Liberisti italiani: “Leva fiscale per la ripartenza dell’economia e del settore immobiliare”

"Per molti sarà meglio chiudere e riaprire in uno stato meno ostile all'impresa e con tasse tollerabili", si legge nella nota del movimento guidato da Andrea Bernaudo
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ROMA – “Nonostante il durissimo lockdown imposto al 90% delle attivita’ economiche, come unica soluzione per contenere l’epidemia, il governo ha lasciato finora inalterate le pretese fiscali e contributive piu’ alte del mondo sul sistema produttivo”. Lo si legge sulla fanpage facebook di Liberisti Italiani

“Molti imprenditori e professionisti lasceranno chiuse le serrande e chi puo’ delocalizzera’ o andra’ a lavorare fuori dall’Italia. La motivazione e’ semplice: a conti fatti non conviene indebitarsi, come preteso dal governo, esclusivamente per pagare le pendenze fiscali passate, presenti e future. Per molti meglio chiudere e riaprire in uno stato meno ostile all’impresa e con tasse tollerabili– continua la nota del movimento guidato da Andrea Bernaudo– Tra maggio e giugno esplodera’ la bomba fiscale che rischia di far saltare il tessuto produttivo italiano. Sul prossimo decreto il governo questa bomba la deve disinnescare. Servono 2 provvedimenti urgenti: 1) Una rottamazione quater con forte riduzione di tutte le pendenze fiscali degli ultimi 5 anni di imposta; 2) La riduzione del 50% di tasse e contributi per le dichiarazioni dei redditi relativi all’anno 2019, con scadenza a luglio. Anziche’ solo debiti per le aziende, il governo utilizzi la leva fiscale. Per ripartire occorre fiducia e speranza per le imprese italiane e dobbiamo attirare nuovi investimenti di imprenditori stranieri”. 

“Un governo illuminato- continua ancora la nota- dovrebbe cogliere l’occasione e procedere finalmente ad una riforma di semplificazione e riduzione della pressione fiscale e contributiva, attesa da trent’anni. Una riduzione lineare senza tetti e bizantinismi per tutte le attivita’ produttive, societa’ e partite iva. L’ammontare complessivo delle pretese fiscali e contributive italiane deve scendere almeno al di sotto della media Ocse. Le aziende avranno un motivo per restare in Italia e quelle straniere torneranno ad investire nel nostro territorio”.

“Va poi rilanciato- spiegano i Liberisti italiani- il mercato immobiliare, uno dei principali volani della nostra economia che e’ stato invece distrutto. Il governo non puo’ accollare integralmente ai proprietari di immobili l’onere di fronteggiare l’emergenza del coronavirus. Deve intervenire nell’immediato per garantire la rinegoziazione bonaria del canone tra le parti per l’anno in corso. Lo puo’ fare con l’estensione del regime fiscale della cedolare secca al 20% per tutte le locazioni non abitative che verranno rinegoziate, la detassazione totale dei canoni non percepiti e la semplice comunicazione a mezzo Pec all’Agenzia delle Entrate del nuovo accordo. Per fronteggiare l’emergenza e a favore delle piccole imprese, degli autonomi e dei professionisti, conduttori degli immobili, occorre prorogare il cosiddetto ‘bonus affitti’ sino alla fine del 2021 ed estenderlo a tutte le locazioni non abitative”. 

“Per il futuro, cosi’ come l’Imu sulle seconde case, cioe’ la patrimoniale sulla proprieta’ immobiliare, e’ diventata da provvedimento emergenziale la regola, il governo ora estenda, come misura strutturale la cedolare secca del 20% sugli affitti per tutto il comparto – non solo su quello ad uso abitativo – favorendo il rilancio del settore, la riduzione dei canoni ed un alleggerimento dei costi delle attivita’ commerciali. Il governo ed i suoi ‘esperti’ devono comprendere che non si puo’ continuare a tassare al 65% le attivita’ produttive. Le coperture per queste risorse nell’immediato puo’ trovarle agevolmente riducendo le spese non necessarie e improduttive e gli enormi sprechi dello stato e del parastato per favorire finalmente l’economia vera e non il clientelismo parassitario che ci ha portato a fondo, gia’ prima del coronavirus. A regime- conclude la nota- il gettito fiscale ne avra’ ampi benefici, che arriveranno stavolta dall’entusiamo degli imprenditori e dall’aumento del Pil e non dallo stato di polizia tributaria di cui dobbiamo finalmente liberarci”. 

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20 Aprile 2020
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