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Report del Consiglio grande e generale – Seduta del 20 luglio

SAN MARINO - Il Decreto sulla dirigenza pubblica viene ratificato con 27 voti a favore e 15 contrari
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SAN MARINO – Il Decreto sulla dirigenza pubblica viene ratificato con 27 voti a favore e 15 contrari

Come da Ordine del giorno, la seduta odierna si apre al comma 15, con la ratifica dei decreti.
Viene in primis accolta dall’esecutivo la richiesta avanzata dal consigliere Stefano Canti, Pdcs, di rinviare alla prossima seduta consiliare, prevista a fine mese, la ratifica del Decreto n.62, sulla proroga dei termini della sanatoria edilizia. I lavori si concentrano quindi sul primo provvedimento scorporato, il decreto delegato n.45, “Modifica al trattamento retributivo della Dirigenza Pubblica”, presentato dal Segretario di Stato per gli Affari interni, Guerrino Zanotti. Il provvedimento nasce su delega della Legge di Bilancio dello scorso dicembre che prevedeva interventi di contenimento della spesa corrente. Il decreto emesso lo scorso aprile alla fine “non era proprio un intervento di taglio della spesa”, chiarisce Zanotti. Suo obiettivo è quello di modificare la retribuzione dei dirigenti pubblici rispetto alla parte legata ai risultati. Zanotti fa però un mea culpa: la delega della legge di Bilancio scadeva ad aprile 2018 e per l’emanazione del decreto “non c’è stato tempo per un approfondimento con le organizzazioni sindacali e anche con i rappresentanti di categoria dei dirigenti”. Di qui il senso degli emendamenti presentati oggi dal governo che mantengono la delega al governo ma posticipano di fatto l’intervento legandolo e alla produzione di norme per la valutazione dei dirigenti e consentendo il confronto con dirigenti e sindacati . “Il decreto in ratifica conferma la volontà di intervenire espressa nel decreto di aprile- chiarisce Zanotti- però alla presenza di strumenti che devono esserne alla base: la revisione della struttura retributiva della dirigenza pubblica verrà fatta e una parte verrà legata al raggiungimento del risultato, contestualmente a norme di valutazione amministrative e gestionali, che sono già state individuate nella legge 31 luglio 2009 n.208 e che verranno introdotte- e l’impegno è indicato in emendamento- entro la fine dell’anno”.

In sostanza, il decreto in ratifica viene ridotto con gli emendamenti da 6 a 2 articoli e si prevede che “la modifica di importo e incidenza della voci che compongono la retribuzione dei dirigenti del nuovo e vecchio regime sarà adottata contestualmente alle norme di valutazione amministrativo -gestionali da formularsi entro dicembre 2018”. Inoltre si prevede che “il trattamento economico dei dirigenti non dovrà superare fino al 2020 gli importi attuali”.

Nei loro interventi i consiglieri di minoranza rilevano l’inopportunità del portare a ratifica un decreto così ‘stravolto’ dalla sua versione originaria. “Ci ritroviamo un decreto che doveva riformare la retribuzione della dirigenza pubblica trasformato in un articolo di rinvio- osserva Denise Bronzetti, Ps- Non era più serio ritirarlo?”. “Il Segretario ci dice che in 7 mesi non sono riusciti a fare un confronto con sindacati- manda a dire Gian Carlo Venturini, Pdcs- allora non si emette il decreto di aprile per rispettare la delega, non ha senso, e avrebbe fatto meglio a lasciarlo decadere invece che proporre un emendamento che abroga tutto l’articolato”. Roberto Ciavatta, Rete, punta il dito contro il numero eccessivo dei dirigenti nella Pa: “Un dipendente pubblico su 3 è un responsabile di settore”, e accusa il governo attuale di averne aumentato di un’ottantina dal suo insediamento.

Dalla maggioranza, Marica Montemaggi, C10, riconosce che “il decreto si spoglia di tutta una serie di elementi” ma si dice fiduciosa che “entro la fine dell’anno, grazie a un lavoro di interscambio tra politica e dirigenza, si possa arrivare entro breve a definire un sistema di valutazione legato alla retribuzione”. Enrico Carattoni, Ssd accusa l’opposizione di incoerenza: “Dopo settimane in cui ci si accusa che non si vuole confronto e si va avanti a testa bassa, in questo caso diciamo di volere il confronto con gli interessati ed è positivo, non si può sempre strumentalizzare”. Quindi Lorenzo Lonfernini, Rf spezza una lancia in favore del Segretario Zanotti: “Di fronte alle problematiche emerse dal decreto in ratifica, oggi ha avuto l’umiltà di fermarsi e prendere del tempo per approfondire e arrivare a un provvedimento più confacente alla realtà della Pa”. Infine Giuseppe Maria Morganti, Ssd, richiama le organizzazioni sindacali a mettere in primo piano l’interesse pubblico,“quando parliamo di dirigenza il problema sindacale non deve esistere- spiega- stiamo ragionando del futuro di tutti i cittadini perchè è attraverso il ruolo, la funzione e le competenze che lo Stato può riprendere un cammino di sviluppo”.

I lavori si interrompono con la ratifica del decreto con 27 voti a favore e 15 contrari e riprenderanno lunedì proseguendo il comma 15.

Di seguito un estratto degli interventi odierni.

Comma 15. Ratifica decreti delegati e decreti legge

Decreto Delegato n.45 Modifica al trattamento retributivo della Dirigenza Pubblica/ ratificato con 27 voti a favore e 15 contrari

Guerrino Zanotti, Segretario di Stato per gli Affari interni
La genesi dell’intervento risale alla Legge del bilancio di previsione 2018, all’interno della quale sono state introdotte norme per intervenire su voci di spesa corrente e si dava mandato al governo per intervenire con misure di risparmio e razionalizzazione della spesa. In particolare, il decreto di oggi non era proprio un intervento di taglio della spesa, ma interveniva sulla composizione della retribuzione della dirigenza per individuare quella parte che avrebbe dovuto essere riconosciuta, nel momento in cui sono valutati raggiunti gli obiettivi. È quindi un intervento che andava verso una definizione più corretta nel rapporto tra Pa e dirigenza pubblica. Doveroso ammettere che questo intervento che, prevedeva la scadenza ad aprile 2018, ci ha visto arrivare- presi anche da altri tantissimi impegni- effettivamente lunghi sulla definizione del decreto legge, e non c’è stato tempo per un approfondimento con le organizzazioni sindacali e anche con i rappresentanti di categoria dei dirigenti. È un’autocritica quella di aver trascurato una parte importantissima del confronto sui provvediementi del governo. Obiettivo del decreto è quello di poter assegnare e individuare, all’interno della retribuzione della dirigenza pubblica, quella parte che possa essere legata al raggiungimento degli obiettivi.
Il confronto su questo è avvenuto all’indomani dell’emanazione del decreto con sindacato e dirigenti e si sono messi in evidenza tanti aspetti del rapporto giuridico di lavoro della dirigenza. Da parte loro è arrivata una richiesta, proprio perché era mancato confornto preliminare, di ritiro del decreto. Insisto sul fatto che governo e maggioranza intendono portare avanti il discorso contenuto del decreto e con le modifiche previste negli emendamenti, riteniamo comunque di portarlo in ratifica. Obiettivo non è il taglio spesa dei dirigenti, ma la valorizzazione del ruolo di autonomia e una maggior evidenza del lavoro svolto nella struttura amministrativa e anche muoversi verso una maggiore responsabilizzazione che va valorizzata per perseguire l’efficacia dell’attività.
Va cambiata quindi la percezione negativa nell’opinione pubblica, tra la cittadinanza e nel dibattito politico, della dirigenza amminsitrativa. Anche se fosse solo una percezione credo si debba intervenire per cambiarle di segno. Riteniamo questo sia solo uno degli interventi da portare a compimento per cercare di valorizzare e rendere più efficace il ruolo dei dirigenti. C’è tanto lavoro da fare ancora, perché ci si possa ritenere soddisfatti del rapporto tra Pa e dirigenti. Ci si sta muovendo in varie direzioni, tra cui quella di dare più peso alla formazione della classe dirigente.
Il decreto in ratifica tiene a confermare la volontà di intervenire nel decreto di aprile, però alla presenza di strumenti che devono esserne alla base: la revisione della struttura retributiva della dirigenza pubblica verrà fatta e una parte verrà legata al ragggiungimento del risultato, contestualmente a norme di valutazione amministrative e gestionali, che sono già state individuate nella legge 31 luglio 2009 n.208 e che verranno introdotte- e l’impegno è indicato in emendamento- entro la fine dell’anno.

Teodoro Lonfernini, Pdcs
Quando si fanno atti di questo genere, la portata va valutata preventivamente, invece il Segretario ci dice ‘cari dirigenti, ci saranno modifiche, ma non ve le diciamo oggi’. Fossi un dirigente, non la vorrei la ‘sorpresa’ a dicembre. Lei Segretario dice che ha ricevuto una serie di proposte dai diretti interessati, i dirigenti, io le vorrei vedere queste proposte. La delega in bianco non gliela darò più, state andando avanti per compartimenti stagni, ha il problema della retribuzione della macchina pubblica? E porta un progetto. Il suo collega all’Istruzione ha il problema degli insegnanti e porta un altro progetto e quello all’Iss idem. Ditemi voi se il suo è un lavoro comprensibile. Io non l’ho compreso. Visto che non conosciamo le proposte e la portata degli effetti di una riforma del genere, lei annuncia che verrà estesa a tutta la Pa. Il decreto di oggi però si è ridotto a due articoli.

Davide Forcellini, Rete
Mi aspettavo di discutere un decreto di 6 articoli e oggi ne abbiamo due, ‘finalità’ e ‘ambito di applicazione’. Anche io vorrei capirne la portata perché dalle sue parole, Segretario, ne resto basito. Lei parla che la prima versione è stata redatta senza il confronto e dopo il confronto ne è stata fatta una nuova, rilevo sempre il problema del metodo. La prossima volta magari ve ne accorgerete prima. Poco metodo, incoerenza, e rilevo anche la poca serietà: su un decreto di questo tipo, se c’erano problemi tali per cui 4 articoli su 6 vengono cassati, mi chiedo quale fretta ci potesse essere per fare chissà quali risultati, perché allora non lo avete ritirato e riformulato in modo diverso? Spero l’idea sia quella di bypassare il grosso nodo del decreto, dove c’era una differenza di trattamento tra vecchio regime, nuovo regime e si andavano a creare dirigenti di serie A e B, e così come era ,il decreto era fuorviante e iniquo.
Pasquale Valentini, Pdcs
Guardando la proposta di emendamento del governo, viene da chiedere perché non sia stato ritirato. Mi pare di capire dall’emendamento che il governo si è preso tempo fino a dicembre 2018 per fare proposte di modifiche della struttura retributiva del dirigente e si sposterà quello che oggi era di posizione in risultato, in modo da avere uno strumento in mano per dire al dirigente ‘o raggiungi i risultati o lo stipendio si abbassa’, ma fino alla fine del 2018 l’intervento non lo vediamo. L’obiettivo è che la Pa sia sempre di più efficiente e funzionale. In qualsiasi azienda in cui si vuole migliorare il risultato ditemi se il primo intervento che si fa è abbassare la retribuzione dei dirigenti. Sicuramente l’azienda è destinata a finire male a meno che la stessa li voglia sostituire e li scoraggi in modo da volerli fare andare via. Credo che si debba fare esattamente il contrario. Si può fare un intervento senza aver chiarito il rapporto tra Pa e dirigente? Chi valuta il risultato del dirigente? Qual è la struttura? Il congresso di Stato? Vengono i brividi. Poi ci vorrà coerenza. Ho visto proposte sui medici che partono da dirigente: con uno stipendio parte da 4 mila euro e poi si aggiunge in base alle responsabilità. Togliamo i medici dalla Pa? E ancora, i dirigenti diventano ‘a contratto’ per 3 anni? Nel privato, se voglio competenze, le pago. A queste condizioni troveremo nei bandi solo persone che non hanno prospettive. Se vogliamo fare un lavoro serio non dobbiamo fare interventi a ‘spizzichi e bocconi’, non farà altro che alimentare il conflitto sociale. Il problema va affrontato seriamente in modo organico. La Funzione della Dirigenza pubblica ne ha il compito, non il segretario di Stato, di fare proposta per lanciare la Pa in una funzione sempre più importante.

Denise Bronzetti, Ps
Ci ritroviamo un decreto che doveva riformare la retribuzione della dirigenza pubblica trasformato in un articolo di rinvio. Non era più serio ritirarlo? La invito Segretario ad un atto totale di trasparenza e a scegliere lo spoils system: governo e maggioranza hanno in testa delle cose da fare, si danno obiettivi e scelgono persone che le devono portare avanti, c’è un incarico a tempo, se hanno raggiunto gli obiettivi li teniamo, diversamente no. E’ molto più semplice. È indubbio che la Pa abbia necessità di persone specializzate in riferimento al percorso di associazione Ue e ci sarà tanto da fare e da cambiare. Ma non mi pare la scelta della dirigenza stia andando in questa direzione. Ho sentito parlare di bandi di selezione tantissimi, di concorsi neanche l’ombra, di borse di studio, bandi improvvisati rispetto ai requisiti, di consulenze a destra e manca, enti partecipati dallo Stato che non fanno altro che ricevere dipendenti di area della coalizione Adesso.sm. La invito Segretario, e così colleghi di governo e maggioranza, ad un atto di trasparenza. Se si fa la mappatura di new entry nel settore pubblico e pubblico allargato è evidente l’inserimento di queste persone. Se invece nella Pa si usassero strumenti del privato, dove l’imprenditore si sceglie chi vuole, ed è giusto così, allora perché non diciamo quello che vogliamo fare? È molto più trasparente. Segretario vada avanti, sistemi il decreto, faccia le verifiche che deve, ma se a partire dalla dirigenza, le modalità in cui si entra nela Pa sono queste, temo che a cascata non cambierà per livelli inferiori. Noi siamo disponibili a ragionare su nuove modalità di ingresso nella Pa purché siano dichiarate.

Gian Carlo Venturini, Pdcs
La delega nella Legge di bilancio ci può stare, ma non significa che non si debba avviare il necessario confronto con i sindacati. Non è accettabile che in 4 mesi -da aprile, quando il decreto è stato emisso- non si è avviato il confronto sulle modifiche del ruolo di dirigente e si pubblica poi un decreto sulle norme contrattuali. Oggi il Segretario ci dice in 7 mesi non sono riusciti a fare un confronto con sindacati: allora non si emette il decreto di aprile per rispettare la delega, non ha senso, e avrebbe fatto meglio a lasciarlo decadere invece che proporre un emendamento che abroga tutto l’articolato e con un decreto si fa dare nuovamente la delega prevista in Finanziaria. Non ha senso. Non è accetabile un decreto che riguarda un aspetto economico senza contrattazione.

Oscar Mina, Pdcs
Chi valuterà il raggiungimento degli obiettivi dei dirigenti? Il congresso? Allora è una scelta politica. Ci sono dirigenti che hanno responsabilità pari a zero, sono i dirigenti di sé stessi, e dirigenti che hanno molteplicità di valutazioni e servizi, qui entra in ballo tutta la Pa e i vari Enti. È per questo che la finalità del decreto lega la retribuzione al risultato: ma da un punto di vista generale non ci sono metodologie per farlo. Parlate poi di scelta, responsabilità: sfido il primo dirigente con contratto triennale a raggiungere gli obiettivi. La modifica della struttura retributiva: c’è disparità generale di trattamento. Aumentiamo, togliamo, ci sono contratti a termine triennali, c’è il vecchio e nuovo regime: io non ci capisco più niente. Cerchiamo di fare un ragionamento più complessivo. Con questo decreto ragioniamo senza indirizzo generale e in modo settoriale. Come farete a proseguire in questo modo?

Giuseppe Maria Morganti, Ssd
Ricondurrei il dibattito a una riflessione importantissima: le riforme sulla Pa che si sono susseguite nel tempo possono aver avuto risultati negativi. La riforma su dirigenti e quella che porterà la Pa ad essere un elemento di sviluppo e contemporaneamente potrà diventare un vero acceleratore di processi legati anche al mondo dell’impresa. Spesso gli interventi che facciamo sono legati ad aspetti prettamenti sindacali. Quando parliamo di dirigenza il problema sindacale non deve esistere, perché prima c’è l’interesse pubblico. L’intervento che il Segretario ci propone oggi è una risposta necessaria alle tempistiche maturate rispetto alla delega avuta per legge. Annuncia solamente un dibattito, dato che stiamo ragionando del futuro di tutti i cittadini perchè è attraverso il ruolo, la funzione e le competenze che lo Stato può riprendere un cammino di sviluppo. C’è assoluta necessità di mettere in primo piano l’interesse pubblico. Non ero contrario al provvedimento impostato dal Segretario, un po’ penalizzante, ma effettivamente riguardava un elemento di parzialità, non era complessivo. L’intervento complessivo, e il Segretario lo ha detto, è quello relativo alla formazione della classe dirigente nella Pa. Il ruolo dei bandi di concorso non basta, sono necessari processi formativi per giungere maturità tale per essere dirigenti.

Marica Montemaggi, C10
Quando fu presentato il decreto che puntava ad equità, come movimento non eravamo contrari. Nel momento in cui c’erano disparità tra vecchio e nuovo regime, il fatto che fosse introdotto un emendamento per parità di trattamento rivolto a tutti i dirigenti è sicuramente positivo. Per fare questo chiaramente bisogna legarlo al sistema di valutazione. Condivido l’importanza della formazione, occorre formare la nuova classe dirigente perchè sia pronta per affrontare una sfida nuova. È vero che il decreto si spoglia di tutta una serie di elementi ma sono fiduciosa: vorrei vedere entro la fine dell’anno un lavoro di interscambio tra politica e dirigenza, affinchè si possa arrivare entro breve a definire un sistema di valutazione legato alla restribuzione. E così deve essere in tutti i settori della Pa. Quindi: formazione della classe dirigente, eliminare i legacci che impediscono di avere un bacino di selezione ampio, non è possibile che i bandi attirino così poche persone, e dobbiamo consentire loro autonomia gestionale, dobbiamo arrivare all’elasticità nell’entrata e nell’uscita della dirigenza e non solo.

Mimma Zavoli, C10
Anche negli interventi di questa mattina la maggior parte dei consiglieri che hanno preso parola appartiene all’ambito Pa, come la sottoscritta. Questo ambito del Paese ha una radicata presenza e come appartenenti a questo ambito si è spinti a ragionare in ottica critica. Questa mattina però l’ottica critica l’ho sentita poco dai consiglieri di opposizione della Pa, c’è difficoltà a guardare a questo asset con occhio critico. Invece dovrebbe essere un profilo che dovremmo avere sempre di più, quello di capire che molte cose vanno corrette e di uscire da una vecchia visione della Pa. Ma diventa arduo perché nella Pa è stato riversato anche quello che non doveva essere riversato, immissioni che non hanno avuto volontà di intervenire e dobbiamo essere coerenti qui dentro e riconoscerle. Non puntare il dito contro questo governo che non è in grado di affrontarle. Se questo decreto è visto come rallentamento, alla base c’è anche volontà di non agire con il taglione, ma di continuare confronti che indubbiamente ci sono stati a livello di Segrreteria. Ma se non abbiamo capacità di guardare in faccia la condizione che abbiamo, invece di fingere che questa vada mantenuta, allora facciamo cattiva politica tutti quanti.

Francesco Mussoni, Pdcs
Prima di arrivare a fare decreti su dirigenti e retribuzioni, dobbiamo fare le riflessioni per creare le condizioni giuste nella Pa, non è solo un aspetto retributivo e di spending, se sbagliamo approccio rischiamo di danneggiare lo Stato. Poi il tema della dirigenza è ampio, ci sono dirigenti che dirigono sé stessi. Ci sono riflessioni da fare che non si possono compiere in questo decreto, che infatti tocca solo l’aspetto programmatico e retributivo che impoverisce la dirigenza. Non è questa la modalità di legiferare e do adottare decreti delegati. Quando si fa un decreto ha un effetto e incide legislativamente. Non si possono fare provvediemnti sbagliati, inapplicabili poi si fa dietrofront, soprattutto come questo e in questo momento storico e politico. Se volete veramente parlare di dirigenza ,apriamo il tema e cambiamo impostazione e prendiamoci le dovute responsabilità, ma non in questo modo.

Lorenzo Lonfernini, Rf
Vorrei spezzare una lancia in favore del Segretario Zanotti. Di fronte alle problematiche emerse dal decreto in ratifica, oggi ha avuto l’umiltà di fermarsi e prendere del tempo per approfondire e arrivare a un provvedimento più confacente alla realtà della Pa.
Come maggioranza vogliamo assolutamente evitare, e credo ci sia condivisione, di non praticare un ritorno al passato con la cristallizzazione del ruolo di dirigente sine die, che spesso ha significatoil passaggio a routine e a una intangibilità non foriera di buoni risultati. Avremo modo di tornare sull’argomento e potremo fare valutazioni più approfondite che ci portino a un provvedimento più consono e mirato.

Eva Guidi, Ssd
Mi stupisce, visto le tante volte in cui si è dibattuto in Aula, di non considerare il percorso proposto in un ambito più complesso di revisione della Pa. Da ultimo ricordo il dibattito sulla spending review che ha toccato molti aspetti, tra cui la responsabilizzazione della dirigenza di tutta la Pa, parlando in sistemi di valutazione. Avevamo parlato della necessità di introdurre tasselli, di spese e autorizzazioni di spesa, introduzione di audit delle attività trasversali alla Pa…non è quindi questo un intervento isolato come sentito da vari consiglieri, perché rientra in questo ambito complesso di revisione della Pa. Questo era una parte, un decreto che aveva delega a scadenza il 30 aprile, si prevedevano approfondimenti che non si è riusciti a fare con governo e parti interessate, dirigenti, e parti sociali. L’obiettivo che rimane e resta il tassello di una riforma più ampia è quello di poter individuare all’interno della dirigenza parte della retribuzione legata al raggiungimento di obiettivi.

Marianna Bucci, Rete
Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a un decreto che rimanda al futuro ed è subordinato ad altri provvedimento del congresso. Ci stiamo abituando a queste distorsioni ed è un male. Rispetto al contenuto del decreto: è stato completamente stravolto dagli emendamenti del governo, e forse era il caso ritirarlo completamente. Una novità c’è: si apre alla carriera diplomatica e altro, il trattamento retributivo del 2009 da cui erano stati esclusi. È l’unica novità. Visto che si amplia platea che beneficia del nuovo trattamento retributivo, è stato calcolato se aumentano i costi o meno? In caso, non si può parlare di riduzione spesa pubblica ma solo di valorizzazione delle figure dirigenziali. Entro il 2018 c’è l’impegno a definire norme per la valutazione amministrativo-gestionale: a quasi 10 anni dall’emananazione di quella legge abbiamo una lacuna gravissima che ce la portiamo dietro. Sarebbe stato quindi meglio portare adesso queste norme.

Roberto Ciavatta, Rete

Come non condividere la necessità di rinnovamento e i maggiori controlli nella dirigenza Pa? Ma nel mandato al governo in Finanziaria non c’è nulla di questo. Quello che diciamo oggi nel decreto è ‘non ce l’abbiamo fatta ad aprile, neanche a luglio, lo facciamo a dicembre ma avrà validità successiva al 2020’.
Lei Segretario lavorava nella Pa, io pure anche se non sono mai stato dirigente. Da tempo sostengo di superare vecchio regime, ma dove è scritto nel decreto? Va superato se vogliamo andare incontro anche alle vostre indicazioni. Sul premio per la produttività dei dirigenti: è sempre esistito, una parte della retribuzione è sempre stata legata agli obiettivi, il problema è che è stata data a pioggia a tutti, fino al 2013, dopo di che come Rete siamo arrivati in Aula consiliare e da quel momento in poi non è stata più considerata.
Parliamo di numeri: in Pa più di 1.100 dipendenti, quasi uno su tre, sono dirigenti o responsabili di settore, un dipendente pubblico su 3 è un responsabile. Qui diciamo che dobbiamo aumentare il numero dei dirigenti. I dipendenti pubblici sono a maggio sono 3.766, in aumento da fine 2016 di un’ottandina, con questo governo, e 100 in più fra i responsabili. Credo che in Pa non mancano dirigenti e responsabili, mancano gli operativi. E la grande differenza retributiva tra pubblico e privato risiede nel fatto proprio che un dipendente su tre in Pa è dirigente, e spesso dirigente di sé stesso. E su cosa si valuta oggi la validità di quel dirigente? Non lo fa nessuno. Ragionare su necessità di intervenire su riduzione riduzione stipendi pubblici, sul superamento del vecchio regime sono d’accordo, ma ragionare unicamente come se questo fosse l’unico problema del bilancio pubblico sulla revisione degli stipendi dei dirigenti pubblici, parliamo comunque di briciole, è comunque un tipo di intervento recessivo. Si riducono servizi, si accorpano servizi facendo ragionamenti ragioneristici. ma la Pa non è un’azienda, è un servizio alla base dello Stato sociale e non può ragionare solo in termini di efficienza. Certo è necessario aprire una fase di ragionamento, il numero dei responsabili è eccessivo, non ci sono operai, solo dirigenti che dirigono nulla, un esercito solo di generali. Interventi recessivi non tengono conto poi dei possibili danni nella Pa.

Gian Matteo Zeppa, Rete
Questo governo, da quando si è insediato, ha prodotto 224 decreti a fronte di 29 progetti di legge di cui 18 discussi, passati in commissione. Poi porta decreti con questo metodo. Ci deve sssere volontà di presentare modifiche, quanto meno, almeno una settimana prima e su argomenti delicati come questo il confronto deve esserci anche con i sindacati. Se seguo il suo discorso, consigliere Morganti, sui ruoli dei dirigenti il sindacato non ci deve mettere bocca, e chi deve farlo? Il congresso o il segretario di Stato? Consigliere Morganti cosa intende per non fare contezza il sindacato sulle dirigenze pubbliche? Bel modo per intendere la democrazia da uno che dovrebbe essere di sinistra, poi.Anche nel privato ci sono dei parametri per i suoi dirigenti, per cui se si raggiungono gli obiettivi bene, se non li raggiungono rischiano anche il licenziamento, ma il privato ha il confronto con il sindacato, perchè il pubblico no? Vecchio e nuovo regime: sfido ad andare a vedere gli emendamenti di Rete ad ogni finanziaria per togliere la distinzione tra vecchio e nuovo governo, sempre bocciati, e oggi li riportate qua senza definizione e procrastinando nel tempo?
Enrico Carattoni, Ssd
Sul finale del dibattito forse abbiamo perso di vista la ratifica del decreto che riguarda non tutta la Pa, ma una parte di retribuzione dei dirigenti. È stata fatta l’accusa a maggioranza e governo di non avere idee chiare e aver sbagliato il metodo quando si è tornati indietro. Io invece pensavo quel provvedimento originario potesse avere senso e una sua ratio, è stato aperto un confronto e si è fatto salvo il principio per poi andarlo a regolare successivamente, perché poi si innescano diverse logiche, retribuzioni di vecchio e nuovo regime, dirigenti che possono essere mandati via e altri inamovibili… e ci sono situazioni da valutare. Dopo settimane in cui ci si accusa che non si vuole confronto e si va avanti a testa bassa, in questo caso diciamo di volere il confronto con gli interessati ed è positivo, non si può sempre strumentalizzare. È questione di stile non portare il decreto? Avreste avuto da dire anche in quel caso.

Repliche

Guerrino Zanotti, Sds Affari Interni
Ringrazio chi è intervenuto che ha portato comunque valutazioni utili. La definizione di segretario agli Interni, che ricopro pro tempore, sembra sia quella a capo dell’amministrazione pubblica, niente di più sbagliato di come interpreto il ruolo di segretario agli Interno. Non sono capo dell’amministrazione, sono un Segretario che tenta di sviluppare politiche utili alla crescita e all’evoluzione dell’attività della Pa.
Perchè non ritirare il decreto? Intendiamo ribadire il concetto, dare seguito al mandato che la legge di bilancio ha dato al governo, intervenire sulla materia di responsabilizzazione della dirigenza pubblica che verrà una volta stabilita lo strumento e il valutatore – nessuno ha parlato che sarà il congresso di Stato. Valentini dà per scontato troppe cose e in questo provvedimento non c’è scritto e non è così. In questo anno e mezzo di legislatura non abbiamo aumentato il numero di dirigenti, semmai con gli accorpamenti che abbiamo proposto nel piano della riduzione della spesa hanno una logica e hanno anche lo scopo di diminuire figure apicali dirigenziali. Ci rendiamo conto infatto che il rapproto tra dirigenti e sottoposti è sbilanciato. A poco vale fare autoscritica su tempistiche e sul mancato confornto, siccome si è arrivati lunghi al decreto, non abbiamo voluto lasciar decadere quella delega che ci è stata data dalla legge di bilancio perché riteniamo che ci sia molto da fare sulla responsabilizzazione e sulla valorizzazione del ruolo dirigenziale.
Ci risulta poi che i premi alla dirigenza siano introdotti nel 2011 e dal 2012 non siano più stati erogati. Per questo vanno ripresi e applicati. Va fatto passare il principio in linea con la volontà di creare una classe dirigente capace di affrontre i temi dell’efficentamento dell’attività della Pa. Qualcuno infine ci ha chiesto di conscere proposte della dirigenza, sono da richiedere alla dirigenza stessa.

Teodoro Lonfernini, Pdcs
Non c’era necessità di adottare un decreto che come attività legislativa sinifica necessità e urgenza, per questo ha valore tre mesi dalla sua emissione e poi decade. Lei sta usando -come sulla scuola- una logica che è contraria alla necessità di legiferare con decreto delegato, perché rinvia effetti, applicazione, oltre che la valutazione di quel decreto non solo alla fine dell’anno, anche l’applicazione delle retribuzioni è rimandata da qui al 2020. Mi spiega quale necessità e urgenza, per giustificare un decreto delegato di due articoli, esiste in questo momento per ratificarlo e non avere in caso la maturità e il coraggio di dire che il pensiero iniziale è stato stravolto, allora dire all’Aula che ‘lo ritiro e lo riscrivo pienamente rispondente alla necessità e urgenza di cui ha bisogna la Pa nel rapporto con i suoi dirigenti’?. Questo doveva fare Segretario. Così faccio fatica a mettermi al suo fianco.

Pasquale Valentini, Pdcs
Dopo 8 mesi si viene a fare emendamenti sostanziali e si dice si passa alla prossima Finanziaria, solo per mantenersi coerenti a un anno fa. Non ve ne frega niente che questo sia il modo di operare? Questo è il segno che si vuole il cambiamento? Intervenire sulla dirigenza è cosa seria e c’è bisogno di un quadro organico che non c’è. Non ci sono le premesse e sarà tutto da vedere, può darsi che torniamo a dicembre nella situazione in cui ci troviamo oggi. Questo è il modo serio di affrontare il problema e vi permettete di dire ‘la solita opposizione che non vuole fare niente’?. Vedremo alla fine quali sono i risultati di un certo modo di governare.

Roberto Ciavatta, Rete
Considero un bene se Segretario, governo e maggioranza decidono di predere tempo alla luce dei chiarimenti richiesti con la dirigenza. Il punto è che non c’è necessità di fare questo decreto delegato per ripensarci a dicembre in Finanziaria, come dice Valentini. Ne discutiamo in Bilancio come sempre è stato fatto o con un nuovo progetto di legge, non capisco la necessità di questo decreto se non per farlo decadere.

Gian Carlo Venturini, Pdcs
Il Segretario vuole andare avanti con un decreto che è solo la proroga di un termine al 31 dicembre con un decreto nuovo, abrogando tutti gli altri articoli. Volevo chiedere cosa intende col punto 2 dell’articolo 2, ‘sino al 31 dicembre 2020, il trattamento complessivo non deve superare attuali importi, pur modificando la struttura retributiva’? Viene congelata la retribuzione dei dirigenti o il monte stipendi complessivo dei dirigenti indipendentimente dal loro numero? Mi sembra ci sia un po’ di confusione. Era meglio che la delega di questo decreto decadesse.

Guerrino Zanotti, Sds Affari Interni
E’ vero, c’è necessità di un rapporto più diretto con la dirigenza. Questa è un’attività che abbiamo avviato ed è tutt’altro che fare pressioni nei confronti della Pa. Arrivano critiche, per carità devono essere sempre accettate in un dibattito in Aula, assolutamente accettate, ma che arrivino da chi ha lasciato trascorrere decine di anni, senza metterci mano- e le critiche vengono da quei banchi lì- mi spiace, ma faccio fatica a digerirle. Discutiamo oggi di situazioni che nascono da anni e anni di inattività della politica.
Sull’inutilità del decreto perché rimanda al 2020: non è vero, se si legge il comma 2 dell’articolo 2, si dice che fino al 31 dicembre 2020 il trattamento complessivo non deve superare gli attuali importi. Significa che l’intervento è indirizzato sulla modifica della struttura retributiva in vigore e non deve comunque aumentare il costo per la retribuzione del dirigente, ovviamente non complessiva del loro numero. Ma vi garantisco non è intenzione del governo aumentare il numero dei dirigenti, ma razionalizzare il settore anche del Pubblico allargato per giungere a una diminuzione. La delega data con la legge di bilancio, questo governo non vuole lasciarla decadere. Si impegnerà a farlo entro non il 31 -12 di quest’anno ma prima, per arrivare a definire gli strumenti che serviranno, insieme a tanti altri che abbiamo già affrontato nel dibattito, al rafforzamento e alla valorizzazione del ruolo indispensabile della dirigenza.

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