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Processo Gotha, “infame binomio tra mafia e politica”

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Sono i termini usati dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo nel corso della sua requisitoria nell'udienza del processo che punta a fare chiarezza sui nuovi assetti criminali e le commistioni con la politica in riva allo Stretto
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REGGIO CALABRIA – Parla di “infame binomio tra la mafia e la politica” il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo nel corso della sua requisitoria, nell’aula bunker reggina, in occasione dell’udienza del processo Gotha che punta a fare chiarezza sui nuovi assetti criminali e le commistioni con la politica in riva allo Stretto. Tra gli imputati vi sono ex politici quali Paolo Romeo, Alberto Sarra, Antonio Stefano Caridi, i principali esponenti delle cosche di ndrangheta reggina De Stefano, Condello, Tegano, Libri e molti professionisti ritenuti vicini alla criminalità.

Lombardo cita l’esito di un processo del 1968, svoltosi proprio a Reggio Calabria, durante il quale emerse formalmente questo legame, quando inizia il suo intervento ponendo una domanda: “cosa c’è di nuovo rispetto a quella data? In questo processo – ha specificato – stiamo raccontando di nuovo che, per la prima volta, quell’infame binomio della sentenza del 1968 viene portato all’attenzione del Tribunale di Reggio Calabria non come un fenomeno esclusivamente mafioso, ma come parte integrante di un identico sistema criminale. Questa è la novità di questo processo – ha affermato – che vuole mettere in luce un rapporto inevitabile tra più soggetti per costruire un sistema di potere”.

SARRA FIGURA CHIAVE DI ROMEO

Per il procuratore “una delle figure chiave di questo processo è quella di Alberto Sarra (già assessore regionale in Calabria e sottosegretario regionale, ndr) perché Paolo Romeo sa perfettamente che i De Stefano non possono fare politica diretta, ma la devono fare seguendo le indicazioni che lui, unico soggetto accanto a Giorgio De Stefano, è in grado di dare”. E aggiunge: “Perché il nome dei De Stefano va speso, non banalizzando o creando una serie di situazioni facilmente aggredibili in sede giudiziaria, ma utilizzando degli strumenti evoluti. Ecco quindi – ha specificato – il ruolo della componente ‘riservata’ della ndrangheta”.

Da quanto emerso, spiega “dalla fase istruttoria esce una certezza, ossia che i De Stefano la politica l’hanno fatta. Quindi l’invito di Paolo Romeo rivolto in epoca antecedente alla data al 26 novembre del 2003 è stato accolto. I De Stefano la politica l’hanno fatta anche molto bene, non condizionando la città di Reggio Calabria ma consentendo alla ndrangheta di divenire padrona assoluta di tutte le dinamiche pubbliche, perché il privato era già ampiamente condizionato”. Così il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo impegnato oggi nella requisitoria del processo Gotha. “Questa – ha aggiunto – è la risposta che questo processo ci ha dato in relazione alle grandi famiglie di ndrangheta reggine in relazione alla politica ed ecco l’infame binomio. La ndrangheta, è stato evidenziato, ha bisogno di tutti”.

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