ROMA – Si discuterà domani, 21 aprile, il ricorso presentato dalla famiglia ‘nel bosco’ contro la decisione del Tribunale dei minorenni dell’Aquila di allontanare i tre bambini – una bimba di 9 anni e due gemelli di 7 – dalla famiglia e dal casolare spartano (senza riscaldamento e senza elettricità) in cui vivevano nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti. Sono passati più di cinque mesi da quando i tre bambini sono stati spostati, dopo l’ordinanza del Tribunale, in una casa famiglia a Vasto dove stanno svolgendo un percorso di osservazione e valutazione sotto gli occhi delle assistenti sociali e con il coordinamento di una tutrice che è stata nominata dal Tribunale dei minori. La madre dei bambini, Catherine Birmingham, ha vissuto anche lei nella struttura di Vasto fino a quando, un mese fa, è stata allontanata per decisione dei giudici perchè giudicata ostativa e sempre polemica verso il personale della casa famiglia. I bambini continuano a incontrare giornalmente il padre, Nathan Trevallion, che invece sembra essere per loro una presenza tranquillizzante, neutrale e collaborativa. Domani il ricorso presentato dalla famiglia verrà discusso in Corte d’Appello de L’Aquila. I genitori, che tramite i loro legali hanno chiesto la revoca dell’ordinanza di allontanamento, sono speranzosi di poter riportare i bambini a casa.
CAMBIO AL VERTICE DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI DE L’AQUILA
Nel frattempo, ci sono due novità degne di nota: al Tribunale dei minorenni dell’Aquila, che si è mosso per sospendere la patria potestà ai due genitori e allontanare i bambini, è cambiato il presidente: Cecilia Angrisano, la giudice che ha firmato il provvedimento sulla famiglia nel bosco (e ha ricevuto per questo molte minacce in rete) è stata nominata alla guida del Tribunale per i minorenni di Perugia (si tratta di un avanzamento di carriera) e all’Aquila arriverà invece Nicoletta Orlandi.
Quanto alla famiglia, invece, in questi giorni il padre starebbe predisponendo il trasloco nella casa che il Comune di Palmoli ha messo loro a disposizione gratuitamente: un appartamento dotato delle normali ‘comodità’ di una casa, come l’acqua corrente, il bagno e il riscaldamento, in cui la famiglia potrà vivere per un massimo di due anni in attesa di ristrutturare il casolare nei boschi secondo i requisiti richiesti dai giudici per il benessere dei bambini. La decisione di spostarsi in una casa ‘normale’ e di mandare i bimbi a scuola (è quanto avrebbe comunicato di recente il padre alla struttura di Vasto) potrebbe far diventare concreta la possibilità di un lieto fine.
IL LIBRO E I LFILM
Catherine Birmingham, che insieme al marito nelle scorse settimane è stata ricevuta dal presidente del Senato Ignazio La Russa, sta lavorando a un libro in cui racconterà la loro storia, intitolato “La nostra vita libera“: dovrebbe uscire in libreria a giugno. Ma non è tutto. Netflix si sarebbe interessata, di recente, alla vicenda e avrebbe fatto pressing per poter realizzare un film sulla vicenda che nei mesi scorsi ha saputo catalizzare l’attenzione di mezza Italia accendendo gli animi e facendo scaturire un dibattito acceso sulle scelte educative e sui limiti di intervento nell’ambito della sfera familiare. Stando a quanto ha scritto ‘Open’ in questi giorni, di fronte alle richieste di Netflix sarebbero già arrivati gli ok sia della di Nathan e Catherine, sia della struttura di Vasto in cui i bambini vivono dalla metà di novembre. Le trattative sarebbero già ad uno stadio avanzato. La cosa non è certo nuova: ultimamente abbiamo spesso assistito alla trasformazione di fatti di cronaca in film o serie tv.
“ABBIAMO SCELTO L’ITALIA PER VIVERE IN PACE”
Dopo il colloquio con La Russa, Catherine Birmingham ha parlato in lacrime davanti alle telecamere dicendo: “Abbiamo scelto l’Italia perchè aveva i nostri valori con cui crescere i nostri figli e cioè l’amore, la pace, lo stare insieme e il vivere e mangiare in modo naturale. Abbiamo vissuto in pace e in armonia nel rispetto delle leggi dello stato e della Costituzione italiana e non abbiano mai fatto del male ai nostri bambini”. E poi ancora: “Siamo una madre e un padre che adorano i loro bambini, essere attaccati nel modo in cui lo siamo stati va oltre la nostra capacità di accettazione e comprensione. Vogliamo tornare ad essere di nuovo una famiglia“.




Aggiungi Dire.it alle tue fonti preferite su Google

