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ROMA – Un piccolo, ma importante cambio di passo per l’economia dei Paesi in “area euro” che a inizio anno dà segnali di ripresa. Lo attesta la Bce nel bollettino economico diffuso nella data odierna, giovedì 20 giugno. Infatti, dopo cinque trimestri di stagnazione– che ha caratterizzato praticamente tutto l’anno scorso- nel primo trimestre del 2024 l’economia dell’ eurozona è cresciuta dello 0,3 per cento. Il settore dei servizi è in espansione e quello manifatturiero mostra segnali di stabilizzazione su livelli contenuti.
La ripresa registrata agli inizi del 2024, spiegano da Francoforte, ha superato i livelli attesi dagli esperti della Bce nelle proiezioni dello scorso marzo, grazie all’impulso fornito dall’interscambio netto e dall’aumento della spesa delle famiglie. Quindi import ed export migliorano e anche le famiglie spendono un po’ di più.
Secondo le informazioni più recenti la crescita è destinata a proseguire nel breve periodo, a un ritmo superiore rispetto a quello precedentemente previsto. Il reddito disponibile reale- ovvero le risorse disponibili di famiglie e Nazioni, al netto dell’inflazione- dovrebbe continuare a crescere in presenza di una robusta dinamica salariale, del graduale aumento della fiducia e del miglioramento delle ragioni di scambio, dando luogo a una ripresa trainata dai consumi nel corso del 2024.
L’occupazione è aumentata dello 0,3 per cento nel primo trimestre di quest’anno, con la creazione di circa 500.000 nuovi posti di lavoro, e le indagini segnalano un proseguimento della crescita delle posizioni lavorative nel breve periodo. Ad aprile il tasso di disoccupazione ha mostrato una leggera flessione, collocandosi al 6,4 per cento, pari al livello più basso dall’introduzione dell’euro. Le imprese continuano a pubblicare molte offerte di posti vacanti, benché in numero lievemente inferiore rispetto al passato.
“I rischi per la crescita economica sono bilanciati nel breve periodo, ma restano orientati verso il basso nel medio termine. L’espansione dell’area dell’euro risentirebbe di un indebolimento dell’economia mondiale o dell’acuirsi delle tensioni commerciali tra le maggiori economie. La guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina e il tragico conflitto in Medio Oriente rappresentano significative fonti di rischio geopolitico“. Così la Bce nel bollettino economico.
Ciò, prosegue la Bce, ” potrebbe indurre una perdita di fiducia riguardo al futuro in famiglie e imprese e produrre interruzioni negli scambi internazionali. L’espansione economica potrebbe inoltre risultare inferiore se gli effetti della politica monetaria si rivelassero più forti delle attese. Potrebbe invece risultare superiore se l’inflazione diminuisse più rapidamente del previsto e se l’incremento della fiducia e dei redditi reali comportasse aumenti della spesa maggiori di quanto anticipato, oppure se la crescita dell’economia mondiale fosse più forte delle aspettative. L’inflazione potrebbe collocarsi su livelli più elevati di quanto anticipato se i salari o i profitti aumentassero più delle attese. Rischi al rialzo per l’inflazione provengono altresì dalle accresciute tensioni geopolitiche, che potrebbero determinare un rialzo dei costi di energia e trasporto nel breve periodo, causando interruzioni nel commercio mondiale. Inoltre, i fenomeni meteorologici estremi, e più in generale il dispiegarsi della crisi climatica, potrebbero far salire i prezzi dei beni alimentari”.
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