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Report del Consiglio Grande e Generale 19 luglio – Seduta del pomeriggio

Il Decreto-scuola è il tema su cui si apre il comma Comunicazioni e che occupa in
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Il Decreto-scuola è il tema su cui si apre il comma Comunicazioni e che occupa in larga parte la prima giornata di lavori del Consiglio grande e generale. Ad affrontarlo per primo è il segretario di Stato per l’Istruzione, Marco Podeschi, con un lungo riferimento a riguardo, in cui difende il contenuto del provvedimento, tra cui la salvaguardia dei plessi minori e l’avvio delle sperimentazioni che tengono conto, spiega, del calo demografico e delle esigenze di contenimento dell spesa, comunque “subordinate- assicura- al mantenimento di un elevato standard qualitativo del sistema d’istruzione”. Il Segretario Podeschi si dice quindi “colpito delle polemiche- manda a dire- e della guerriglia elettronica con sms o chat WhatsApp animata da messaggi contradittori, lontani dalla realtà e dalla volontà del governo e in alcuni casi anche del più comune buon senso”.

Dall’opposizione, a sostegno delle proteste di genitori e docenti il consigliere Davide Forcellini, Rete, cita lo studio realizzato dall’ex segretario di Stato all’istruzione. Giuseppe Morganti, Ssd, nella precedente legislatura: “Una scuola per le ragazze e i ragazzi che avanno 20 anni nel 2030”. Forcellini sottolinea come l’idea della scuola di Podeschi “non c’entra niente con quella dell’ex Segretario Morganti, che però- puntualizza- guarda caso adesso si trova proprio a sostenere questo governo e a dover votare ed approvare lui e il suo partito di maggioranza relativa le scelte che vanno proprio contro il principio che lui stesso ha delineato fino a 2 anni fa”. Il consigliere di minoranza lancia un appello allo stesso Morganti: “Non rinneghi i suoi principi per becera ragion di Stato”. Quindi, Pasquale Valentini, Pdcs, punta il dito contro la mancanza di valorizzazione degli insegnati che “si sono sentiti scavalcati e sottovalutati dalla modalità in cui si è giunti al decreto scuola”. Mariella Mularoni, Pdcs, invita il Segretario Podeschi a fare un passo indietro sul decreto, accogliendo l’istanza del suo ritiro avanzata dalla raccolta firma di insegnanti e genitori.

Giuseppe Maria Morganti, Ssd, rispondendo a Forcellini, assicura continuità di quanto previsto nella passata legislatura. E rispetto alle proteste degli insegnanti “La critica non emerge per migliorare il sistema- osserva- ma per difendere interessi di categoria”. Riconosce però che il decreto sia migliorabile rispetto alle tempistiche per le sperimentazioni nella scuola d’infanzia e propone la possibilità di presentare un emendamento a riguardo.

Altri temi affrontati nel corso del comma comunicazioni: il caporalato delle ‘badanti’ nell’ospedale di Stato, rispetto cui il Segretario di Stato Franco Santi assicura nuove procedure avviate per regolamento dal 1° luglio scorso, a seguito della denuncia del Comitato #Rispetto, per consentire “in modo chiaro e preciso di monitorare tutti gli accessi e la permanenza nei reparti al di fuori degli orari di visita apportando alcuni correttivi per venire incontro alle esigenze degli assistiti e degli operatori”. E ancora, la sentenza Treggiari che respinge la ricusazione del giudice impegnato sul caso Asset banca: “Nella sentenza c’è un passaggio- denuncia Iro Belluzzi, Psd- in cui si evince che vi sarebbero state intromissioni da parte di Banca centrale e della politica sulla corretta azione dell’amministrazione della giustizia, ai fini di mandare in liquidazione una banca e scegliere una vittima sacrificale”.

Il dibattito in comma comunicazioni si interrompe a fine seduta e riprenderà in seduta notturna.

Di seguito un estratto della prima parte degli interventi odierni.

Comma 1. Comunicazioni

Marco Podeschi, Sds per l’Istruzione
Ritengo sia doveroso svolgere una specifica comunicazione sulle reazioni seguite all’adozione del Decreto Delegato “Interventi nell’organizzazione del sistema scolastico e nell’offerta normativa”.
Ragionevolmente ritenevo che questo atto avrebbe suscitato delle polemiche, sollevato critiche, ma dato il contenuto e il perimetro di azione della norma consideravo che tutto ciò si sarebbe risolto nella normale dialettica politica o in naturali scambi di opinioni con chi opera nel settore della scuola come già peraltro avvenuto qualche anno fa. Ma visto quanto accaduto e quanto penso accadrà devo ammettere che mi sono sbagliato. Sbagliato nel considerare che inserire in un atto normativo unico gli interventi che il Governo attuava a seguito del processo di analisi e di revisione della spesa complessiva della Pubblica Amministrazione, degli Enti del settore pubblico allargato e delle Società ed Enti partecipati sarebbe stato un atto di trasparenza.
Sbagliato nel valutare come equilibrati e ragionevoli degli interventi nella scuola di Infanzia e Scuola Elementare conseguenti a un consolidato e ormai stabile calo delle nascite con conseguente evidente diminuzione degli studenti iscritti negli ordini di scuola. Sbagliato nel concepire come la asincronia fra un modulo orario e la durata effettiva di un’ora – 60’ universalmente riconosciuta come un’ora potesse essere un concetto che se applicato in alcuni ordini di scuola potesse scatenare polemiche e risentimento da parte dei lavoratori. Sbagliato nel pensare che sperimentazioni rilevanti per il sistema scolastico sammarinese e accolte con favore da genitori e insegnati potessero essere riproposte in un Decreto Delegato per svolgere un’ultima fase di approfondimento e diventare poi un assetto stabile nella programmazione didattica.
In poche parole – sintetizzando quanto detto in questi giorni da forze politiche e gruppi di insegnati in varie missive – ho sbagliato tutto, ho mortificato la scuola, ho offeso gli insegnati, arrecato un danno alla qualità della scuola. Mi sarei sostanzialmente scagliato contro un settore strategico della nostra società con superficialità e assoluta nonchalanche. Settore del quale a parte il fatto che ho temporaneamente la responsabilità politica – sono un utente felice e soddisfatto per quanto riguarda le mie personali esperienze familiari. Per indole, cultura e attitudine ritengo sia dovere di un politico accettare le critiche, ascoltare le osservazioni – anche feroci – ma se ritiene il proprio agire corretto e coerente dare le dovute spiegazioni. Ricordare alcuni opportuni elementi, che mi pare in tanti abbiano dimenticato nell’impeto agonistico per avere un minimo di ribalta politica, su un tema a elevato tasso di demagogia.
Il Decreto nasce dalle considerazioni fatte a seguito del processo di analisi di revisione della spesa pubblica affidato a un gruppo di lavoro, appositamente istituito, che aveva il compito di individuare le eventuali criticità in termini di efficienza della spesa pubblica e gli opportuni interventi correttivi.
La relazione prodotta dal gruppo di lavoro è funzionale all’elaborazione, da parte del Congresso di Stato, di un piano esecutivo in grado di realizzare una riduzione complessiva del 10% della spesa corrente nei prossimi tre esercizi finanziari, segnatamente il 2,5% nel 2018, il 3,5% nel 2019 e il 4% nel 2020 (art. 15, comma 7, Legge 7 agosto 2017 n. 94). Il Congresso di Stato, tuttavia, considerando la Scuola una risorsa strategica per lo sviluppo sociale, economico e culturale del paese, ha ritenuto prioritario subordinare le esigenze di contenimento della spesa al mantenimento di un elevato standard qualitativo del sistema d’istruzione.
Elevato standard qualitativo del sistema da non confondersi nell’autonomia assoluta del sistema scuola da dinamiche organizzative generali e dalla considerazione di fondo che le risorse destinate all’istruzione non sono autoreferenziali, autoprodotte e autogestite dallo stesso sistema ma appartengono a tutta la collettività che beneficia dell’attività del sistema e paga però anche sue eventuali inefficienze.
Il punto di cui però non ho trovato traccia nelle posizioni e lettere di questi ultimi giorni è la consapevolezza sulla sostenibilità economica di un sistema che nella sua complessità organizzativa legata alle decine di strutture operanti sul territorio, alle centinaia di operatori nel settore personale docente e non docente, si deve confrontare con una decisa diminuzione dei soggetti che accederanno al sistema scolastico nei prossimi anni. Sistema al quale inizieranno anche nel breve termine porsi – in termini competitivi – anche iniziative imprenditoriali sviluppate da soggetti sammarinesi all’estero. Un sistema che, per conservare la propria efficienza e la propria efficacia, va continuamente ripensato, alla luce dei molteplici fattori di natura culturale ed economica che modificano costantemente la fisionomia della società contemporanea considerando l’essenza pubblica del sistema stesso. La fluidità della società, caratterizzata da un accelerato cambiamento dei modelli di riferimento, alle cui mutevoli esigenze le istituzioni scolastiche devono saper garantire risposte differenti nelle modalità, dovrà garantire coerenza nel promuovere un’idea di comunità accogliente e partecipativa, che metta al centro del proprio operato la persona umana, i suoi bisogni, le sue attitudini e le sue aspirazioni.
Nei prossimi anni la scuola sarà chiamata a ripensare la propria organizzazione, anche in ragione del significativo calo demografico che interessa il nostro territorio. Dai 357 nati nel 2008, si è passati a 228 nel 2017. Una diminuzione del 36% in 10 anni. In alcuni plessi della Scuola Elementare, secondo le attuali proiezioni, aumenteranno sensibilmente le classi con meno di 13 bambini, soglia minima stabilita dalle Legge 2003/87 che imporrebbe – se rigidamente applicata l’immediata chiusura di alcune sezioni e l’iscrizione di alunni in plessi di altri Castelli.
E’ evidente come il Governo, in continuità con le decisioni dei Governi precedenti e per precedenti si arriva fino al 2003 in cui il comma 4. art. 3 Legge 2003/87 “Disposizioni concernenti la formazione delle classi e delle relative sezioni stabilisce che: “Nei plessi con meno di 65 alunni, fatto salvo il monte ore di didattica stabilito dagli ordinamenti vigenti e fatta salva l’offerta del servizio a tempo pieno, verranno predisposti progetti sperimentali concernenti una articolazione delle attività che favorisca l’arricchimento delle opportunità formative e che al contempo consenta un migliore e più razionale utilizzo del personale docente”. Per la prima volta nell’ordinamento il legislatore ha previsto la possibilità di predisporre progetti sperimentali per garantire almeno un plesso in ogni Castello, possibilità oggi inspiegabilmente contestata. Avere però numeri molto ridotti – per inciso più bassi rispetto alle norme vigenti in Italia o Svizzera, può avere la conseguenza diretta di avere condizioni sfavorevoli a garantire una qualità elevata della didattica, che è determinata non solo dal rapporto numerico insegnante-alunni, ma anche dalle possibilità d’interazione fra pari. Se infatti il sovraffollamento delle classi, “scelta classica” quando si vuole contenere i costi nella scuola e per inciso strada non seguita da questa Segreteria di Stato, incide negativamente sul processo di apprendimento.
Una classe con pochi bambini è povera di scambi e di idee. Un sistema di istruzione non più rigidamente trasmissivo, qual è quello che riserva alla lezione frontale un ruolo primario, ma aperto al lavoro cooperativo e alla didattica laboratoriale, promuove forme di apprendimento basate sul confronto e la collaborazione. Perché si inneschino queste dinamiche positive, è necessario che le classi non siano private della loro risorsa più preziosa, gli studenti. A tale ambito ricordo, Colleghi Consiglieri che per l’anno scolastico 2018-19 saranno operanti nella Scuola Elementare 6 classi con un numero di alunni inferiore a 13.
In dettaglio, classi 3 nel plesso di Montegiardino, 2 nel plesso di Faetano ed una nel plesso di Chiesanuova.
Per tale ragione, sono colpito delle polemiche e della guerriglia elettronica con sms o chat WhatsApp animata da messaggi contradittori, lontani dalla realtà e dalla volontà del governo e in alcuni casi anche del più comune buon senso. Il Decreto è in questo senso tranchant per quanto riguarda la Scuola Elementare. La sperimentazione con le nuove norme inizierà dall’anno scolastico 2019 – 2020 per accogliere le richieste dei genitori e anche delle Giunte di Castello e valutare nel corso dell’anno il percorso didattico più adeguato e avviare anche un’opera di sensibilizzazione verso i plessi con ridotti numeri di iscritti. Plessi che non hanno una didattica povera o danno meno possibilità agli studenti, come ho letto sempre in questi giorni, ma sono un presidio culturale nel Castello e punto di collegamento con la comunità locale in una socialità sempre più complessa in ragione delle nuove dinamiche sociali in cui la professionalità del corpo docente e non docente sono un elemento strategico per la costruzione del modello didattico.
Ma ciò che mi ha sorpreso sono le reazioni su alcuni punti del Decreto oltre a essere una naturale conseguenza di una situazione consolidata è la continuazione di politiche e scelte adottate dagli esecutivi precedenti e formalizzate anche in accordi sindacali.
Faccio un esempio: la timbratura applicata nel settore della scuola come in tutti i settori dell’Amministrazione Pubblica ormai da anni ora compare – come elemento di criticità – nelle comunicazioni degli insegnati. E’ questo un elemento dequalificante per l’esercizio della professione di insegnante nemmeno deciso – fra l’altro – dall’esecutivo di cui faccio parte? Ipotesi di eliminazione delle propine d’esame, riduzione del piano cattedre per “consentire minori esigenze di personale”, riduzione dei corsi nelle scuole medie, esternalizzazione della ludoteca, giochiamo allo sport e centri estivi, revisione del tempo scuola e dei modelli organizzativi scolastici, riduzione degli insegnati di educazione fisica – sono elementi formalizzati in documenti che ho avuto modo di reperire oggetto di riflessioni più o meno approfondite già nella scorsa legislatura e in molti casi nemmeno considerati dallo scrivente.
L’inciso mi pare opportuno, poiché onestamente passare da uno stato di normalità nel sistema scolastico a uno stato di malessere, problematiche diffuse, agitazione nell’arco di due mesi senza rilevanti atti formali poco giustificato anche rispetto a quanto il sottoscritto e il governo nel bene o nel male possa fare.
Ricordo anche qui che per quanto riguarda il rapporto studenti – docenti nella scuola elementare il tema era già stato regolato nel 2014 con il Decreto Delegato n. 86 “Piano di riordino degli assetti scolastici”. L’art. 17 “Progetto sperimentale per plessi con meno di 65 alunni” prevedeva:
“Nei plessi della Scuola Elementare dove è attivo l’intero corso quinquennale e dove sono presenti meno di 65 alunni, pur garantendo il modello organizzativo del tempo pieno, viene demandato alla Direzione Didattica il compito di predisporre un progetto sperimentale che preveda attività didattiche rivolte a ciascun gruppo classe, alternate ad esperienze laboratoriali a classi aperte, che favoriscano occasioni di confronto in un gruppo più numeroso e maggiori stimoli di tipo culturale nelle attività di ricerca, fermo restando il vincolo del non superamento dei numeri previsti dall’articolo 3 della Legge n. 87/2003.”
A distanza di 4 anni ci sono atti necessari a conseguenza di un evidente e costante diminuzione degli iscritti in alcuni plessi. Ci saranno riflessioni più ampie che di nuovo vorrei lanciare – relative alla diminuzione demografica – che avranno un impatto diretto nel lungo termine sul personale nel settore dell’istruzione.
Riflessioni che a scanso di equivoci dovranno coinvolgere le Giunte di Castello per quanto riguarda la consistenza numerica dei plessi della scuola dell’Infanzia e Scuola Elementare e anche in senso più generale elaborare una politica di lungo termine per quanto riguarda asili nido – scuola dell’infanzia – scuola elementare. Le accuse rispetto a tagli nel settore dell’educazione – che respingo con decisione – sono ancora più ingiustificate se andiamo a considerare in modo più ampio anche gli oneri per la manutenzione ordinaria, straordinaria o nuove edificazioni di plessi scolastici.
Difendere le proprie scelte può essere poco credibile e in questi mesi, prima di giungere alle decisioni contenute nel Decreto dopo decisioni, esame di documenti, relazioni ho anche avuto di rileggermi la cronaca del dibattito politico di allora di cui vorrei riportare uno stralcio:
“La legge 174/2013 ha determinato tutta una serie di provvedimenti al fine di contenere e razionalizzare i costi dell’Amministrazione Pubblica. Per l’istruzione, che è il secondo centro di costo dopo la Sanità, i Decreti 72 e 86 del 2014 sul riordino degli assetti scolastici hanno suscitato qualche polemica in principio. Tuttavia, se è vero che si è attuato la riduzione di una sezione alla scuola media ed è stato limitato il ricorso alle sostituzioni, è anche vero che, ad oggi, il numero medio degli studenti per ogni classe è 19 a fonte dell’Ovo e 17 a Serravalle, rimanendo ancora molto al di sotto del limite di legge che è 22. I timori suscitati riguardo alle pesanti ricadute sulla qualità del sistema scolastico erano infondati. Non sono stati intaccati gli standard qualitativi, né ci sono stati tagli sul personale a conferma che qualsiasi azione di contenimento della spesa non deve avere ripercussioni sul piano della didattica e della qualità dell’offerta formativa. Particolarmente in un settore così importante come quello scolastico che incide fortemente sul futuro del nostro Paese”.
La citazione di un consigliere dell’allora maggioranza ora di opposizione, critica oggi sul Decreto Delegato, spiega ancora meglio la ratio dell’intervento che in termini di impatto ha un perimetro decisamente più limitato e sfrutta già alcuni anni di sperimentazione al termine della quale dovranno essere assunte una serie di determinazioni.
Nel dibattito di questi giorni è sparito anche il fatto – rilevante – che a partire dal prossimo anno scolastico, prenderà avvio con la necessaria gradualità la prima fase di sperimentazione delle Indicazioni curricolari per la scuola sammarinese, un progetto culturale e pedagogico che conferisce organicità e coerenza al percorso formativo, integrando i cicli scolastici da zero a 16 anni.
Questa nuova idea di scuola è stata costruita, negli anni, attraverso un lavoro costante di confronto e interazione sinergica tra docenti, dirigenti ed esperti del settore, per garantire al progetto di riforma, che definirà l’ossatura del futuro sistema d’istruzione, la più ampia condivisione possibile.
Il progetto ampio, corale, nato da un lavoro corposo iniziato nella scorsa legislatura comporterà invece profonde innovazioni didattiche ulteriori investimenti nel settore scolastico, in termini di formazione dei docenti e di dotazione di figure professionali.
Le misure introdotte si limitano a correggere alcune inefficienze di spesa e a rivedere alcuni aspetti organizzativi dell’attuale assetto scolastico, sulla base anche dei profondi cambiamenti demografici che interessano il nostro Paese.
Ultimo punto sul tema istruzione è una riflessione sull’obbligo scolastico. L’applicazione delle Indicazioni curricolari, un progetto culturale e pedagogico nazionale e originale teso all’organicità e coerenza al percorso formativo, integrando i cicli scolastici da zero a 16 anni può essere esteso per durata al 18° anno di età?
Considerando l’evoluzione della società, la necessità di una elevata scolarizzazione e capacità professionale delle giovani generazioni che statisticamente dai 16 ai 18 anni rappresentavano nel 2010 il 0,23% della forza lavoro e oggi lo 0,9% al 31 maggio 2018 può essere un argomento su cui riflettere e elaborare un progetto culturale con al centro il personale docente e tutti gli attori della società sammarinese.

Guerrino Zanotti, Sds Affari Interni
Per dare comunicazione all’Aula riguardo all’Odg che è stato votato all’unanimità nella seduta del 21 giugno 2018 con cui si dava mandato all governo di demandare all’avvocatura di Stato di procedere, con le più opportune iniziative, a tutela del Paese nei confronti di Advantage financial. La segreteria di Stato Affari Interni, per conto del governo, ha ottemperato a tale mandato, inviando in data 28 giugno una nota al dirigente dell’Avvocatura di Stato per conferire mandato nel senso indicato dal Consiglio grande e gnerale

Nicola Renzi , Sds Affari Esteri
Per riferire all’Aula in merito due missioni, una svolta negli Emirati arabi e l’altra nel Pricipato di Monaco nel portare avanti il negoziato con Monaco e Andorra con l’Ue. La prima è stata una missione molto intensa, con vari incontri, finalizzata principalmente alla firma di importanti accordi di collaborazione tra i due Stati, due accordi sulla protezione di investimenti e sulle doppie imposizioni, aumentando gli accordi Dta con altre realtà statuari ed raggiungendo un obiettivo importante. Gli incontri seguiti hanno riguardato vertici ai più alti livelli con la Banca centrale del Paese e un fondo di investimenti nazionale del Paese, quindi con il Ministro affari esteri e con il Ministro con delega alla Cultura. Una tappa importante anche quella di visita del sito Expo Dubai 2020 verso cui San Marino è già partita con un percorso di avvicinamento e un progetto di idee con l’università per pensare il nostro padiglione. Da parte emiratina infine è stata espressa la disponibilità a ricambiare la visita e a farla, finalizzandola a investimenti nel nostro Paese.
Più quindi l’incontro a Monaco di venerdì scorso, tra le delegazioni del Principato di Monaco, di Andorra e San Marino sull’accordo di associazione con l’Ue. Positivo e da apprezzare è che tra i tre paesi, seppure ci siano finalità diverse, c’è piena consapevolezza e un grado di collaborazione come mai esistito prima. Siamo arrivati a scambiare anche documenti importanti per compiere utili valutazioni. Continueranno i confronti all’interno della Commissione affari esteri per favorire scambi di idee sul negoziato, già a settembre entreremo nel merito dei testi.

Franco Santi, Sds Sanità
Il 26 e 27 giugno scorso a Reykjavík, si è svolta l’annuale Conferenza della Piattaforma dei Piccoli Paesi dell’OMS. Era presente una delegazione della Repubblica di San Marino composta oltre che dal Segretario competente, dal direttore dell’Authority sanitaria Gabriele Rinaldi, dal Direttore Generale dell’ISS Andrea Gualtieri e dal Direttore Sanitario dell’ISS Maurizia Rolli. Il titolo del Meeting di quest’anno era “Lavorare insieme per migliorare la salute e il benessere di tutti” e il mio intervento durante la sessione iniziale si è articolato sull’approccio di San Marino nel raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Partecipare al meeting, come ogni anno, ha rappresentato una opportunità per San Marino e gli altri sette Paesi per presentare i loro programmi sanitari e discutere su come procedere in modo sinergico rispetto alle direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La due giorni di meeting si è conclusa con la presentazione della Dichiarazione di Islanda dal titolo “Garantire acqua pulita, igiene e sostegno ai cambiamenti climatici“ in cui gli otto Paesi Europei sotto il milione di abitanti dichiarano la necessità di un’azione intersettoriale, attingendo a punti di forza come l’adattamento reattivo, l’innovazione e la partecipazione, per far fronte all’emergenza ambientale e quindi per garantire una salute e un benessere migliori per le generazioni future lavorando insieme per tutti, senza lasciare nessuno dietro. Come già anticipato in diverse occasioni, ho avuto infine l’onore di presentare San Marino come sede del prossimo e Sesto Meeting di alto livello della Piattaforma dei Piccoli Paesi che si terrà dal 31 marzo al 2 aprile 2019, occasione nella quale sarà presente in Repubblica oltre ai Ministri della Salute dei Piccoli Paesi anche il Direttore Generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, che sarà il relatore ufficiale durante la cerimonia di investitura dei nuovi Capitani Reggenti.

Altro tema, l’assistenza non sanitaria dentro il nostro ospedale: In un contesto come quello attuale di profondo cambiamento dell’organizzazione sanitaria, il fenomeno dell’Assistenza non Sanitaria a titolo oneroso, è andato sempre più consolidandosi e necessita di una nuova regolamentazione che tenga conto delle esigenze di migliorare la qualità dell’assistenza, favorire una situazione di maggiore trasparenza nel disciplinare l’accesso di familiari e non nelle degenze ospedaliere e di garantire alle famiglie, che non sempre sono in grado di provvedere autonomamente al bisogno di Assistenza non Sanitaria del proprio familiare, la possibilità di individuare facilmente una persona in grado di fornire questo tipo di prestazione. Il ricovero ospedaliero rappresenta per l’individuo e per la sua famiglia un momento di disagio attribuibile non solo alla presenza di una patologia, sospetta o accertata, ma anche dello stato di disorientamento provocato dall’allontanamento dal domicilio. L’Istituto per la Sicurezza Sociale e la Segreteria di Stato per la Sanità, al fine di migliorare la qualità percepita dal paziente in termini di accoglienza, intendono tutelare la libera ed autonoma richiesta di essere accompagnati nel proprio percorso di ricerca della salute. Per assistenza non sanitaria si intendono tutte quelle azioni che possono avere la caratteristica di rassicurare il paziente, supportarlo psicologicamente e favorire il mantenimento di azioni connesse alla vita quotidiana e al sostegno personale, relazionale e affettivo che non contrastino con le condizioni cliniche dell’assistito o con l’organizzazione della struttura sanitaria o socio-sanitaria. Tale attività può essere prestata “al di fuori degli orari di visita”, da: familiari, persone di fiducia, persone appartenenti ad associazioni di volontariato, da un lavoratore che già presta assistenza domiciliare all’utente ricoverato, da un assistente privato.
Per l’assistenza non sanitaria il paziente – o il familiare – è tenuto a richiedere l’autorizzazione alla presenza di un accompagnatore al Coordinatore del reparto. L’autorizzazione, rilasciata per iscritto, deve essere conservata ed esibita qualora si verifichi un’ispezione. Il ricorso a prestazioni di assistenza non sanitaria a titolo oneroso prefigura un rapporto diretto tra degente e soggetto che svolge tale attività. L’Iss non interviene in alcun modo nel suddetto rapporto diretto e fa divieto al proprio personale dipendente di effettuare qualsiasi intermediazione. Un apposito regolamento disciplina la presenza di familiari o di persone delegate a titolo gratuito o a titolo oneroso, all’Assistenza non sanitaria. Il Comitato Esecutivo dell’Iss ha approvato, con delibera del 31 maggio 2017 il regolamento per l’assistenza non sanitaria e assistenza privata integrata non sanitaria (APINS) nelle aree di degenza e nei servizi socio sanitari dell’Istituto, in osservanza al Decreto Delegato numero 21 del 24 febbraio 2016 che contiene le disposizioni necessarie per poter svolgere tale ruolo all’interno delle strutture ISS e ha continuato a consolidare collaborazioni con altri uffici della Pubblica Amministrazione per facilitare l’applicazione delle norme in materia di lavoro.Sono state predisposte diverse modalità per divulgare tutte le informazioni necessarie inclusi gli elenchi ufficiali con le mansioni e le qualifiche offerte per facilitare l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Per poter svolgere il lavoro di assistenza non sanitaria è necessario essere iscritti nelle liste dell’ufficio del lavoro e seguire una serie di norme comportamentali. Le associazioni di volontariato, cooperative, agenzie sono tenute a stipulare un accordo con l’ISS.

È previsto un modulo da compilare ed un tesserino identificativo da tenere sempre con sé, fornito dal coordinatore del reparto. Modulo che deve successivamente essere integrato da apposita richiesta di avvio di lavoro occasionale all’Ufficio del Lavoro per regolarizzare il tutto.È vietato farsi pubblicità, assistere contemporaneamente più persone, interferire nelle funzioni e nelle attività del personale medico e infermieristico e diffondere alcun dato sensibile. Il regolamento prevede inoltre l’invio periodico da parte del coordinatore delle professioni sanitarie del flusso dei soggetti autorizzati. Se non si rispettano queste regole l’allontanamento è immediato. In caso di recidiva è prevista la sospensione definitiva. In questo modo tutte le persone che svolgono assistenza privata non sanitaria in Ospedale sono identificate.
A seguito delle denunce del Comitato Civico #RISPETTO, successivamente riportate dai mezzi di comunicazione a seguito della conferenza stampa indetta dal Comitato stesso, la Segreteria di Stato per la Sanità e la Segreteria di Stato al Lavoro si sono attivate immediatamente per trasmettere agli uffici e servizi coinvolti le informazioni ricevute e per valutare eventuali ulteriori azioni da promuovere. Sia l’ISS che l’Ispettorato del Lavoro avevano attivato da tempo percorsi di accertamento e di indagine che, purtroppo, potrebbero essere stati messi in difficoltà proprio dall’ampio clamore mediatico della denuncia stessa. In attesa che la Magistratura possa portare a termine nel più breve tempo possibile la propria attività, accertando eventuali responsabilità, le Segreterie di Stato in accordo con l’Ufficio del Lavoro e l’ISS hanno deciso di mettere in atto alcune modifiche organizzative e regolamentari che garantiscano un presidio quotidiano da parte dell’Ispettorato del Lavoro presso l’Ospedale, sia a favore delle famiglie che necessitano di attivare un rapporto lavorativo con personale non sanitario, sia per tutta l’attività ispettiva. Le procedure avviate a seguito dell’emanazione del regolamento in vigore dal 1° luglio 2017, hanno quindi permesso in modo chiaro e preciso di monitorare tutti gli accessi e la permanenza nei reparti al di fuori degli orari di visita apportando alcuni correttivi per venire incontro alle esigenze degli assistiti e degli operatori. Parallelamente sono state avviate ed effettuate periodicamente da parte dell’Ispettorato del Lavoro delle visite ispettive e dei sopralluoghi sui quali si è proceduto nel rispetto delle vigenti normative riferendo più volte delle problematiche evidenziate anche alla Commissione del Lavoro. Da parte degli uffici competenti dell’ISS vengono quotidianamente inviati all’Ufficio del Lavoro-Sezione Ispettorato, i moduli autorizzativi compilati dai richiedenti l’assistenza privata non sanitaria, nei quali sono riportate le norme di riferimento e le relative sanzioni in caso di violazione. Le amministrazioni coinvolte hanno provveduto ad affrontare alcune criticità tra cui il miglioramento della modulistica, una più puntuale informazione rivolta agli assistiti, avviando ulteriori controlli. Accorgimenti ed integrazioni organizzative e gestionali che hanno già dimostrato una loro efficacia e che verranno ulteriormente implementati con altre attività e modifiche regolamentari con l’auspicio di evitare qualsiasi abuso o attività illecita. Le Segreterie di Stato coinvolte, l’ISS e l’Ufficio del Lavoro-Sezione Ispettorato ripongono la massima fiducia nell’attività inquirente in corso, garantendo la massima collaborazione e annunciando fin da ora di considerare l’amministrazione pubblica parte lesa nel caso in cui venissero accertati eventuali misfatti.

Davide Forcellini, Rete
Parlerò di questo libro, il cui titolo è “Una scuola per le ragazze e i ragazzi che avanno 20 anni nel 2030”, libro voluto fortemente dalla Segreteria di Stato per l’Istruzione e la Cultura della precedente legislatura, quando ancora si parlava di scuola. Invito il Segretario di Stato Podeschi a leggerlo. Questo libro significa dare una continuità a quei sogni in cui il corpo docenti, i genitori, i dirigenti, la Segreteria ma loro, soprattutto i bambini hanno creduto. C’è stato un impegno importante per fare questo libro, sono stati chiamati consulenti, è stato un investimento importantissimo ma che diventa una perdita se non siamo conseguenti a questo studio e lo lasciamo volutamente nel cassetto. Oltretutto, i nostri docenti hanno lavorato insieme per 2/3 anni, esperti di ogni ambito disciplinare si sono stretti attorno a questo lavoro e gli insegnanti si erano inizialmente presi l’impegno di cominciare ad adottare queste linee guida. È arrivato lei e di questo libro non se ne è fatto nulla, mi chiedo se lo ha letto, perché la sua visione di scuola che emerge chiara e tonda. In data 17 Luglio, durante la commissione Paritetica, nella scuola dell’infanzia sono state previste per il prossimo anno scolastico 6 cattedre in meno. Questa notizia, così da sola, so anche io che possa essere poco incisiva e che potrebbe avere mille motivazioni, prima tra tutte, il calo democrafico, su cui tornerò tra poco. Il punto è che anche questo è un tassello del puzzle, inserito in un contesto che si è acutizzato nell’ultimo mese, dove ai tagli striscianti che si erano visti finora si sono finalmente palesati in un decreto contro il quale lunedì scorso ha dimostrato il corpo docenti. Direi che il quadro che si sta delineando rappresenta bene ancora la sua idea di scuola, e di quanto si discosta dalle parole così sapientemente raccolte in questo libro e fatte tesoro da chi l’ha preceduta. Io vorrei lanciare qui in aula una proposta riguardo la scuola elementare: credo che i plessi scolastici piccoli possano essere visti come valore aggiunto e non come peso. Questo perché potrebbero diventare delle possibilità di sperimentare metodologie innovative, metodi diversi da quelli tradizionali, per esempio il metodo Montessori, così famoso e lo so per esperienza diretta, negli Stati Uniti, ma anche in Italia, come sempre non considerato forse perché proprio italiano. O altre forme di insegnamento alternativo che il corpo docenti sarebbe così ben disposto ed entusiasta a mettere in pratica anche nella nostra realtà. Quindi per favore, ripensate a questi tagli e cercate di avere in mente una scuola dove il centro sia lo studente, le sue esigenze, desideri e sogni… Nell’ottica dei tagli, vorrei poi capire un’altra cosa e questa è una critica che muovo più ai suoi colleghi di Governo che a lei. Perché ci sono delle Segreterie come la sua che devono fare i tagli e Segreterie, per esempio come quella all’industria, tanto per citarne una, dove addirittura nel bilancio si sono dovuti prevedere degli stanziamenti per coprire gli esborsi della legge sviluppo? Bene, detto anche questo, direi di aver tracciato il contesto frammentario e davvero molto incoerente che questo governo ha creato e ha fatto nascere in questo anno e mezzo. E questa volta non mi venite a dire che non siete stati voi, perché ho portato le prove che la vostra idea della scuola non c’entra niente con quella dell’ex Segretario Morganti, che però guarda caso adesso si trova proprio a sostenere questo governo e a dover votare ed approvare lui e il suo partito di maggioranza relativa le scelte che vanno proprio contro il principio che lui stesso ha delineato fino a 2 anni fa. Mettervi d’accordo è impossibile, ma per il bene della scuola, parlo con lei collega Morganti, lei che questa sensibilità sulla scuola ha dimostrato di averla, non rinneghi i suoi principi per becera ragion di Stato.

Pasquale Valentini, Pdcs
Nel decreto scuola, la prima questione di cui dovremo farci carico è che da questa modalità di intervento gli insegnanti non si sono sentiti valorizzati ma anzi si sono sentiti assolutamente scavalcati e sottovalutati, questa è la pecca principale. È vero che la legge dice certe cose si possono fare per sperimentazione, ma il decreto dice ‘diamo mandato che si faccia un progetto’. Si poteva dare mandato di fare progetto, con il dovuto confronto, e poi, quando era pronto, si poteva dare l’ok per poterlo fare. Prenderei piuttosto la decisione che, se è giusto che il modello di oggi non risponde più alla situazione demografica e alle esigenze di competenza, allora si deve avviare un percorso che ha vari livelli di intervento e non può non prevedere almeno il coinvolgimento della Commissione per gli indirizzi e tutti gli organi preposti all’applicazione di questi indirizzi nella scuola, quindi collegi d’istituto e collegio docenti. Gli orari non li decidono gli insegnanti, o la scuola a San Marino, quando si dice che le ore sono di 50 minuti o 55 minuti non facciamo un torto agli insegnanti ma ai ragazzi. Così sta cambiando l’offerta ai ragazzi. Quando facciamo un modulo 0-16 anni, non teniamo conto che a 14 anni i ragazzi devono scegliere la scuola superiore, stiamo rischiando di perdere permeabilità tra sistema italiano e sammarinese, già non abbiamo recepito modifiche, non possiamo creare difficoltà nel passaggio tra i due Paesi. Al di là di polemiche, c’è un’esigenza reale di rivedere qual è l’impostazione data per anni, e vedere ragionevolmente, con tutte le componenti e non solo della scuola, quello che realisticamente si può fare. L’ipotesi che la sperimentazione si avvii nel 2019, dopo che si è lavorato per un progetto, coinvolgendo tutte le realtà, potrebbe far sì che le modifiche del prossimo anno siano state valutate e insieme condivise.
In questi due giorni fatti importanti: il rifiuto della ricusazione del giudice Pasini dal processo Asset e le valutazione Ocse. Un cenno al Conto Mazzini tra le motivazioni della sentenza si dice che quello che colpiamo sono solo le punte di un iceberg, perché c’è tutta una realtà che ha condiviso o non contrastato certi fenomeni e si individuano il settore bancario, delle varie autorità, tra cui Bcsm e tribunale, e il corpo diplomatico: i campi in cui si è consumato il consenso a chi colpisce la sentenza. Secondo voi, in questi due anni di governo abbiamo dato la sensazione di aver cambiato l’atteggiamento nel settore bancario? Non abbiamo realtà esterne che influiscono? Nel tribunale non é successo niente e sulle nomine del corpo diplomtico, senza riforma, vi sembra che le logiche precedenti siano cambiate? Secondo me non è cambiato proprio niente.

Gian Matteo Zeppa, Rete

La narrativa politico-sociale delle vicende di questo paese, raggiunge in questo ultimo periodo, vette altissime; se analizzate in maniera acritica, ricalcano ciò che il critico teatrale Esslin coniò attraverso la terminologia della “corrente teatrale dell’assurdo”. L’evento ascrivibile alla teatralità dell’assurdo comincia con una doppia lettera anonima giunta alle più alte cariche istituzionali, in due formati differenti: la prima, con un formato fronte e retro, con in calce una firma illeggibile. La seconda, arrivata il giorno seguente in un’unica pagina, con i medesimi concetti della prima, recante una firma ben leggibile (ma ciò non vuol dire che sia veritiera, anzi…).
Nel corpo della lettera, sono riportati nomi e cognomi di vecchi ed attuali vertici sindacali. Nomi e cognomi, ripeto. Il contesto è quello del periodo più nero in cui si dipanarono gli accadimenti del Conto Mazzini. E’ altresì noto, ed è ciò che esprime il fantomatico autore, che il Sindacato non è mai stato toccato da quella indagine. Oggi, nell’assurdità degli avvenimenti, invece li nomina uno ad uno, adducendo teorie maldestre secondo cui “tutti quanti fossero colpevoli” in quel periodo. Non nomina, però, e se ne guarda bene dal farlo, altre persone citate; asserisce, con certezza serafica, che vi era coinvolto anche un allora segretario dell’Anis; cita presunti flussi di denaro intercorsi tra tutti, coinvolgendo vari istituti di credito sammarinesi; ma anche in questo caso non li cita. Pertanto, una lettera apparentemente anonima, è consegnata alle più alte cariche istituzionali, destabilizzando le certezze che la sentenza del Mazzini portò ai sammarinesi; ossia l’evidenza che tutto un sistema di corruttela che vedeva coinvolti attori principali -anche- allora Segretari di Stato e i propri galoppini, fosse solo una visione parziale dell’oscenità per cui ancora oggi ne paghiamo le conseguenze. Poco importa o forse no, che nel teatro dell’assurdo sammarinese, la lettera letta in UDP, recasse una chiara e leggibile firma: si legge chiaramente Claudio Podeschi. Io non so se sia la sua, e francamente m’importa anche poco. Un capogruppo di maggioranza, molto banalmente affermò: “Se fosse o meno “quel” Podeschi, sarebbe facilmente raggiungibile in territorio. Chiediamolo a lui.” Sta di fatto che una doppia lettera anonima, che cita persone ed altre no, è stata protocollata. Risulta giustamente che, sulla seconda versione con firma illeggibile, il Sindacato abbia fatto un esposto. Poco o molto importa, a seconda di come la si guarda, che il presunto autore fosse Claudio Podeschi. Nei fatti, però, è reale quanto una lettera anonima, abbia scatenato. A San Marino è di fatto, sancito che anche gli anonimi, fanno giurisprudenza. A chi giova tornare, oggi, sul Conto Mazzini?
Che durò un anno, arrivato al primo grado di giudizio, in attesa del secondo grado di appello? Chi è il puparo che muove i fili? Chi è che ha interesse nel tornarci sopra, ed eventualmente perché? Nell’assurdità tutta sammarinese, due domeniche fa, scoprimmo dalle colonne di un quotidiano sammarinese, che a Segretari di Stato, ad alcuni Consiglieri di Maggioranza e ad alti funzionari di Istituti di Credito, sarebbero giunte lettere, anonime anche in questo caso, di minacce. La colpa di tale clima di veleno, secondo l’autore, sarebbe ascrivibile ‘clima di tensione e di odio maturato in questi ultimi mesi, alimentato da sterili battaglie politiche condotte dalla opposizione’. Verrebbe da chiedersi come faccia a sapere tutte queste cose il solerte giornalista, visto che queste presunte lettere minatorie, non sono state portate a corredo di informazione, nemmeno durante quell’Ufficio di Presidenza. Esistono, pertanto nell’assurdità tutta sammarinese, lettere anonime di serie A e di serie B. Quindi siamo di fronte ad un’altra sentenza già scritta: l’opposizione è la maggiore indiziata per questo clima. A chi giova tutto questo? Probabilmente anche a coloro che devono distogliere l’attenzione della massa da ciò che realmente sta accadendo in Repubblica. Vengono applicate le più elementari regole basiche della comunicazione distorta: quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.

Mariella Mularoni, Pdcs
C’è Confusione nella gente per le scelte del govenro, da mese è un susseguirsi di decreti tampone e mai condivisi da parti sociali e politiche e spesso modificati dopo poche settimane perché inapplicabili. Il Paese non sta inboccando la strada giusta, il governo non ha idee chiare per far riparire economica e sviluppo. Nonostante questo, le imprese sammarinesi continuano a sopravvivere, nonostanti gli ostacoli messi sul proprio percorso, come la patrimoniale. Anche la continua contrapposizione politica non giova al paese, per fare riforme occorre condivisione, a chi giova arroccarsi su posizioni insostenibili e dimostrare che con la forza dei numeri potete fare provvedimenti, quando il paese non vi segue? Ieri è stata diffusa la valutazione Ocse su San Marino riferita al periodo di osservazione 2014-2016. Mi asterrei, Segretario Celli, dalla considerazione che questo sia risultato di questo governo. Oggi dobbiamo continaure a fare conti sul silenzio della maggiranza e sulle criticità: vendita Npl, sistema sanitario al tracollo, caporalato in ospedale, mercato immobiliare bloccato dall’articolo 79, il rischio di privatizzazioni di servizi strategici, le proposte di Bcsm di trasformare in obbligazioni bancarie i fondi pensione- un vero aiuto alle banche- per non parlare della sentenza del giudice Treggiari su Asset che meriterebbe riflessioni.
Sul decreto scuola: sta mobiliando l’intero mondo-scuola, è un provvedimento derivato dalla spending review e calato dall’alto nel momento in cui l’attività scolastica è esaurita e molti insegnanti sono in vacanza. Sono sorprese non gradite agli insegnanti, imposte con questa modalità e imponendo rigore per fare cassa. Insegno da tanti anni e non mi era mai capitato di vedere, durante la pausa estiva, un fronte comune con un unico obiettivo: salvaguardare il nostro sistema educativo messo in pericolo da un frettoloso decreto balneare. L’istanza di ritiro del decreto avanzata dalla raccolta firme di insegnanti e genitori ha un senso e fossi in lei, Segretario, prenderei tempo per riflettere, a volte fare un passo indietro può essere una vittoria per tutti.

Giuseppe Maria Morganti, Ssd
Fa molto piacere che questa fase del dibattitto consiliare si concentri su uno temi cruciali per il Paese che è quello della scuola e della formazione, denota la preoccupazione dei consiglieri per effettuare interventi calibrati e per continuare nella direzione assunta dalla nostra scuola da tempi. La nostra non è una scuola minore ma ha tutte le caratteristiche per dare formazione a grandi professionisti. Chiaro che non tutto è perfetto e bisogna rimanere al passo con i tempi. È importante che la scuola resti in centri minori dove i numeri in realtà normali non lo consentirebbero, ma è un elemento per dare valenza sociale a un contesto, al di là dei ragazzi che la frequentano, è indicatore di cultura. Su questo dobbiamo confrontarci perché è su questo soprattutto che il decreto interviene, adottando una misura che consente la permanenza nei centri scolastici minori. E ciò travalica di lunga gli interessi degli insegnanti. La critica non emerge infatti per migliorare il sistema, ma per difendere interessi di categoria. Polo scolastico: si va avanti con la progettazione architettonica che farà in modo che la scuola secondaria possa contestualizzarsi con proposte plurali, non solo aule, ma laboratori, spazi per attività ricreative e sportive, che generi u contesto culturale ampio. Entro l’autunno si prevede un bando internazionale per progettare uno strumento architettonico che si mette a disposizione dei nuovi curricula, esplecitati nel libricino che il consigliere Forcellini ha presentato. Quel lavoro lì va avanti infatti e i decreti sviluppano i progetti sperimentali per competenze informatiche e di cittadinanza delineati in quel libretto.
Un piccolo neo: mentre il decreto prevede che tutte le sperimentazioni partano dal 2019, nell’ambito delle insegnanti della scuola per l’infanzia si prevede un intervento immediato. Chiederei, dato che non si può tornare indietro da quanto deciso dalla Commissione paritetica che ha già definito le cattedre, che anche in ambito dell’infanzia si abbia una valenza sperimentale e abbia valenza di un anno, per stabilire poi se confermarlo alla luce dei risultati. Siamo disponibili a presentare un emendmento che possa specificarlo.

Fabrizio Perotto, Rf
Quando i temi diventano caldi, in questo Paese ci scopriamo medici, bancari, finanzieri e oggi insegnanti. Sul decreto scuola ho cercato di mantenere rispetto per il ruolo di insegnante che è formatore ed educatore. Giusto che la politica si ineroghi sulla formazione del prossimo decennio alla luce di una situazione demografica mutata. Ho sempre avuto perplessità sulle classi a numero ridotto, ma non significa minore qualità di insegnamento, è un paradigma che lascio a chi nella scuola non è mai entrato. Vado incontro piuttosto a coloro che vogliono discutere di modello organizzativo differente. Il calo demografico, parlando di 35% in meno di allunni in 10 anni, e non è una situazione indifferente. Fuori da San Marino scuole con meno di 60 bambini si chiudono e si accorpano classi e insegnanti, il governo non lo ha ritenuto rispettoso dei Castelli più piccoli. È opportuno avviare la sperimentazione dal 2019 per avviare un confronto con il personale docente, ma l’atteggiamento deve cambiare.

Sandra Giardi, Rete
Il tema della riforma delle pensioni non trova ancora un progetto a salvaguardia del sistema. La riforma non deve nascere con il solo fine di “mettere pezze”, ogni ragionamento deve avere un approccio strutturale che permetta di pianificare in modo sostenibile per chi contribuisce, lavoratori e aziende, e per chi ne usufruirà in futuro. Sul lungo periodo necessitano aggiustamenti, di fatto è necessario più che mai una riforma il più largamente condivisa, deve nascere dalla stretta sinergia del mondo politico, associazioni sindacali e datoriali e deve tenere conto del contribuente. Segue questa riflessione la notizia della proposta che Banca centrale dovrebbe formalizzare al Consiglio di previdenza: trasformare i 420 mln di euro di fondo pensioni del primo pilastro da investimenti presso le nostre banche a veri e propri finanziamenti, trasfondoli in obbligazioni bancarie garantite dallo Stato per un investimento dai 3 ai 5 anni. Quali garanzie lo Stato si appresterà a dare? Lo Stato sta garantendo oggi 480 mln di euro di perdita di Cassa di Risparmio, numeri che tendono ad aumentare. I 423 mln. di euro di fondi pensioni sono l’unico patrimonio certo dei sammarinesi, che in questo momento garantisce stabilità al nostro sistema bancario. Tutto questo garantire il governo lo sta facendo con un bilancio da 400 mln di euro, capirete da soli che qualcuno sta spingendo affinché il nostro Paese prenda una strada di non ritorno. Dopo un sistema bancario indebolito da iniziative pessime nell’ultimo anno e mezzo, oggi vediamo sotto attacco i nostri fondi pensione.

Iro Belluzzi Psd
E’ di questi giorni la Sentenza Treggiari, che respinge il ricorso per dilatare tempi per dare una risposta alla questione Asset, infatti ancora il processo non si è dibattuto. Da quella sentenza c’è un passaggio in cui si evince che vi sono state intromissioni da parte di Banca centrale e della politica sulla corretta azione dell’amministrazione della giustizia ai fini di mandare in liquidazione una banca e scegliere una vittima sacrificale. È passato un anno, si conferma un comportamento riprovevole del direttivo di Bcsm per raggiungere un obiettivo avvallato dal governo e da tutti voi. Questa la situazione che deve affrontare il paese. E a parte il presidente, tuttora quella Banca centrale non è immune da certe interferenze.
Chiedo infine quali percorsi il governo vuole svolgere per perseguire un obiettivo di questa maggioranza, o almeno una sua parte, quelo di ulteriori fusioni di istituti bancari. Rumors dicono che ci saranno fusioni tra l’istituto pubblico e uno privato. Quali debiti dovrà accollarsi la collettività?

Vanessa Muratori, Ssd
Con i colleghi Gatti e Nicolini abbiamo partecipato all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’europa in corso dal 25 al 29 giugno scorso. Tra le altre cose, durante i lavori, si è proceduto alla nomina del nuovo giudice sammarinese presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Come delegazione è stata presentata una terna molto apprezzata, è stato nominato il giudice Gilberto Felici che ha ottenuto 117 preferenze su 139 schede valide. Così Felici succede a Kristina Pardalos, al termine del mandato.

Gian Carlo Venturini, Pdcs
Sulla Sentenza Treggiari non entro nel merito, però in riferimento a questa, si evidenziano alcune responsabilità sull’operato di alcuni soggetti che fanno riferimento a Banca centrale, responsabilità sulle vicende che hanno portato alla liquidazione coatta di Asset Banca. Nella sentenza si evidenziano alcune responsabilità significative nei vertici di Bcsm – Savorelli, Siotto e anche alcuni esponenti del Consiglio direttivo. Questo governo e le forze politiche di maggioranza hanno posto sempre davanti a tutto la bandiera di trasparenza e legalità. Lo scorso anno ad ottobre è stato approvato un Odg in cui si dava mandato al Consiglio direttivo di procedere alle responsabilità di Savorelli e Siotto. Sono passati 10 mesi, ad oggi non è ancora stato dato corso alla volontà del Consiglio. Governo e maggioranza e vertici delle banche però sono pronti a procedere contro consiglieri di opposizione e ora forse anche contro sindacati, ci vorrebbe maggiore coerenza.
Decreto scuola: nel 2013 c’è stato un accordo sulla spending review con le organizzazioni sindacali, da loro sottoscritto. In questo caso invece il governo dimostra di essere abituato ad andare avanti come gli pare. Andate a testa bassa, forse siete smemorati voi che non vi ricordate le regole del gioco e le prassi.
Articolo 79 del Testo Unico: nonostane siano stati corretti 5 articoli del nuovo testo unico con un decreto, avete sbagliato ancora. E non perché lo diciamo noi, lo dicono gli ordini professionali – mai successo- sono intervenuti tutti insieme per evidenziare incapacità e incompentenza della politica.

Luca Santolini, C10
Intervengo per riferire sulla missione della delegazione parlamentare di San Marino a Berlino per la 27esima assemblea annuale dell’Osce, tenuta il 10 luglio scorso. All’appuntamento di Berlino si è riflettuto, tra l’altro, sull’efficacia delle risoluzioni Osce, sui parlamenti dei 57 paesi aderenti, in Europa, Asia Centrale e Nord America. Inoltre nel corso del dibattito generale siamo intervenuti presentando un’iniziativa della nostra delegazione che nella seduta di aprile del Consiglio Grande e Generale ha approvato un odg per impegnare il Governo di San Marino nell’attuazione degli accordi di Parigi sul clima. Lo avevamo fatto perché San Marino non aveva ancora ratificato quell’accordo. Qualche settimana fa finalmente la ratifica è passata in commissione esteri. A breve arriverà anche in consiglio e questo è un piccolo ma importante risultato che pensiamo sia arrivato anche grazie allo stimolo arrivato con il nostro ordine del giorno.
Un chiarimento sulle Tlc e, in particolare sul caso Zte: il partner che abbiamo valutato il migliore per sviluppare il progetto di rete di telefonia mobile sul Titano e che presumibilmente, avviato il progetto, si trascinerà dietro l’ingresso di altri operatori, se riuscirà a risolvere la sua situazione- che non dipende da San Marino- riuscirà anche a realizzare il progetto previsto, speriamo nel giro di tempi ragionevoli, un anno circa. Se non sarà così, per cause di forza maggiori che si chiamano ‘Donald Trump’, faremo accordi con altri fornitori, ma il problema ce lo porremo se non si sbloccherà la situazione. Per fortuna, sembra che l’amministrazione americana stia rivedendo la sua posizione sui dazi, in particolare con aziende come Zte.

Marianna bucci, Rete
Nonostante in questi anni ci siano stati molti interventi che lasciavano intendere che la politica fosse al corrente del caporalato in ospedale, nessuno, nessuno è mai intervenuto per fare qualcosa di concreto che andasse oltre le dichiarazioni pubbliche al microfono. I cittadini, trovandosi per mesi, anni le porte chiuse in faccia hanno agito autonomamente. Ma questo cosa significa? Che sono a rischio, che mettono a rischio se stessi, i loro familiari, la loro incolumità. E non è la prima volta che succede: guardate cos’è successo col Casale la Fiorina, le segnalazioni sono arrivate in quest’aula perchè i canali istituzionali erano blindati. E ad ogni nuova interpellanza, le pressioni sugli operatori ricominciano. Lo Stato non c’è e, se c’è, finge di non vedere.
Lo Stato non c’è dentro l’ISS, non c’è in quest’aula, quando ci costringete a esporci verso la cricca di Confuorti perchè le segnalazioni fatte in forma privata vi scivolano addosso. Lo Stato non c’è a tutelare il Consigliere Tonnini. Lo Stato non c’è nella Scuola, quando un insegnante protagonista di episodi gravissimi invece di essere denunciato viene spostato e promosso in un altro ufficio. Lo Stato non c’è quando il segr. Podeschi prende il documento della spending review e sceglie cosa tagliare come se fosse il menu di un risotrante, quando minaccia gli insegnanti dicendo che afd ogni loro azione corrisponde una reazione uguale e contraria; lo Stato non c’è quando il segr Zafferani scrive che gli studenti e le loro famiglie devono occuparsi della valutazione dei servizi, perchè loro sono gli utenti e negli uffici della pubblica ammnistrazione funziona così.

Marina Lazzarini, Ssd
Ho molto apprezzato gli interventi dei Segretari di Stato in apertura del comma comunicazioni, è molto utile che vengano date informazioni sugli ultimi passaggi compiuti nelle varie situazioni in evoluzione. Ringrazio quindi tutti loro e auspico che questa modalità diventi consuetudine. In particolare, riguardo l’approfondimento del Segretario di Stato alla Sanità Franco Santi sulla delicata situazione dell’assistenza all’interno dei reparti del nostro ospedale, penso che sia urgente e doveroso attivare tutto il possibile per eliminare ogni dubbio o possibilità di esistenza di un caporalato e racket delle badanti all’interno dell’ospedale. Rivedere il regolamento per l’assistenza in ospedale, la modulistica, prevedendo che la definizione di “Persona di fiducia” sia limitatissima al tempo necessario per regolarizzare all’ufficio del lavoro la persona in questione, eliminando ogni possibilità di lavoro nero, è sicuramente una decisione importante. Benissimo poi il presidio quotidiano dell’Ispettorato del lavoro in Ospedale, per monitorare che tutto si svolga nel migliore dei modi e nell’assoluta legalità. È fondamentale che in un momento di debolezza ed estremo bisogno dei cittadini, come quello del ricovero di un familiare in ospedale, non ci sia il minimo dubbio su trasparenza, competenza e legalità di chi si offre come assistente. Bene ha fatto dunque il Segretario Santi a rimettere in discussione il regolamento, la modulistica e tutto ciò che può garantire la legalità e la qualità del servizio.

La scuola è un settore della società così importante e delicato che ogni cambiamento va studiato, programmato e sperimentato sulla base delle migliori teorie e prospettive. Ecco perché per quanto riguarda le modifiche all’organizzazione scolastica degli orari e degli incarichi del personale docente, come ha già precedentemente richiesto il capogruppo Morganti, sarebbe importante considerare le disposizioni del decreto per la Scuola dell’Infanzia, e aggiungo anche per gli Insegnanti di Educazione Motoria, in forma sperimentale, quindi da rimettere in discussione al termine del prossimo anno scolastico 2018/2019, sulla base dei risultati evidenziati, risultati positivi e criticità che verranno monitorati e segnalati dagli insegnanti ai Dirigenti rispettivi. Sarebbe anche importante per la Scuola dell’Infanzia eliminare ogni problema di precarietà relativo agli 8 posti in organico riservati alle religiose, che vengono da tempo ricoperti con sostituzioni annuali, creando problemi di precarietà e incertezza, posti che invece potrebbero essere ricoperti da insegnanti stabili, garantendo la continuità dell’insegnamento. Auspichiamo, quindi, che venga definita la revoca di questi posti, o di gran parte di essi, per renderli definitivamente liberi e assegnabil

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