Ex Ilva, sciopero a oltranza degli operai: “Indietro non si torna”

Sugli striscioni teschi che indossano i caschi e la raffigurazione della morte con il volto dell'amministratore delegato di ArcelorMittal Lucia Morselli
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BARI – Hanno affisso uno striscione inquietante davanti al siderurgico di Taranto. Ci sono i teschi che indossano i caschi a simboleggiare gli operai morti e sopra di loro la raffigurazione della morte, con il volto dell’amministratore delegato di Arcelor Mittal Lucia Morselli, che stringe fra le mani una falce. Accanto si legge: “A tutto c’e’ rimedio tranne che a Lucia”. È iniziato cosi’ lo sciopero indetto dal sindacato Usb. Gli operai stanno presidiando i cancelli del siderurgico di Taranto dalle sette del mattino di oggi e hanno scelto anche un hashtag per sintetizzarne i motivi: “indietro non si torna”.
Il sindacato intende ribadire il proprio dissenso nei riguardi della multinazionale che gestisce l’impianto piu’ grande d’Europa. “Degli 8.200 operai totali della fabbrica, 3000 sono in attivita’, 3000 in cassa integrazione e gli altri suddivisi tra ferie, malattia e infortuni”, spiegano gli operai convinti che “le 3000 unita’ al lavoro sono destinate a scendere tra la fine di luglio e l’inizio di agosto con la fermata di altri due reparti: Pla/2 (produzione lamiere, ndr) e Laf (laminatoio a freddo, ndr). A questo si somma lo stato attuale degli impianti che non sono manutenuti e rappresentano un rischio costante per chi lavora”. Il sindacato chiede che Arcelor Mittal “vada via” per “ricominciare a parlare di futuro per l’acciaieria e per Taranto”.

USB INTERROMPE SCIOPERO MA PROSEGUE PRESIDIO

Terminera’ domani alle sette del mattino lo sciopero iniziato oggi davanti lo stabilimento siderurgico di Taranto indetto dal sindacato mentre proseguira’ il presidio permanente davanti alla portineria C dove l’organizzazione sindacale portera’ avanti l’iniziativa insieme a quasi 200 autotrasportatori che protestano per i mancati pagamenti. Il presidio serve a evidenziare “l’impossibilita’ di raggiungere qualunque risultato positivo se l’interlocutore continua ad essere ArcelorMittal“, ricorda il sindacato convinto che la nuova gestione abbia portato “precarieta’ occupazionale, abuso della cassa integrazione, licenziamenti ingiustificati, assoluta mancanza di attenzione per il tema della sicurezza, manutenzione degli impianti assente e atteggiamento arrogante nei confronti non solo dei lavoratori, ma anche verso le Istituzioni e la citta’ tutta”. La richiesta rivolta al Governo Conte e’ di “mandare via il gruppo franco-indiano, entrare a pieno titolo nella gestione della fabbrica e discutere attraverso un accordo di programma sul modello Trieste”.

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20 Luglio 2020
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