Mentre Conte combatte a Bruxelles in Italia giocano al rinvio

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – Quattro giorni come 10 anni di vita. Prosegue il lungo braccio di ferro a Bruxelles tra i capi di Governo sui fondi da destinare al nostro Paese per rimetterlo in piedi dopo la botta del virus. Giornate, e notti, lunghissime, che hanno lasciato segni visibili sul volto del nostro presidente del Consiglio.

L’intesa e’ vicina ma, a quanto si apprende, non e’ detto che si riuscira’ a chiudere stasera ma e’ assai probabile che si continuera’ anche nei prossimi giorni. Partita fondamentale per il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, mentre il capo della Lega, Matteo Salvini, gia’ parla di ‘fregatura’. Normale, perche’ se Conte dovesse invece portare a casa il risultato per Salvini e compagnia sarebbe un bel guaio e la loro strategia di arrivare presto ad elezioni anticipate si rivelerebbe una chiacchiera da bar.

Ma non e’ soltanto la partita europea a preoccupare, perche’ in Italia l’alleanza di Governo rischia di saltare. Domani alle 13, infatti, e’ prevista la riunione di tutti i capigruppo della maggioranza per trovare l’accordo sulle presidenze delle Commissioni parlamentari. Sette al M5S alla Camera e sette al Senato, 5 al Pd alla Camera e 4 al Senato, 2 a Italia Viva al Senato e 2 alla Camera, una a Leu al Senato. Sui numeri tutti d’accordo mentre ci si sta azzuffando su alcuni nomi non graditi al M5S.

Non solo, sara’ occasione anche per fare il punto sulla nuova legge elettorale, parte fondamentale dell’accordo di Governo. Anche qui il muro e’ stato alzato da Matteo Renzi, leader di Italia Viva, perche’ come diceva il saggio Lec: “Il punto esclamativo, quando si affloscia, diventa interrogativo”.

Stando ai sondaggi svolti in vista delle Regionali “nella sua Toscana – spiega un Dem di rango- i risultati inchiodano Italia Viva al 3 per cento, in Toscana la regione di Renzi. Significa che nel resto del Paese Italia Viva viaggia attorno all’uno virgola qualcosa, per questo ha strappato l’accordo da lui firmato sul proporzionale con sbarramento al 5%, con quei numeri non entrerebbe in Parlamento”.

Alla fine, e’ la previsione, tutto verra’ rinviato a settembre, dopo le elezioni regionali del 20 e 21. Solo con i dati reali in mano sara’ possibile capire quanto valgono i singoli partiti, e da li’ si ripartira’. Cosi’, mentre il presidente del Consiglio combatte col coltello tra i denti per strappare adesso qualcosa in piu’, la sua maggioranza sembra puntare tutto sul rinvio.

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20 Luglio 2020
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