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Il cielo universale del ‘sommo Poeta’, Ravenna celebra il ‘Dantedì’

Resta l’incognita della data, accademici e intellettuali si dividono
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Dante ci sta benissimo: in questo afflato di risveglio europeo, in questo sentimento sotto traccia di ‘scampato pericolo’  da tentazioni sovraniste, un buon tassello è stato messo a Ravenna, al festival ‘Dante 2021’, che celebra il Sommo Poeta in vista del settecentesimo dalla morte, e che quest’anno lo ha rilanciato anche come “europeista ante litteram” .

Dante “aveva una visione universalistica, sosteneva un concetto di impero che corrispondeva più o meno all’Europa. Un impero universale  che dava la pace, l’ordine e le leggi”:  sotto questa luce lo ha illuminato Enzo Moavero Milanesi, ex ministro degli Esteri di un governo non molto amato da quell’Europa che lui ha studiato da giurista, insegnato  nelle aule universitarie come professore di diritto dell’Unione europea e frequentato nelle sedi più alte quando era giudice di primo grado presso la Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Dante poeta universale quindi e il suo universo di allora era appunto l’Europa, anche se lui era “profondamente italiano, ma proiettato nel mondo”, come sottolinea Domenico De Martino, direttore artistico del festival di Ravenna. Quando, durante l’esilio, gli dicono di tornare a Firenze ma in una condizione di ‘sorvegliato speciale’, Dante rifiuta e risponde con un monito che oggi è più che mai attualissimo: “Il cielo è sempre lo stesso, ovunque io sia”.

Per tutto questo, oltre che per il suo straordinario valore civile e culturale, è sentito ormai quasi come un obbligo nazionale istituire la Giornata dedicata a Dante, giornata mondiale però, perché il poeta fiorentino è patrimonio dell’umanità. L’idea è stata lanciata nel 2017 dal giornalista del ‘Corriere della Sera’ Paolo Di Stefano e ha ricevuto moltissime adesioni anche nel mondo accademico. A Ravenna ha avuto la sua consacrazione, con l’auspicio e l’impegno di Carlo Ossola, presidente del Comitato nazionale per la celebrazione dei 700 anni della morte, di istituirla proprio in questo anno: “Noi la Giornata mondiale di Dante l’abbiamo approvata. Auspicabilmente sarà promulgata dal presidente della Repubblica ed è anche indispensabile il timbro dell’Unesco”.   

“E’ incredibile- dice Paolo Di Stefano-  che per sette secoli nessuno abbia sentito l’esigenza di una giornata che ricordasse Dante e, attraverso lui, contribuisse ad unire gli italiani. E’ l’uovo di Colombo, la scoperta dell’acqua calda. Esiste una lista interminabile di ‘Giornate mondiali’, persino la giornata delle donne rurali e dello squash… E non Dante?”.   

Certo che sì e le migliori teste si stanno cimentando per trovargli un’adeguata centralità. A cominciare dal professor  Francesco Sabatini, linguista, filologo e presidente onorario dell’Accademia della Crusca, il primo a rispondere all’iniziativa. A lui si deve la scelta del nome ‘Dantedì’, dopo lunga e ponderata riflessione: “Intanto- spiega-  non volevo che si usasse il nome inglese, ‘Dantedì’ è una parola corretta, efficace, gioiosa e luminosa perché ‘dì’ evoca il giorno e quindi la luce. E poi Dantedi’ può essere letto anche come ‘Dante dicci ancora’”. E molto ancora avrebbe da dire al mondo il poeta fiorentino.  Sabatini auspica infine che si crei un logo con i tre colori italiani.

Sembra tutto pronto quindi, ma c’è uno scoglio importante da superare e non è da poco: stabilire il giorno. Su questo il dibattito è ancora aperto. Ossola non ha dubbi: deve essere il 13 settembre, perché il giorno della morte di Dante è l’unica data certa che abbiamo della sua biografia. Ma è una data contestata da chi vuole rendere centrale la scuola nella celebrazione del ‘Dantedì’, che si auspica porti un indotto di arricchimento dei programmi di studio del Poeta.  Il problema è che il 13 settembre le scuole sono perlopiù ancora chiuse e non avrebbero il tempo di dare adeguato risalto a un evento di questa portata.

Si dividono sulla data della Giornata intellettuali, professori e dantisti. Uno lo cita lo stesso Paolo Di Stefano, sposando la sua indicazione: “Il dantista Marco Santagata sostiene che il 25 marzo potrebbe essere una buona data perché indizi interni alla Divina Commedia e non solo farebbero pensare che è il giorno dell’ingresso del pellegrino Dante nell’altro mondo, l’avvio del viaggio nell’aldilà”.

Anche De Martino propende per un giorno che possa coinvolgere appieno le scuole: “Intanto- sottolinea-  c’è un’incertezza perfino sulla data della morte, di sicuro è indicata fra il 13 e il 14 settembre quindi potrebbe essere anche il 14. Poi ci sono anche altre ipotesi oltre al 25 marzo, ci si può cimentare in varie interpretazioni dei riferimenti biografici danteschi, la scelta diventa alla fine convenzionale, sono allora per la data su cui la maggioranza si trova d’accordo,  cioè il 25 marzo”.   

Il dibattito è molto vivace e ancora aperto, resta l’entusiasmo di tanti, di chi, come Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana e della Cassa di Ravenna che sponsorizza il festival dantesco, vede nel ‘Dantedì’, la possibilità di  celebrare il Poeta “non una volta ogni 100 anni, ma ogni anno e in tutto il mondo”.

Perché Dante, come chiosa Moavero Milanesi che è stato fra i primi ad aderire alla Giornata mondiale, “resta un elemento presente in ciascuno di noi, anche in chi non lo ha conosciuto sui banchi di scuola  e in chi non è cresciuto insieme a lui”. Insomma, “lo abbiamo dentro Dante e chi non lo ha dentro è perché non sa di averlo ma in realtà ce l’ha lo stesso”.

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