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Comunità trans contro i tentativi di affossare il ddl Zan: “Ci state condannando a morte”

raccolta firme ddl zan
In un video di tre minuti gli esponenti delle realtà che si occupano della tutela dei diritti delle persone transessuali e transgender si passano la parola per dire "Sappiamo chi sono i responsabili"
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BOLOGNA – Un video di poco più di tre minuti, in cui la comunità trans prende la parola contro i tentativi di far naufragare di Ddl Zan. “Ci state condannando a morte, ma noi sappiamo chi sono i responsabili”, è questo il messaggio che arriva dalle associazioni di tutta Italia, da Torino, a Bologna a Napoli. Una stessa frase ripetuta da voci diverse, dalle esponenti e dai rappresentati delle realtà che si occupano della tutela dei diritti delle persone transessuali e transgender.

“Come singole persone, che ogni giorno vivono le discriminazioni che si dice di voler combattere e che incarnano e vivono ciò di cui si sta dibattendo l’esistenza, l’identità di genere, e come associazioni, come movimento e come cittadine e cittadini, abbiamo subito l’ennesima discriminazione, l’ennesimo atto di potere sulle nostre esistenze, da parte dei media, che non ci hanno mai dato voce, dal Vaticano, che ha operato una ingerenza mai registrata, dalle forze politiche, che hanno intessuto una narrazione fatta di menzogne e disinformazione”, spiegano a corredo del video pubblicato su Youtube e sui canali social. “Tentiamo così un ultimo gesto di comunicazione, sintetico e di impatto, perché siamo consci di dover fare breccia per avere parola. Siamo arrivati ad usare due sole frasi, raccolte in un filmato e ripetute ossessivamente, come il grido di chi affoga”, è la richiesta di attenzione della comunità trans e Lgbtqia italiana (da Mit di Bologna a GenderX, all’Associazione trans di Napoli a identità transgender Torino), degli attivisti, ma anche di Non una di meno.

“Quello che ci inquieta oggi è il totale silenziamento di una categoria da parte di chi detiene il potere decisionale e di informazione. Oggi siamo noi, ma domani chi potrà essere? Le donne che chiedono di abortire? I disoccupati? Le persone anziane e quelle con condizione di salute precarie? Su quale altra categoria fragile si eserciterà una narrazione tossica per interessi politici ed economici?”, chiedono le associazioni. “Assistiamo alla convergenza di realtà solo apparentemente distanti ma unite da un concetto retrogrado e conservatore della società: realtà nazionaliste di destra e di sinistra, Vaticano, femonazionaliste presentate come femministe, partiti neo-liberali. Come per i migranti, queste forze sono unite nel ribadire, dietro la difesa superficiale e solo nominale dei diritti, un’idea di società nella quale tutto sembri impossibile da cambiare e dove si produca e riproduca forza lavoro e di cura a basso prezzo”, denunciano. “Oggi non stiamo prendendo parola solo per noi, ma sicuramente è sulle nostre vite e sui nostri diritti che si sta decidendo senza ascoltarci. Ci state condannando a morte e sappiamo chi sono i responsabili”, è il monito della comunità trans.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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