Report del Consiglio grande e generale del 19 luglio – Seduta notturna

Il Polo della moda torna protagonista del dibattito consiliare in seduta notturna al comma 21, dedicato al Progetto
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Il Polo della moda torna protagonista del dibattito consiliare in seduta notturna al comma 21, dedicato al Progetto di legge volto alla tutela degli investimenti. Nel pomeriggio era stata accolta dall’Aula la Procedura d’urgenza, approvata con 39 voti a favore, 13 contrari, un non votante, ma il Comma era stato sospeso, perché erano in corso approfondimenti tra i gruppi di maggioranza su un emendamento. In serata, all’avvio dei lavori, viene così presentato un emendamento che modifica fortemente il contenuto del provvedimento. L’emendamento è sottoscritto da Pdcs, Psd e Ap. In sintesi, l’intervento modifica non più la Legge in materia di sostegno allo sviluppo economico, ma il Decreto delegato n. 162 del 3 novembre 2015, relativo alla Convenzione siglata tra Ecc. ma Camera e Gruppo Borletti. Si apre quindi il dibattito cui sono previsti 44 interventi, anche se molti iscritti rinunciano a prendere la parola. Tra gli interventi, quelli dei consiglieri di Noi sammarinesi, Maria Luisa Berti e Massimo Cenci, che motivano la contrarietà alla procedura d’urgenza e il non aver sottoscritto l’emendamento modificativo del progetto di legge. “Non mi piace l’atteggiamento servile nei confronti di chi chiede continuamente integrazioni e modifiche- lamenta Berti- non possiamo procedere in questo modo, abbiamo una dignità istituzionale da legislatori e come esecutivo e va dimostrata nei fatti”. Per Luigi Mazza, Pdcs, questo provvedimento “non è altro che un’altra conseguenza dalla scellerata scelta di mettere a referendum l’iniziativa imprenditoriale” del polo della moda. Si spiegano così infatti le richieste per la stabilità normativa dell’imprenditore. Durissimi i consiglieri di Rete, C10 e Augusto Casali, Ps, per la modifica repentina del provvedimento passato in procedura d’urgenza. Elena Tonnini, Rete, sottolinea la gravità della situazione: “Quella che ci ritroviamo in Aula- punta il dito- è la legge di un investitore che ha piegato le istituzioni, così si crea un precedente”. Mimma Zavoli, C10, accusa governo e maggioranza di superficialità: “Avete conferito una procedura d’urgenza su qualcosa che non è la medesima cosa che ora andiamo a discutere”. Per Casali tutto sta a dimostrare che “il governo c’è di nome ma non più di fatto”. Per Federico Pedini Amati, Lbsm, i numeri dicono che la procedura d’urgenza è “passata con una nuova maggioranza”. Il dibattito si interrompe con l’intervento di Nicola Renzi, Ap, e proseguirà domani mattina.

Di seguito un estratto degli interventi in seduta notturna.

Comma 21. Progetto di legge “Modifiche al Decreto delegato n. 162 del 3 novembre 2015”

Antonella Mularoni, segretario di Stato per il Territorio: “A seguito dell’accordo con i gruppi, cambia la ratio del provvedimento originario che aveva un carattere generale di tutela dei grandi investimenti. Ora è più specifico e limitato ad intervenire sull’investimento del polo della moda. Chiederei a qualcuno della maggioranza spiegasse il testo visto che nel pomeriggio hanno lavorato in particolare i gruppi di maggioranza. L’art 2 resta invariato, mentre l’art. 1 viene modificato con l’aggiunta dell’articolo 10 bis ‘stabilità normativa’”.

Marino Riccardi, Psd: “San Marino in questa fase ha bisogno di grandi investimenti, personalmente preferivo un intervento più organico che avesse un riferimento di carattere più generale dove coloro che stipulavano convenzione con Ecc.ma Camera, una volta approvata dal Consiglio, investimenti sopra un certo importo fossero garantiti sotto ogni possibile prova di cambiamento. Si è scelta un’altra strada, è un passo positivo ma risolve un problema contingente. Ci aspettiamo che questo grosso investimento sia da traino ad altri investimenti con cui ci troveremo poi nella stessa problematica di questo che, grazie al referendum, tarda un anno per l’avvio ai lavori con ripercussioni negative su occupazione ed entrate per lo Stato”.

Paolo Crescentini, Ps: “Il Ps si è detto subito favorevole al Polo della moda, siamo consapevoli dell’importanza di portare investimenti in grado di garantire entrate allo Stato e soprattutto lavoro. Quello che ci lascia perplessi è il modus operandi del governo. Si era detto che l’obiettivo era attrarre investimenti fuori territorio, ma ci chiediamo perché non si sia fatto a suo tempo con una legge a protezione degli investimenti stessi, Oggi arriviamo in modo tardivo e con un intervento ad hoc, cucito su misura per gli investitori del polo della moda, altrimenti l’investimento rischiava di non andare a buon fine”.

Mimma Zavoli, C10: “Devo dichiarare il mio imbarazzo nell’affrontare questo testo. Ho approfondito un testo diverso da quello partorito oggi. Avete conferito una procedura d’urgenza su qualcosa che non è la medesima cosa che ora andiamo a discutere. C’è una condizione di massima superficialità nell’affrontare questa situazione. E’ un comportamento assolutamente stigmatizzabile, riconducibile ad una mancanza di programmazione e organizzazione. Fare le cose in corsa non è mai attività che si presta a fornire buone cose, vi è l’appesantimento su tutto delle difficoltà di questo governo eroso da veti incrociati e personalismi. In questo contesto fate una proposta inguardabile e vi credete giocatori furbi ma siete molto maldestri”.

Luigi Mazza, Pdcs: “Non credo che la decisione di virare da un provvedimento generico su uno specifico intervento relativo al polo della moda abbia creato la confusione denunciata da chi mi ha preceduto. Chi ha votato l’urgenza sapeva benissimo quale argomento si andava a trattare. Mi permetto di dire che io personalmente non avrei voluto vedere un altro intervento su questo tematica. Si è già andati ben oltre alle garanzie offerte: convenzione e variante sono state portate in Aula, votate e approvate. E c’è ancora la necessità di un intervento normativo per garantire stabilità degli investimenti? E’ evidente che lo Stato mantiene i suoi impegni, tendenzialmente, una volta che il provvedimento-convenzione è venuto in Aula. Per me è un impegno che lo Stato ha assunto e manterrà e non ha necessità di un rafforzativo normativo. Diversamente chiunque si avvicina alla nostra Repubblica potrà pensare che ogni impegno preso dallo Stato possa essere disatteso. Affermiamo in primo luogo che siamo uno Stato serio e che le condizioni vengono mantenute, se no da questa legge può emergere una situazione diversa. In questo caso però questo tipo di intervento è più che giustificato. Io rispetto le decisioni del Collegio Garante ma mantengo i dubbi sul fatto che sia stato possibile un referendum. E se veniva dopo che avevamo iniziato i lavori? I dubbi quindi per l’investitore sono legittimi quando su una iniziativa di investimento trattato con il governo, votata dal Consiglio a grande maggioranza, si deve andare incontro a un qualsiasi referendum. Questo provvedimento non è altro che un’altra conseguenza dalla scellerata scelta di mettere a referendum quella iniziativa imprenditoriale. Posso capire che l’imprenditore chieda una norma che stabilisca così la stabilità normativa. Oggi abbiamo fatto bene mettere questa legge in procedura d’urgenza”.

Augusto Casali, Ps: “Mi pare che gli investitori non si fidino di questo governo e allora chiedono altre prove d’amore. Non è sufficiente tutto quello che è scritto nella convenzione. E il nostro governo che è molto passivo accetta e fa i provvedimenti su richiesta. Questa è la verità. Fra un po’ vi chiederanno un’altra cosa. A me preoccupa l’aspetto politico: abbiamo votato una procedura d’urgenza e ora ci ritroviamo un provvedimento totalmente diverso. Il governo c’è di nome ma non più di fatto e mi chiedo quanto il Paese possa ancora resistere con un governo fantasma. Dietro questo atto c’è una situazione politica pericolosissima per il Paese”.

Marco Gatti, Pdcs: “Ho poco da aggiungere a quanto ha detto il capogruppo del Pdcs che ha delineato il quadro generale della necessità di questo intervento. Nel momento in cui si mettono in discussione certi principi, forse sul piano istituzionale dovremmo porre più attenzione sulle norme della proprietà privata. Noi siamo certi che il nostro Paese è sicuro, ma in questo momento chi fa grandi investimenti e viene da fuori è rimasto un po’ sconcertato dal referendum. Non stiamo parlando di un terreno di proprietà pubblica, ma di un terreno privato che ha avuto una Variante. In passato questi referendum non sono passati, questo sì. E’ tutto l’assetto normativo relativo ai diritti dei cittadini che andrebbe guardato. Rispetto alla modifica del testo: inizialmente nell’ambito di un confronto serrato tra le forze politiche il provvedimento sembrava condiviso, poi è sembrata una forzatura per far entrare chissà quali altri investimenti esterni, anche se la volontà era di far partire senza dubbi questo investimento del polo della moda. Allora si è deciso di farlo rientrare nell’ambito della convenzione approvata in Consiglio. Abbiamo emendato quel provvedimento con un unico articolo che dice nella sostanza che le norme oggetto della convenzione sono garantite nella stabilità normativa”.

Elena Tonnini, Rete: “Questa procedura d’urgenza è stata votata su un testo inesistente che è stato modificato completamente. La legge originaria modificava la legge sullo sviluppo qui il decreto delegato della Convenzione. Quella che ci ritroviamo in Aula è la legge di un investitore che ha piegato le istituzioni. Si crea un precedente. Questa legge è un’altra contromisura dettata al telefono dai Borletti. La tutela normativa non esiste nel momento in cui basta dettare alla politica condizioni particolari solo per sé e voi oggi state dimostrando che non esiste stabilità normativa. Ci parlate sempre di sviluppo ma qui si vuole spacciare sviluppo un altare su cui dobbiamo sacrificarci, dando libertà di azione a chi è abituato a trattare con i politici. Ma governare non è avere i numeri per decidere quello che si vuole in Aula. L’Aula dovrebbe interrogarsi sulla sovranità di questo Stato, i grandi investitori danno grandi possibilità ma rischiano di svilire la nostra sovranità. Tutti vogliamo gli investitori e lo sviluppo ma qui sono abbattuti elementi determinati per uno sviluppo sano”.

Maria Luisa Berti, Ns: “Ho molta confusione. Non ho votato la procedura d’urgenza. Capisco l’urgenza e la necessità degli investitori di avere delle risposte, ma ritengo che quando si vanno a legiferare disposizioni così particolari ed influenti sul nostro sistema economico, modificate nel giro di pochissimo tempo, il legislatore debba fermarsi un attimo e riflettere. Ho sostenuto e continuo a sostenere l’investimento del polo della moda e penso che di fronte delle Convenzioni quando si è fedeli a vincoli contrattuali nelle convenzioni ci sia già tutto a tutela delle parti. Preoccupa che in questo dibattito si sia iscritto solo Mularoni come segretario di Stato. Sono i rappresentanti di governo che dovrebbero rapportarsi con gli investitori, non noi legislatori. Sono convinta della serietà dell’investimento e ho sostenuto contrarietà al referendum. Non mi piace l’atteggiamento servile nei confronti di chi chiede continuamente integrazioni e modifiche. Non possiamo procedere in questo modo abbiamo una dignità istituzionale da legislatori e come esecutivo e va dimostrata nei fatti con un atteggiamento significativo del ruolo che abbiamo. Qui mi fermo. Ho alcune perplessità sul testo e dirò quali sono al momento dell’esame dell’articolato. Noi come Ns non abbiamo sottoscritto questo emendamento”.

Franco Santi, C10: “Stiamo assistendo all’epilogo di un percorso che non poteva che finire con l’ennesima desiderata dall’investitore e l’ennesima calata di capo di governo e maggioranza che si prestano nuovamente a dare quello che gli investitori chiedono. Mi auguro il Paese riesca ad alzare di nuovo la testa a capire quali siano gli assist su cui puntare, non avverrà sicuramente con queste proposte che sono l’ennesima dimostrazione di un esecutivo giunto al capolinea e che sta producendo danni ulteriori in una situazione complessa e difficile”.

Matteo Zeppa, Rete: “Nel momento in cui il segretario Mularoni ha fatto presente della modifica al suo testo, alle 17.40 ho chiesto alle Eccellenze che tipo di dibattito ci saremmo apprestati a fare. Un testo approvato in procedura d’urgenza è stato stravolto. Si prevedeva la modifica della legge sullo sviluppo. E’ cambiato il soggetto perché si parlava di tanti imprenditori non di Borletti. La certezza per gli imprenditori è una telefonata di Borletti che ci dice che non andava bene cambiare la legge sviluppo, ma doveva essere cambiato il decreto della Convenzione? Parliamo di sviluppo quando si piegano le istituzioni a una telefonata di un imprenditore? Ma cosa state facendo? Vogliamo tutti investitori ma che rispettino le leggi dello Stato. L’unico messaggio è che il governo ha calato le braghe, un governo che è inconsistente”.

Giovanni Francesco Ugolini, Pdcs: “Aiutare storiche imprese del settore edile a sopravvivere sarebbe già un buon motivo per sostenere questo investimento. Tutti in questo parlamento, maggioranza e opposizione, sentiamo il peso della responsailità e delle difficoltà del Paese. Non so quanto questo governo e questa maggioranza potranno ancora restare in carica e quale sarà il giudizio dei cittadini sul loro operato. Ma sono sicuro su una cosa, sul progetto del polo del lusso i cittadini si sono già espressi, perciò questo Pdl va votato”.

Federico Pedini Amati, Lbsm: “Qui c’è un problema. Mi piacerebbe sapere chi ha votato dell’opposizione la procedura d’urgenza, qui si sente solo chi dice che ha votato contro. Questa procedura d’urgenza è passata con una nuova maggioranza, dato che Ns non ha sottoscritto l’emendamento, né votato la procedura. Vorrei che dall’opposizione chi ha votato la procedura lo dicesse e ne prendesse la responsabilità, nella prima versione si aveva una legge omnibus per qualunque investimento sopra i 7 mln di euro. E per fortuna qualcuno l’ha fermata. Ma la seconda versione è stata fatta su richiesta dei Borletti e ci si è piegati ai loro voleri. Ma si può governare il Paese così? Non si possono fare accordi ad hoc con chi si affaccia per fare impresa a San Marino. Non potete continuare con il metodo con cui avete accolto questo imprenditore”.

Andrea Belluzzi, Psd: “Non faccio parte dell’opposizione e ho votato la procedura d’urgenza. A prescindere dal testo, era da votare perché riguarda provvedimenti di sviluppo economico che rappresenta la priorità assoluta. Credo poi che negoziare con un investimento così grande provochi un problema sistemico. Voto comunque l’articolato di maggioranza che di fatto è una ridondanza e conferma la normativa vigente. Avrei preferito una norma che tuteli i grandi investimenti che poasa essere qualcosa in più da presentare in una camera di commercio straniera. E vorrei anche parlare di sostegno alle imprese esistenti più piccole. Forse è il caso di andare a prevedere un profondo intervento sulla legge per lo sviluppo. Voto questo Pdl, ma il lavoro da fare credo sia ancora tanto a sostegno degli investimenti”.

Massimo Cenci, Ns: “E’ stata votata una procedura d’urgenza sapendo che l’intervento sarebbe stato stravolto motivo per cui anche io non ho votato la procedura d’urgenza passata con 39 voti. Le richieste degli imprenditori sono comprensibili dopo aver subito un referendum. Concordo con parte dell’intervento di Mazza, la convenzione ha avuto un iter super garantista, ma una buona legge per gli investimenti dovrebbe impedire che un investimento strategico per il Paese debba essere sottoposto ad un referendum. Oggi cambiamo parte della convenzione perché non c’è fiducia nella controparte, ovvero nel Paese e nei suoi rappresentanti ed è questo che dispiace. Deve invece passare che siamo un Paese serio e che la nostra parola è legge”.

Roberto Ciavatta, Rete: “Accettiamo che l’investitore ricatti e che chieda questa legge ‘altrimenti me ne vado’, ma a lui ancora non chiediamo di investire nemmeno 5 mila euro . Non è per bene una persona che non rispetta un patto e le nostri leggi. La famiglia siriana che ospitiamo non è tenuta a rispettare le leggi sammarinesi? Io credo di sì. Questo progetto non è solo il polo del lusso e non era una legge a tutela della proprietà privata o dell’investimento che richiederebbe che non sia il congresso a trattate con l’investitore. Finché ci saranno convenzioni che hanno peso, non ci saranno leggi a tutela degli investimenti. Il punto è quale idea hanno la classe politica e il congresso su quello che devono fare. Nel momento in cui si discute la modifica di una legge lo trovo molto irrispettoso delle tradizioni del nostro Paese telefonare all’investitore e chiedere se gli va bene, Nicola Renzi. Che paese volete? Se volete un paese all’asta lo dite alla cittadinanza, io invece vorrei paese con leggi uguali per tutti”.

Nicola Renzi, Ap: “Risponderò a Ciavatta nelle repliche. Ora dobbiamo guardare qual è la priorità di questo paese. Tutti ci chiedono quando partono i lavori del polo della moda. E’ chiaro che fin dal principio c’è stato chi ha avversato questo progetto in ogni modo, tanto da raccogliere le firme per un referendum. Sarà un caso che è l’unico che la maggioranza ha vinto? Non possiamo prescindere che quel referendum c’è stato. Subito dopo si è capita la necessità di una legge di protezione degli investimenti. La maggioranza ha cercato una via inclusiva per proteggere tutti gli investimenti. Ieri ci si è confrontati sulla necessità di maggior approfondimento e si è proposto di restringere il campo per proteggere solo questo investimento. Chi ci ascolta ha più a cuore sapere che abbiamo votato una procedura d’urgenza o che abbiamo tutelato un investimento importante per il Paese ?La politica ha il dovere di metterci la faccia sulle convenzioni trattate. Se abbiamo dovuto votare la procedura d’urgenza sono contento di averlo fatto”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»