Recovery Fund, ecco i ‘Paesi Frugali’: chi sono, cosa vogliono e cosa vuol dire

Ecco i paesi frugali, o parsimoniosi, l'alleanza del Nord contro il Sud spendaccione
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ROMA – “Frugal”, parsimoniosi. E’ questo il termine che, in una lettera inviata a febbraio al Financial Times, i premier di Austria, Olanda, Danimarca e Svezia hanno utilizzato per definire la loro posizione in merito alle trattative sul bilancio europeo 2021-2027. Tradotto in gergo giornalistico, “paesi frugali”.

Già prima dello scoppio della pandemia, quindi, i quattro “paesi frugali” avevano messo nero su bianco la loro idea di Europa: meno spese da Bruxelles e più controlli sugli stati membri. E se, da un lato, la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen chiedeva più risorse per finanziare il Green New Deal e fronteggiare la Brexit, i ‘paesi frugali’ erano già pronti a bloccare tutto esercitando il potere di veto. Oggi, nonostante la pandemia, nulla sembra essere cambiato.

CHI SONO E COSA VOGLIONO I PAESI FRUGALI

Austria, Olanda, Danimarca e Svezia sono oggi solo i capifila di una coalizione che si allarga. A loro, infatti, si sono aggiunte Finlandia e Repubbliche Baltiche. Una nuova ‘Lega Anseatica’, un’alleanza di paesi del ‘Nord’ che accusano quelli del ‘Sud’ di spendere male le proprie risorse, non contrastare l’evasione fiscale e non voler alzare le tasse ai propri cittadini per motivi elettorali.

In tutti questi paesi, infatti, hanno fatto grande scalpore le parole del nostro ministro dell’economia Roberto Gualtieri che, parlando di nuove possibili misure per contrastare la crisi, aveva aperto ad un taglio delle tasse. “Le economie del Sud sono kaputt”, era stata la dura risposta del cancelliere austriaco Sebastian Kurz, per nulla preoccupato di celare un atteggiamento che molti osservatori non esitano più a definire ‘razzista’ nei confronti di italiani e spagnoli.

I paesi del Nord, infatti, sembrano essersi convinti della totale inaffidabilità di quelli del Sud. Da qui la loro insistenza sul ‘veto’ nei confronti dell’utilizzo dei soldi sul ‘recovery fund’ e la volontà di voler imporre, come fu per la Grecia nel 2011, riforme in campo pensionistico e di mercato del lavoro ai paesi che richiedono i contributi a fondo perduto.

CHI GOVERNA NEI PAESI FRUGALI

Questa avversione nei confronti dei paesi del sud, e non verso l’Unione Europea, risulta ancora più chiara se si va a vedere chi governa questi paesi. Tutti i primi ministri, infatti provengono da partiti fortemente europeisti, a partire dai liberal-conservatori del Vvd di Mark Rutte che, sui banchi del parlamento europeo, siedono al fianco dei rappresentanti di +Europa.

Il primo ministro austriaco, il cancelliere Sebastian Kurz, è del Partito Popolare, un partito conservatore e cristiano che fa parte del Partito Popolare Europeo, come Forza Italia.

La prima ministra danese è Mette Frederiksen, del partito socialdemocratico, che fa riferimento alla famiglia del socialismo europeo, la stessa a cui appartiene il nostro Partito Democratico. Il premier della Svezia Stefan Löfven, è anche lui socialdemocratico come la prima ministra finlandese, Sanna Marin.

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