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Violenza sulle donne, in Sardegna è allarme. Ma le denunce crescono

Il numero di chiamate al numero antiviolenza sull'isola è più che raddoppiato durante il lockdown e nella provincia di Cagliari è superiore alla media nazionale
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CAGLIARI – Le donne sarde, rispetto a quelle italiane, sono maggiormente disposte a denunciare la violenza subita dal proprio compagno o marito, e a considerarla come un reato. Anche nell’isola, tuttavia, durante i periodi di confinamento dovuto alla pandemia, il numero di chiamate al numero antiviolenza sono più che raddoppiate, forse anche grazie alle campagne di sensibilizzazione promosse dal governo nazionale. È quanto emerge dal 28esimo rapporto sull’economia della Sardegna che il Crenos redige ogni anno per analizzare le tendenze economiche recenti e fornire alcune analisi della congiuntura economica, presentato oggi nella Facoltà di Scienze economiche di Cagliari.


Nel dettaglio, in Sardegna il numero di chiamate al 1522 è più che raddoppiato in cinque province su otto, mentre si è ridotto solo nelle province dell’Ogliastra e del Medio-Campidano. Appare in particolar modo preoccupante il dato della provincia di Cagliari, dove il numero di chiamate per 100.000 abitanti risulta superiore rispetto alla media nazionale. In riferimento alla popolazione nazionale, l’Istat riporta come, nonostante il 35,4% delle donne vittime di violenza da parte di un partner o ex partner consideri l’episodio subito un reato, soltanto il 12% abbia sporto denuncia. Le statistiche, tuttavia, evidenziano una diversa valutazione della violenza da parte delle donne in Sardegna, dove il 47,2% ritiene che l’episodio subito costituisca un reato e il 22% ha successivamente denunciato il fatto.

Queste differenze emergono anche rispetto al numero di vittime che si rivolgono a strutture e servizi specializzati (Centri antiviolenza, associazioni per donne, telefono rosa) a seguito di un abuso da parte di un partner: il 7,3% delle donne sarde vittime di violenza contro il 3,7% della media nazionale. Il maggior utilizzo dei servizi antiviolenza non sembra essere correlato alla loro offerta: in termini di servizi disponibili sul territorio, infatti, secondo i dati del 2018, la Sardegna si posiziona appena al di sotto della media nazionale, con 4,8 centri antiviolenza e tre case rifugio per milione di abitanti.


La Sardegna, è ricordato nel report, è stata la prima regione italiana, seguita poco tempo dopo soltanto dal Lazio, a prevedere il cosiddetto Reddito di libertà, un contributo economico finalizzato a sostenere le donne vittime di violenza. La misura, introdotta con la legge regionale 33 del 2 agosto 2018, prevede l’erogazione di un contributo mensile minimo di 780 euro, soggetto a maggiorazioni in caso di presenza di figli minori o di disabilità della donna o dei suoi figli. La percezione del sussidio è vincolata dall’impegno da parte della donna vittima di violenza a partecipare a progetti personalizzati, finalizzati all’acquisizione dell’autonomia e indipendenza personale, sociale ed economica. La Regione Sardegna finora (fine 2019) ha stanziato risorse per 350.000 euro, distribuite in parti uguali tra gli Enti gestori degli ambiti Plus di Olbia, Sassari, Oristano, Cagliari e Nuoro.

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