Ai Musei Capitolini torna a splendere la sala degli Imperatori

Il restauro, effettuato col contributo di Enel Green Power, ha portato alla luce anche dettagli nascosti
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raggi_inaugura_sala_imperatoriROMA  – I Musei Capitolini tornano a splendere con la restaurata sala degli Imperatori, presentata oggi alla presenza del sindaco di Roma, Virginia Raggi.

LA SALA

L’intervento di ripristino e’ stato effettuato col contributo di Enel Green Power e promosso dalla Sovrintendenza capitolina. La sistemazione della Sala risale al primo ordinamento del museo: qui furono esposti i ritratti degli Imperatori romani e dei personaggi relativi alle loro famiglie.

RAGGI: SALA PATRIMONIO CULTURALE DI ROMA

“E’ un passato che doniamo di nuovo alla citta’- dice Raggi- questa Sala e’ un patrimonio culturale di Roma visto che i Musei Capitolini sono i primi al mondo, datati 1733-1734” .

“La sala e’ stata ristrutturata con dei lavori eccezionali- sottolinea Claudio Parisi Presicce, sovrintendente capitolino ai Beni culturali- durante i quali sono state scoperte anche dorature sommerse nel corso dei secoli, e ora riportate alla luce”.

Per l’assessore alla Crescita culturale, Luca Bergamo, “si rida’ la possibilita’ ai cittadini di stare pienamente in questi luoghi, che sono un’isola culturale molto particolare”. “In questa Sala- termina Francesco Venturini, ad di Enel Green Power- passato, presente e futuro si incontrano”.

IL RESTAURO

Il restauro della sala degli Imperatori dei Musei capitolini ha portato a risultati inaspettati, come la scoperta di alcune dorature settecentesche e altri particolari decorativi finora sconosciuti. La riscoperta dell’originaria doratura a foglia delle baccellature e delle fuseruole hanno donato nuova luce alle cornici in stucco dei bassorilievi.

Agli intonaci è stato restituito il loro colore originario, compromesso in modo significativo dall’azione del tempo.

Sono state, in particolare, restituite le tonalità adottate nel XVIII secolo, recuperando i colori azzurro-cinerino (‘color dell’aria’) delle pareti e il delicato bianco avorio adottato per il partito architettonico, le lesene a decorazione vegetale, le corone a foglia di quercia.

Un accurato intervento di recupero ha riguardato i sei bassorilievi antichi incastonati nelle pareti, tra cui spiccano quello raffigurante il mito di Perseo che libera Andromeda, quello con Endimione addormentato su una roccia e quello dedicato alle Ninfe.

Liberati infatti dallo spesso strato di polvere e dalle incrostazioni, alleggeriti dalle pesanti e invadenti stuccature, sono oggi apprezzabili in tutta la loro qualità formale ed estetica, confermando appieno l’ammirazione suscitata nei secoli passati presso gli artisti e gli studiosi.

Di particolare interesse la scoperta dell’integrazione settecentesca in terracotta presente nel sarcofago con combattimento dionisiaco, realizzata per completare mimeticamente la lacuna dell’originale. Di sicuro effetto anche il restauro degli otto busti sulle mensole e l’ottimale ripristino dei banconi sostenenti i ritratti imperiali, realizzati magistralmente in stucco e decorati a finto marmo.

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