Parla Domingo Notaro, l’artista con ‘dentro’ tre autori VIDEO

ROMA  - "Avevo paura del buio, ma di notte uscivo dalla mia stanza, prendevo un tizzone dal camino
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ROMA  – “Avevo paura del buio, ma di notte uscivo dalla mia stanza, prendevo un tizzone dal camino e uscivo a disegnare… A disegnare l’aria. Le tracce svanivano, e io dovevo memorizzare quei segni”.

Racconta la nascita della sua arte Domingo Notaro, e con un braccio ripete ancora una volta quel gesto che dalla campagna della Calabria lo ha portato fino a New York e Tokyo.



Pittore, scultore e poeta riconosciuto a livello internazionale: “L’arte è l’indurre. E l’artista è qualcuno che è in grado di vedere”, dice. Di vedere e di portarci oltre: “La Pietà di Michelangelo, come mai non si riesce a scindere, la pienezza tecnica di quel giovane che aveva 22 anni quando la realizzò, a capire che quella ragazza al massimo 18enne ha sulle gambe il figlio morto, che noi sappiamo avere 33 anni. Lei dovrebbe avere almeno 50 anni… Ecco Michelangelo attraverso questa opera sta inducendo noi ad andare oltre le apparenze. Lei è la madre di Dio, una umana certo, ma lei non può essere più grande del Divino… una grande intuizione, se un artista non riesce ad indurre, sarà bravo ma con l’arte non c’entra nulla”. D’altronde, lo sguardo è una delle cifre della sua vita artistica. Come quando a 26 anni prese le sue opere e partì da Roma in direzione Mougins, nel sud della Francia, per bussare alla porta di Picasso. Non lo trovò in casa, ma poche ore dopo squillò il telefono dell’albergo: “Uomo vieni, ti aspetto”. Da allora la sua relazione con il genio di Guernica non si è mai interrotta. “Mi sono visto nel suo sguardo- ricorda Notaro- quello che siamo lo vediamo negli occhi degli altri“.

 

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