Lavoro, un giorno in meno per un posto in più: l’Emilia Romagna ci prova

Ma con che soldi? Quelli del reddito di cittadinanza, impiegati per l'assunzione di giovani con apprendistato
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ROMA – Cinque persone al lavoro per quattro giorni a settimana invece di quattro impiegate su cinque giorni; in questo modo si libera ‘spazio’ per assumere chi un impiego non lo ha. Ma con che soldi? Quelli del reddito di cittadinanza, impiegandoli per finanziare l’assunzione, in caso di giovani con apprendistato, di quattro lavoratori già occupati che rinunciano a una giornata di lavoro a settimana su base volontaria e incentivata grazie al contratto di solidarietà espansiva.

Appunto: cinque persone al lavoro per quattro giorni a settimana invece di quattro impiegate per cinque giorni. In tal modo, “il reddito di cittadinanza, anziché venire destinato a un sussidio, va a generare lavoro vero e vero reddito da lavoro, normalmente più alto del sussidio stesso, consentendo al contempo a quattro lavoratori già occupati di guadagnare un giorno libero in più alla settimana”.

Insomma, lavorare meno per lavorare tutti: è il cuore della proposta di legge alle Camere, presentata in Regione Emilia-Romagna da Piergiovanni Alleva, primo firmatario e relatore, Stefano Caliandro, Fabrizio Benati, Antonio Mumolo e Nadia Rossi (Pd), Torri e Igor Taruffi (Si), che due giorni fa ha iniziato l’iter legislativo nella commissione.

L’importo di un singolo reddito di cittadinanza, spiega Alleva, va a compensare la perdita salariale che si crea riducendo l’orario lavorativo da cinque a quattro giorni settimanali di quattro addetti che accettano questa turnazione con un contratto di solidarietà.

“La proposta- conclude Alleva- crea posti di lavoro sicuri in grado di riassorbire buona parte della disoccupazione giovanile -in Emilia-Romagna sono 100.000 i giovani disoccupati o inoccupati- e può essere estesa, con le dovute accortezze, anche al pubblico impiego in enti pubblici non economici e altre amministrazioni pubbliche”.

Per Fabio Callori (Fdi) la proposta di legge è apprezzabile, ma, “a causa della molteplicità di soggetti coinvolti e di variabili in causa, rischia di essere farraginosa e, di conseguenza, poco efficace”.

Peraltro, obietta l’esponente di Fratelli d’Italia, dato che il contratto previsto per le nuove assunzioni è quello di apprendistato, si escludono i lavoratori non più giovani che perdono il lavoro. “Per creare posti di lavoro- evidenzia Callori- sarebbe meglio puntare sul contenimento della pressione fiscale a carico sulle imprese”.

Pronta la risposta di Alleva: “Si tratta di una misura redistributiva del lavoro, non accrescitiva, come potrebbe essere la diminuzione del carico fiscale, che soddisfa in contemporanea le esigenze dei disoccupati, anche non più giovani, e quelle dei lavoratori che hanno bisogno di più tempo da dedicare alla propria vita familiare”.

Per Stefano Caliandro (Pd) la proposta di legge “ha il pregio di adattare gli strumenti giuridici vigenti alle esigenze del mercato del lavoro all’insegna della solidarietà”. Il sostegno al reddito deve essere una misura temporanea e il progetto di legge consente “di rendere efficace il reddito di cittadinanza perché lo utilizza per creare occupazione stabile di qualità”.

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20 Luglio 2019
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