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Italiani rapiti in Libia, P. Bugeja: “Sequestro in zona off limits”

libia
L'amministratore apostolico di Tripoli: "A Ghat i cristiani isolati"
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bugeja01ROMA – “Gli italiani sono stati rapiti in una zona ‘off limits’, che puo’ essere raggiunta solo con grandi rischi in automobile attraverso il deserto” spiega alla Dire padre George Bugeja, amministratore apostolico di Tripoli, responsabile proprio a Ghat di una piccola comunita’ di cattolici africani. “Sono appena venti in una zona a maggioranza tuareg” precisa il religioso: “E’ da tempo che non possiamo andarli a trovare, per motivi di sicurezza”.

Ghat e’ una cittadina del sud-ovest della Libia, situata quasi al confine con l’Algeria. “Per raggiungerla bisogna attraversare il deserto dopo essere arrivati in aereo a Sabha o a Ubari” spiega padre Bugeja: “Sono sorpreso che, nonostante tanti rischi, aziende straniere continuino a lavorare in quella zona”.

A Ghat oggi vivono circa 18mila abitanti. Nell’area e’ radicata una comunita’ tuareg che, secondo fonti di stampa concordanti, avrebbe stretto alleanza con il governo di Tripoli guidato da Fayez Al Serraj. In passato la cittadina era uno snodo del commercio carovaniero attraverso il Sahara.

Nel 1913 venne occupata dall’Italia, vincitrice della guerra con l’Impero Ottomano. Per difendere le proprie posizioni, gli italiani completarono la ricostruzione di un forte turco eretto nel XIX secolo che domina Ghat dalla collina di Koukemen. I tecnici rapiti, Bruno Cacace e Danilo Calonego, impiegati della societa’ di costruzioni Con.I.Cos, lavoravano a un aeroporto cittadino.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

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