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Decreto dignita’, a rischio anche 21 lavoratori buvette di Montecitorio

Personale in servizio presso i bar interni e i punti di ristorazione alla Camera dei deputati, assunti con contratto a tempo determinato dalla societa’ Compass Group
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ROMA – Ventuno lavoratori della buvette di Montecitorio rischiano il posto per effetto delle norme antiprecariato contenute nel decreto dignita’. Lo apprende l’agenzia Dire da fonti dell’amministrazione di Montecitorio. Si tratta di gran parte del personale in servizio presso i bar interni e i punti di ristorazione alla Camera dei deputati, assunti con contratto a tempo determinato dalla societa’ Compass Group e in servizio a Montecitorio. A partire dall’entrata in vigore del decreto, il 14 luglio 2018 scorso, anche a questi contratti di lavoro si applicano le nuove norme che disciplinano i contratti a termine, i rinnovi e le proroghe. In base alla disciplina di legge, infatti, il rapporto di lavoro a termine può avere una durata non superiore a 24 mesi. Nel caso di questi lavoratori, molti dei quali assunti per prestare servizio a Montecitorio a partire dal 2016, il termine di legge e’ stato gia’ superato. Allo scadere del contratto si troverebbero impossibilitati ad ottenere un ulteriore rinnovo.

Il limite dei 24 mesi si applica infatti al singolo contratto ma anche alle successioni di contratti stipulati tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria, a prescindere dai periodi di interruzione intercorsi tra un contratto e l’altro. E’ vero che dopo i 24 mesi e’ possibile trasformare il contratto in un normale rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a decorrere dalla data in cui il limite è stato superato. Questa, d’altronde, e’ la ratio che ispira la normativa: rendere piu’ stabili i contratti di lavoro. Ma allo stato delle cose, con il decreto ancora in corso di conversione a Montecitorio, questa possibilita’ non sarebbe stata presa in considerazione da Compass Group. I ventuno dipendenti rischiano quindi di perdere il lavoro. All’esame dei rappresentanti sindacali anche l’ipotesi, consentita dalla legge, di stipulare un ulteriore contratto di lavoro a termine della durata massima di 12 mesi, presso la direzione territoriale del lavoro competente, alla presenza di un rappresentante di una delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

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