VIDEO | Al-Issa (Lega musulmana mondiale):”È l’ora del dialogo”

Il segretario generale alla 'Dire': "dico 'no' all'islam politico"
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RIMINI – “Partiamo dalle cose che ci uniscono, dal rispetto e dalla comprensione dell’altro” risponde Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Lega musulmana mondiale. Già ministro della Giustizia dell’Arabia Saudita, dal 2016 alla guida di questa organizzazione che rappresenta ong di oltre 50 Paesi a maggioranza islamica, parla con l’agenzia Dire prima di intervenire a un dibattito al Meeting di Rimini con il politologo francese Olivier Roy. Il titolo dell’incontro è “Conoscersi per capirsi, capirsi per conoscersi”. L’orizzonte è ampio e attraversa i continenti passando dalle aree di crisi.

“Siamo qui al Meeting per rafforzare l’amicizia tra i popoli e le culture, puntando sui valori che abbiamo in comune, come la fede nella giustizia e l’impegno per la pace” assicura Al-Issa. Un tema sviluppato nell’intervista con la Dire anche partendo dalle sollecitazioni di Roy. Secondo il politologo francese, “oggi si guarda spesso alla religione musulmana attraverso il prisma dell’islamismo, dell’ideologia politica, e così si fatica a vedere l’islam come religione”.

Roy sottolinea che “c’è uno scollamento tra le comunità di fede e la cultura circostante, sempre più secolarizzata e laica, in particolare nei Paesi del Maghreb”. Al-Issa risponde, respingendo come falsi gli “slogan politici nel nome dell’islam” e condannando ogni estremismo e violenza. “La religione lascia la politica agli uomini, l’islam politico è una cosa negativa, conta invece il dialogo” ripete il segretario generale. Già volto delle riforme di re Abdullah, associato ora strettamente al principe Mohammed Bin Salman, dice che tra le priorità della Lega con sede alla Mecca c’è il sostegno alle comunità messe alla prova da catastrofi naturali e crisi umanitarie.

Un tema sviluppato nell’intervista rispetto al conflitto nello Yemen, in un’area strategica del Medio Oriente, dove l’Arabia Saudita sostiene il governo del presidente Abd-Rabbuh Mansour Hadi guidando la coalizione militare contro i ribelli houthi entrati nella capitale Sana’a nel 2014. La tesi di Al-Issa è che il conflitto sia conseguenza di una trama golpista ordita o comunque favorita dall’Iran, repubblica sciita contrapposta nell’area del Golfo Persico ai regnanti sunniti di Riad. “C’è stato un colpo di stato con l’obiettivo di trasformare lo Yemen stabile di una volta in un Paese ostaggio di un conflitto tra sette” sostiene il segretario generale. Che accusa Teheran di alimentare la guerra ed evidenzia, nonostante il monito dello stesso Parlamento italiano sull’export di bombe ai sauditi, un impegno del principe Bin Salman in favore delle vittime di scontri e raid aerei. “Per lenire le sofferenze della popolazione – dice Al-Issa – ci sono stati investimenti non milionari bensì miliardari”.
Secondo le Nazioni Unite, dal 2013 a causa della guerra sono stati uccisi o menomati almeno 7.508 minorenni. Crisi e conflitti che al Meeting di Rimini stanno però sullo sfondo rispetto alle promesse di dialogo. Al-Issa ricorda accordi sottoscritti dalla sua Lega con esponenti della comunità ebraica, la dichiarazione congiunta firmata sei mesi fa da Papa Francesco ad Abu Dhabi con il Grande imam di Al Azhar Ahamad al-Tayyib o un convegno promosso insieme con rappresentanti buddisti e con il Vaticano nello Sri Lanka colpito dagli attentati di Pasqua.

“Il dialogo è fondamentale” insiste Al-Issa. “Rimini ne è la conferma: il popolo italiano ha qualità necessarie per svolgere un ruolo di ponte tra culture per la pace”.

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