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Melandri (Cies): “Il decreto sui migranti sia esteso a tutti i lavoratori”

ROMA – “E’ da tempo che c’era bisogno di focalizzarsi sui diritti degli invisibili – forse 500/600mila sul nostro territorio – braccianti, ma anche badanti, assistenti domiciliari, come ancora nell’edilizia o nella ristorazione dove tante persone lavorano in uno stato di immersione civica e di sfruttamento“. E’ una presa di posizione netta quella che Elisabetta Melandri, presidentessa dell’ong Cies, prende, intervistata dalla Dire, sulla ‘sanatoria’ dei braccianti agricoli che ha visto l’onlus coinvolta in una “rete, un gruppo di studio che si chiama Grei250, promossa da Ugo Melchionda, funzionario dell’Ocse” di circa “250 esperti di temi legati all’immigrazione”. 

“Mai come ora il diritto alla salute è double face, perchè in uno stato di pandemia- ha sottolineato Melandri- il diritto fruito da una persona garantisce anche la salute degli altri. E’ irragionevole non mettere in chiaro queste persone”. Da qui la necessità di riflettere, “ora che il decreto è nella fase transitoria verso la legge, per vedere come questo strumento possa aiutare molte persone”. Secondo Elisabetta Melandri il decreto andrebbe esteso “a tutte le categorie di lavoratori, un’estensione della sua durata – visto che queste persone dovrebbero trovare un lavoro regolare – per commutare il permesso transitorio in quello definitivo. Stiamo aspettando di vedere il testo definitivo per aiutare gli immigrati ad accedere alla regolarizzazione, senza cadere nelle maglie di mediatori improvvisati che, come si sa, lucrano”.

COVID INSEGNA, MONDO E’ UN CONDOMINIO

Interdipendenza” è la parola chiave che ha sempre guidato le attività del Cies, organizzazione non governativa con una lunga storia. Se, quando è nata “nel 1983 fondata da Elisabetta Melandri e altri collaboratori”, era una parola che legava il Sud al Nord del mondo industrializzato, l’esperienza della pandemia ha mostrato un altro volto dell’interdipendenza: “Che il mondo è un condominio, piccolo e connesso”. Elisabetta Melandri ha ripercorso la storia dell’ong nata “sulla scia dell’esperienza in sostegno alla lotta del popolo sudafricano che lottava contro l’apartheid”, sotto l’icona e il simbolo di Nelson Mandela.

Da un lato l’attività di Cies è quella dei “progetti di cooperazione internazionale, all’inizio focalizzati sull’Africa australe, e poi in altre aree del mondo, come l’America Latina dove- ha ricordato Melandri- abbiamo sostenuto l’emersione dei popoli per l’uscita dai regimi totalitari, in Cile, Argentina, Uruguay” per fare alcuni esempi. Poi c’è tutta una serie di attività rivolte ai cittadini italiani “per l’educazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, indirizzate ai ragazzi nelle scuole”. 

Tra queste spicca un “luogo bellissimo in cui cui l’arte favorisce la coesione sociale. Abbiamo creato dieci anni fa- ha ricordato la presidentessa di Cies- il centro MaTeMù (in via Vittorio Amedeo II, a Roma) per i giovani adolescenti, neomaggiorenni, immigrati, seconde generazioni, minori stranieri non accompagnati, ma anche per tanti italiani che nel pomeriggio, gratuitamente, imparano attraverso la danza, il teatro, la musica o il canto a stare insieme”. Ma non solo, si offre anche “formazione, insegnamento della lingua italiana, sostegno psicologico”. Un dialogo tra le differenze, in cui Cies è stata pioniera dall’avvento dell’immigrazione in Italia e che porta avanti anche con i servizi di “mediazione linguistico-culturale, presso ospedali, scuole, prefetture”.

E’ stata appena lanciata una campagna e una raccolta fondi per l’emergenza Covid-19– ha tenuto a ricordare infine Melandri- per colmare il digital divide che esclude i ragazzi vulnerabili, donando tablet a chi non ne dispone, e per dotare il centro MaTeMù di stock di dispositivi di protezione individuale. Per ogni informazione basta andare sul sito www.cies.it“.

SU SILVIA ROMANO PERFIDO SCIACALLAGGIO

“Sono indignata rispetto allo sciacallaggio perfido e volgare su Silvia Romano, tanto più volgare perchè si tratta di una donna“. Parole durissime quelle di Elisabetta Melandr sul caso della giovane italiana rientrata in Patria, dopo 18 mesi di prigionia nelle mani del gruppo armato Al-Shabaab. 

“E’ un classico che ricorre, in questo caso ancor più virulento, perchè lei ha assunto la simbologia di questo mondo islamico oltranzista e questo ha dato la stura a questo tipo di ignobili commenti. Credo che il favore maggiore fatto ai suoi carcerieri- ha aggiunto Melandri- sia stato quello di accendere i riflettori su questi simboli, ciò che forse i suoi carcerieri si aspettavano. Su Silvia dico solo ‘meno male che è tornata dai suoi genitori e nella sua comunità’, sul resto credo che sia un’ignobile speculazione che si riproduce quando l’ostaggio è una donna. Se ci fosse stato meno accostamento di quei simboli alle Istituzioni, se fosse stato più riservato- ha concluso- l’Isis avrebbe avuto una vittoria inferiore. Ma si vergognino questi uomini razzisti, sessisti, dall’orizzonte culturale ristretto“.

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20 Maggio 2020
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