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Con la pandemia lo spreco alimentare delle aziende è aumentato del 15%

È quanto emerge dall'ultima edizione dell'Osservatorio Metronomo, ricerca che Metro Italia commissiona annualmente alla Scuola Superiore Sant'Anna
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di Pietro Battaglia

ROMA – Il 44% delle aziende intervistate dichiara di aver subito una crescita dello spreco alimentare del 15%. Questo è l’effetto principale prodotto dalla pandemia. La filiera del fresco è quella che ha patito maggiormente gli effetti del Covid. Nel 2020 il 41% di frutta e verdura è andato disperso. Il 26% dei produttori conferma questo trend negativo che ha visto un aumento importante dello spreco di cibo”. Questa la fotografia tracciata dall’ultima edizione dell’Osservatorio Metronomo, ricerca che Metro Italia commissiona annualmente alla Scuola Superiore Sant’Anna, presentata oggi presso la Sala Conferenze della Camera dei deputati.

“Un ulteriore limite- afferma Fabio Iraldo, docente della Scuola Superiore Sant’Anna– è la scarsa predisposizione alla digitalizzazione da parte delle piccole e medie imprese che utilizzano ancora troppo poco le app e altre piattaforme per contenere lo spreco alimentare. Sono state però apportate alcune soluzioni positive durante la pandemia: il 50% dei produttori ha dichiarato di aver adottato misure per accrescere la durabilità del prodotto e ha scelto di ottimizzare la fase di stoccaggio degli alimenti. Il 39%, invece, chiede maggiori strumenti che possano contribuire a destinare più facilmente l’invenduto alle associazioni”. “Sono state intervistate- conclude Marco Cosi, Responsabile ultrafresh e localismi di Metro Italia- 233 aziende del Made in Italy che rappresentano il tessuto economico italiano. Il 60% di queste realtà ha meno di dieci dipendenti. L’obiettivo di Metro Italia è quello di valorizzare il chilometro zero, creando delle partnership con le piccole e medie imprese che ci chiedono di instaurare una forte cooperazione con tutti gli anelli della catena del valore”. 

 GADDA: “BENE LEGGE SU SPRECO MA INTERVENIRE SU PICCOLE IMPRESE

“La legge sullo spreco alimentare ha prodotto diversi benefici soprattutto in termini di prevenzione dello spreco alimentare. Questo provvedimento nasce per semplificare la burocrazia, rendendo più agevole la donazione di cibo e il rapporto diretto tra produttore e mondo dell’associazionismo. Bisogna fare di più però sulla prevenzione dello spreco alimentare laddove risultano essere presenti piccole e medie imprese che non dispongono degli stessi strumenti in possesso della grande distribuzione. Non è un caso che durante la pandemia l’impatto in materia di dispersione alimentare più forte sia stato generato proprio dalle realtà imprenditoriali ridotte che contribuiscono alla valorizzazione del Made in Italy nel Mondo”. A dirlo è Maria Chiara Gadda, prima firmataria della legge 166/2016 sullo spreco alimentare, a margine della conferenza stampa di presentazione dell’ultima edizione dell’Osservatorio Metronomo.

Secondo la deputata di Italia Viva “la filiera del Made in Italy deve essere più strutturata, investendo così in maniera strategica sulla prevenzione dello spreco alimentare. La pandemia, inoltre, ha colto impreparati soprattutto il comparto del fresco dove si è registrato lo spreco più significativo”. “È fondamentale- afferma Gadda- investire sulla formazione dei consumatori. Troppo spesso succede che un alimento non venga acquistato perché in procinto di scadere. Questo è un atteggiamento sbagliato. È necessario saper leggere le etichette, evitando così di disperdere risorse alimentari e di produrre eccedenze“.

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