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Marocco, condannato a sei anni di reclusione il giornalista d’inchiesta Omar Radi

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Il reporter, noto per i suoi lavori molto critici nei confronti delle autorità del Paese, era stato arrestato con l'accusa di spionaggio e attentato alla sicurezza nazionale e per violenza sessuale. L'ombra del software spia israeliano Pegasus
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ROMA – È stato condannato a sei anni di reclusione Omar Radi, un giornalista noto in Marocco per i suoi lavori d’inchiesta molto critici sull’operato delle autorità del Paese. Il reporter è stato arrestato con l’accusa di spionaggio e attentato alla sicurezza nazionale, e dopo qualche mese è arrivata una seconda accusa per violenza sessuale, dopo la denuncia presentata da una donna. La sentenza giunge a pochi giorni dalla condanna a cinque anni di carcere per Soulimane Raissouni, un altro giornalista dissidente, anche lui condannato con l’accusa di violenza sessuale.

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Entrambi i reporter si sono sempre proclamati innocenti da ogni accusa, e Raissouni aveva anche iniziato uno sciopero della fame in vista dell’ultima udienza del processo. All’indomani della sua condanna è intervenuto anche il Dipartimento di Stato americano che ha espresso preoccupazione per l’equità dei processi e sulla libertà di espressione nel paese nordafricano. Varie associazioni locali e internazionali hanno denunciato l’uso strumentale del reato di violenza sessuale per imbavagliare i dissidenti: rispetto all’accusa di stupro, Radi ha sempre sostenuto di aver avuto un rapporto consensuale con quella che a definito “un’amica”, sebbene la donna abbia testimoniato una versione diversa dei fatti.

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Sempre secondo le associazioni in difesa dei diritti umani, il primo arresto per Radi è sopraggiunto a causa di un rapporto pubblicato da Amnesty international nel 2019, nel quale si denunciava che il giornalista d’inchiesta era stato messo sotto sorveglianza dalle autorità del Marocco attraverso un software sviluppato dall’azienda israeliana Nso, lo spyware Pegasus. Proprio sull’uso dei governi di questo tipo di tecnologia, ufficialmente impiegata per contrastare le attività dei gruppi terroristi e criminali, negli ultimi due giorni sono uscite una serie di inchieste realizzate da un consorzio di giornalisti internazionali da cui emerge che invece, vari governi impiegano questo spyware per rubare dati e tenere sotto controllo almeno 180 giornalisti nel mondo. Stando all’organizzazione no profit Forbidden stories, che per prima ha ottenuto una lista di 50.000 numeri di telefono inseriti nel database di Pegasus, il Marocco starebbe sorvegliando vari reporter tra cui Omar Brouksy, Hicham Mansouri, Taoufik Bouachrine, Aboubakr Jamai, Maria Moukrim, Ali Amar, oltre a Soulimane Raissouni.

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