Obiettivo centri estivi per bambini in Emilia-Romagna. E Schlein avverte: “No a fase 2 con mamme a casa”

La Regione Emilia-Romagna è al lavoro per capire "come avviare una graduale ripresa della socialità dei bambini e della possibilità di passare del tempo all'aria aperta"
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BOLOGNA – Si guarda in tutta l’Emilia-Romagna ai centri estivi come possibile prima tappa della socializzazione per i bambini. Alla ricerca di “soluzioni creative” per tornare verso la normalità già durante l’estate.

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“Sappiamo quali conseguenze può avere la sospensione prolungata dei servizi educativi per i bambini” e “condividiamo le preoccupazioni sul futuro dei servizi educativi”, dice durante il filo diretto con la giunta la vicepresidente della Regione Elly Schlein.

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“Siamo già al lavoro- informa Schlein, titolare del Welfare nella giunta Bonaccini- ad esempio temi dei centri estivi per capire a che punto sono i Comuni maggiori sui bandi. Servirà molto creatività e molta responsabilità nel capire come avviare una graduale ripresa della socialità dei bambini e della possibilità di passare del tempo all’aria aperta. Un tema che ci sta particolarmente a cuore”. Invece, sottolinea Schlein, “ogni decisione sulla riapertura delle scuole spetta al Governo ma siamo in una interlocuzione costante”.

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SCHLEIN: NO A DONNE A CASA NELLA FASE 2 SENZA SCUOLE

Con la ripartenza delle imprese (e non delle scuole) il rischio è che a stare a casa siano le donne. A fare presente il problema è la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Elly Schlein. “Non deve passare l’idea che un genitore debba restare a casa a curare i figli mentre l’altro va a lavorare, soprattutto perché tendenzialmente sarebbe la donna e questi non ce lo possiamo assolutamente permettere”, scandisce Schlein durante il filo diretto con la giunta di oggi. E’ “una questione su cui sono particolarmente preoccupata”, sottolinea l’assessore al Welfare di Stefano Bonaccini.

“Non deve passare- dice- l’idea che con la graduale ripresa delle attività lavorative, quando ci saranno le condizioni per farlo, la questione dei bambini si traduca in passi indietro sulla conciliazione dei tempi di vita”.

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