la contrattazione collettiva”, ha concluso.

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