mercoledì 16 Settembre 2026

Ucraina, Ignacy Józwiak: “In Polonia la luna di miele è finita”

Il sociologo: "Cresce l'insofferenza verso migranti e rifugiati"

VARSAVIA (POLONIA) – “La luna di miele tra la Polonia e i profughi ucraini è finita: dopo la grande solidarietà manifestata tra il 2022 e il 2023, le politiche e le leggi di accoglienza sono state limitate sempre di più“. Lo riporta alla Dire Ignacy Józwiak, sociologo e antropologo del Centro di Ricerca sulle Migrazioni (Cmr) dell’Università di Varsavia e della Fondazione Obmf. Secondo l’esperto, in Polonia si è riaffermato “un certo sentimento anti-ucraino come mai si era visto dal 2022”, con ricadute su quel sistema di accoglienza celebrato come modello di efficienza e fraternità all’indomani dell’aggressione russa all’Ucraina. Dopo il 24 febbraio 2022, si stimò che quasi 9 milioni di ucraini fuggirono da bombe e combattimenti e la Polonia fu tra i principali Paesi per i profughi, che oggi ne ospita un milione sui circa 6 che ancora risiedono all’estero. Da marzo scorso, la legge speciale scattata nel 2022, che prevedeva varie garanzie, è stata abrogata. Józwiak spiega: “Le tutele per i ‘migranti forzati ucraini’ – così vengono chiamati i profughi – ora sono disciplinate dalla legislazione comune prevista per gli stranieri. Ma ci sono molte limitazioni”.

L’assistenza sanitaria ad esempio, salvo casi eccezionali, resta gratuita solo per chi ha un lavoro, requisito necessario anche per ricevere il sussidio di 800 sloti (pari a circa 200 euro) per i minori a carico. I centri di accoglienza governativi, che ammontavano a circa 900 nel picco dell’emergenza, sono stati perlopiù chiusi e oggi ne restano pochi, affidati ad organismi privati. La permanenza in questi alloggi (che già non era più gratuita da marzo 2023, ad eccezione dei gruppi vulnerabili) resta garantita per 12 mesi dall’ingresso nel territorio, ed è stato concesso tempo fino al 30 giugno per chi ha concluso questo periodo e deve trovare un’alternativa. “L’idea più diffusa nei discorsi dei politici e dei media- prosegue l’esperto- è che siano stati spesi troppi soldi pubblici e che gli ucraini debbano rendersi indipendenti. Il tema sta polarizzando l’opinione pubblica, così anche quei politici dichiaratamente pro Ucraina e anti-Russia hanno iniziato a rivedere le proprie posizioni, soprattutto dopo che il tema ha dominato la campagna elettorale delle presidenziali dell’anno scorso”.

Karol Nawrocki del partito della destra nazionalista Diritto e giustizia (Pis), ha vinto anche grazie alla promessa di tagli all’accoglienza degli ucraini. Dal 2022 si stima che il Paese abbia speso oltre 20 miliardi di euro, sebbene abbia ricevuto fondi dall’Europa, mentre gli ucraini – che diventano 2 milioni, considerando i lavoratori arrivati negli anni prima della guerra – contribuiscano al gettito fiscale, al Pil e alla crescita. Inoltre, gli arrivi dall’Ucraina sono decisamente diminuiti: “Chi doveva fuggire dalla guerra ormai lo ha fatto” prosegue il ricercatore dell’Obmf, “e oggi in Polonia si dibatte anche di rimpatri, ma penso si tratti di propaganda per rassicurare l’elettorato. È improbabile che verranno attuati. È anche un modo per rispondere al governo di Kiev che, nonostante il conflitto, ha un’economia attiva e un tremendo bisogno di manodopera, nonché di forze fresche nell’esercito”. Dopo oltre quattro anni però, le prospettive di pace sono lontane e in Polonia non tutti i profughi ucraini hanno ripreso in mano la propria vita, soprattutto a causa della barriera linguistica e lavorativa. Józwiak lo ha appurato intervistando diversi cittadini ucraini nell’ambito del progetto Sip – Percorsi di supporto all’integrazione, organizzato tra Italia e Polonia dal programma Work is progress della Fondazione Soleterre con il coinvolgimento di Fondazione Avsi e Avsi Polska: “Ci ha permesso di vedere che se a Milano l’alloggio è il primo problema per i rifugiati, in termini di disponibilità e costi, in Polonia è il lavoro e l’integrazione in termini di ‘clima’: oltre a lamentare aiuti ‘a tempo’, con programmi di sostegno attivi per periodi limitati, gli ucraini si sentono sempre meno i benvenuti”.

Alla Dire lo conferma anche Marya, nome di fantasia di una donna ucraina che vive qui dal 2022 col marito e tre bambini piccoli: “Non passa giorno che, in tram o per strada, a uno dei miei figli qualcuno non rivolga frasi aggressive, dicendo loro ad esempio di smettere di parlare in ucraino e di imparare il polacco. A scuola, i genitori e qualche insegnante ci fanno arrivare messaggi offensivi. Ad esempio tempo fa, in anonimato alcune famiglie si sono lamentate perché gli studenti ucraini sarebbero ‘meno intelligenti’ dei polacchi”. Nel tentativo di sostenere l’inclusione di questa comunità, il Sip offre corsi di lingua, supporto psicologico, orientamento al lavoro e assistenza ai servizi per creare reti di sostegno soprattutto per le donne in difficoltà, dando loro strumenti per integrarsi, rompendo isolamento e stigma. “Il suo valore- conclude Józwiak di Obmf- sta nell’aver identificato gli ostacoli all’inclusione di queste persone, proponendo un modello e delle raccomandazioni – che divulgheremo ad ottobre – che siano replicabili dalle ong e dalle politiche istituzionali a livello nazionale ed europeo”. Il progetto Sip – Percorsi di Integrazione Socio-economica e Supporto Psicosociale per Rifugiati Ucraini è finanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus (Esf+).

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