VIDEO | Robotica al femminile, si sfidano in cento per Think Pink

Evento all'Auditorium della Tecnica dell'Eur a Roma, con Confindustria, Pearson, B-Iniziative, Elis,Gellify e Shl. Obiettivo avvicinare le ragazze alle Stem e alla robotica
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ROMA – Un tablet, un piccolo robot e oltre 100 giovani e giovanissimi divisi in team, quasi tutti al femminile. Sono gli ingredienti di ‘Live Robotica, Think Pink’ la sfida tecnologica organizzata da Comau con Campus Party Italia all’Auditorium della Tecnica dell’Eur a Roma in partnership con Confindustria, Pearson, B-Iniziative, Elis, Gellify e Shl.

Obiettivo dell’evento avvicinare le ragazze al mondo delle Stem e della robotica, ascoltando le testimonianze di professioniste del settore e mettendo alla prova le proprie capacità nel mondo del coding. Protagonista della sfida e.DO, un piccolo robot movimentato grazie a un tablet, che può spostare piccoli oggetti per raggiungere un obiettivo definito nello spazio, cercando di trovare la soluzione più efficace.

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“Crediamo che la robotica sia qualcosa che non deve fare paura ma attirare le ragazze verso studi scientifici per comprendere meglio come cambierà il mondo del domani- ha dichiarato alla Dire Donatella Pinto, direttrice della risorse umane di Comau- Riteniamo che in questo modo riusciamo a far capire quanto può essere praticamente interessante studiare matematica, fisica, per le applicazioni concrete e per dare opportunità di lavoro per le donne nel futuro. Culturalmente si pensa che le ragazze non abbiano interessi di tipo scientifico, mentre tutte noi applichiamo la tecnologia tutti i giorni. Si tratta semplicemente di presentarla come un aspetto della vita, come un’applicazione pratica. La teoria allontana chi non ha interessi che lo vede come un mondo arido, non come un mondo che può offrire delle opportunità come in realtà è”.

L’inziativa “vuole dare piena valorizzazione a questa nostra dimensione rosa- ha dichiarato poi nel suo intervento Pierangelo Albini di Confindustria- che può trovare grande spazio nelle scienze e nelle tecnologie dove i cervelli non hanno sesso”. Posizione condivisa dalle eccellenze al femminile che nel corso della tavola rotonda hanno portato la testimonianza di un mondo, quello delle scienziate e delle esperte di robotica, che si sta facendo sempre più spazio in un campo fino a qualche tempo fa a egemonia maschile. Come Viviana Pinto, matematica specializzata in intelligenza artificiale approdata alla robotica educativa, o Velia Siciliano, ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologie (Iit), esperta di biotecnologie mediche: “Ho studiato a Napoli dove ho anche portato avanti il dottorato, poi sono stata negli Stati Uniti e a Londra, ma non ho mai pensato di rientrare in Italia accontentandomi– ha raccontato la biotecnologa- Sono qui per darvi un messaggio di fiducia: fate un’esperienza all’estero e non fatevi sfiduciare da quello che si sente sul nostro futuro, perché la mia storia dimostra che quando ci si impegna veramente e ti piace quello che fai arrivi dove vuoi”. A farle eco Francesca Santoro, ingegnere elettronico a capo di un gruppo di ricerca per l’Istituto Italiano di Tecnologia al centro di Napoli: “Anche se ho fatto il dottorato in Germania e poi sono stata negli Stati Uniti non mi sono mai sentita un cervello in fuga. Per me la parola chiave per il futuro di vedere le donne impegnate nelle Stem è proprio ‘normalità’- ha sottolineato alla Dire- Di eventi di questo genere ce ne sono tanti e sempre di più impariamo quanto le donne possono essere incluse in tecnologie e innovazione. Il mio augurio per il futuro è che si discuta tra dieci anni di come ci possa essere uguaglianza e di come il contributo è totalmente al pari nella normalità”.

Tante le ragazze che hanno scelto di partecipare al Think Pink per sperimentare il primo approccio alla robotica. È il caso di Micaela, 22 anni, studentessa di ingegneria informatica, nei sogni un robot che possa “aiutare nella quotidianità”. E di Alessia, 21 anni, che invece immagina di inventare un robot che “possa aiutare dal punto di vista fisico, magari in campo biomedico“. In questo campo, secondo Alessandra, 24 anni, studentessa di Data Science alla Sapienza, “le donne possono dare dei risvolti diversi da quelli degli uomini anche dal punto di vista dell’intelligenza emotiva”, progettando magari “un gatto con un’intelligenza un po’ più umana. Sarebbe divertente”.

Al termine della sfida l’esecuzione del programma realizzato da ogni gruppo sarà visionato da una giuria Comau che premierà i lavori migliori.

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20 Settembre 2019
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