Scuola, ‘dà scappellotti ed è comunista’: maestra sospesa nel catanese

La mamma del bambino ha accusato la maestra di plagio politico e condizionamento dei bambini
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ROMA – Giusy C., maestra elementare di un istituto comprensivo Salvo Basso di Scordia, in provincia di Catania, è stata sospesa per due giorni dall’insegnamento, con relativo decurtamento dello stipendio. Secondo l’accusa – la mamma di un suo alunno di terza elementare – per aver dato uno schiaffo al figlio e per aver tentato di “plagiare” le giovani menti degli studenti con nozioni di politica. Lei respinge le critiche e, tramite il suo avvocato, dice di essere stata presa di mira per aver letto il ‘Diario di Anna Frank’ in classe.

I fatti li ricostruisce l’avvocato Dario Fina, sentito dall’agenzia Dire: “Per il Giorno della memoria, che cade a fine gennaio, la mia assistita aveva deciso di fare una serie di lezioni leggendo il ‘Diario di Anna Frank’. A febbraio alla dirigente scolastica è arrivata la segnalazione di due genitori che accusavano la maestra di aver dato uno scappellotto al figlio”, reo di disturbare la lezione e di non aver fatto i compiti a casa. Oltre allo schiaffo, risalente all’8 febbraio, l’accusa si è lamentata anche di alcuni comportamenti, come obbligare il bambino a mangiare la merenda in piedi o a digiunare. “Questi presunti maltrattamenti non sono stati confermati né dalla compagna di banco dell’alunno che avrebbe subito uno scappellotto né dalle altre maestre che erano presenti in classe”, spiega Fina.

Ma c’è altro: la mamma del bambino ha accusato la maestra di plagio politico e condizionamento dei bambini: “L’insegnante- si legge nel verbale di accusa- plagia i bambini, trattando tematiche politiche all’interno della classe accostando i bambini a nozioni comuniste”.

Nella sua memoria difensiva, Cristaudo scrive: “Al riguardo, l’accusa è del tutto infondata, poiché fa riferimento ad una discussione già affrontata con la dirigente scolastica che riguarda il consiglio di leggere il diario di Anna Frank, quale testo adatto a rievocare le condizioni di vita del periodo dell’olocausto nazista, affinchè non si ripetano i medesimi eventi. La scrivente ritiene che la scuola, in quanto agenzia educativa, ha proprio il dovere di sottolineare i comportamenti necessari ed utili ad evitare tutto ciò, senza che tale attività possa qualificarsi come propaganda politica”.

Dopo un’indagine condotta dalla dirigente scolastica e una memoria difensiva presentata dalla maestra, dice ancora Fina, “si è arrivati” ad aprile “al provvedimento di sospensione di due giorni”. Cosa ha portato a questa decisione? Quanto ha pesato il ‘reato politico’ della maestra? Quasi per nulla, come si capisce leggendo il provvedimento redatto dalla dirigente scolastica.

Lo spiega il punto 10 del provvedimento di sospensione, introdotto con un “per quanto riguarderebbe l’accusa di plagio politico”. Ecco il testo: “Diversa cosa è la scelta del momento della formazione scolastica in cui rendere partecipi gli alunni sugli avvenimenti più funesti e luttuosi e sulle relative terribili modalità; è noto che in menti ancora non totalmente cresciute il pericolo della emulazione è maggiore”; alla maestra “è rimesso il giudizio se la generalità dei bambini di terza elementare abbia già la conoscenza e la consapevolezza necessaria e sufficiente, o se sia più opportuno affrontare certi argomenti con alunni un po’ più cresciuti. Pare evidente che la” maestra “reputi i bambini di terza elementare già dotati dalla conoscenza e consapevolezza necessaria”. La maestra ha prsentato un ricorso al tribunale del lavoro.

Quindi, quella sospensione di due giorni sembrerebbe dovuta allo ‘scappellotto’, accusa comunque rigettata dalla maestra: “Mai si è verificato un episodio di violenza”.

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20 Maggio 2019
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